“Che Dio ci aiuti 6”, Elena Sofia Ricci sempre più trascinante. Racconto coinvolgente e speranzoso

martedì 19 Gennaio 2021
Un articolo di: Sergio Perugini

Don Camillo più che mai. Tutte le volte ci siamo occupati della serie Rai-Lux Vide “Che Dio ci aiuti” (in onda dal 2011) abbiamo tracciato i (non pochi) punti di contatto tra il personaggio di suor Angela con quello di don Camillo, uscito dalla penna di Giovannino Guareschi e reso memorabile al cinema da Fernandel. Suor Angela, nel suo agire, segue il tracciato del prete di strada, anzi di campagna, di Brescello: è sempre in prima linea per emergenze e ingiustizie, si abbandona a dialoghi-monologhi (spassosi o commoventi) con il crocifisso, e pur di far del bene non esita a compiere qualche scorrettezza; è appassionata della vita, non è perfetta, al contrario, ma si dedica al prossimo con premura. Questo tratto rende il personaggio di suor Angela così riuscito, profondamente umano e attuale, che Elena Sofia Ricci cesella mettendo in campo grande ironia e densità emotiva. Da inizio gennaio siamo alle prese con la sesta stagione (Rai Uno, 20 episodi) e il pubblico ha risposto subito in maniera numerosa, con ascolti sopra il 20% di share.

Le sfide di Suor Angela. Si rimescolano le carte narrative per “Che Dio ci aiuti 6”. Anzitutto il convento degli Angeli si sposta ad Assisi. Alla guida ci sono sempre suor Angela e suor Costanza (Valeria Fabrizi); con loro hanno traslocato Azzurra (Francesca Chillemi), pronta a prendere il velo, l’avvocato Nico (Gianmarco Saurino) e la futura sposa Ginevra (Simonetta Columbu). Torna in pianta stabile, dopo cocenti delusioni, la dottoressa Monica (Diana Del Bufalo), mentre tra i nuovi arrivi troviamo i ventenni Erasmo (Erasmo Genzini), in cerca di sua madre, e Carolina (Isabella Mottinelli), in fuga da un dolore…

Pros&Cons. Vale sempre la pena vedere “Che Dio ci aiuti”, perché è una serie sì problematica per i temi in campo ma dallo sguardo comunque fiducioso. Il binario è lo stesso di “Don Matteo”, ossia raccontare la realtà con le sue sfumature, dispersioni comprese, virando lo sguardo verso un orizzonte di speranza. In “Che Dio ci aiuti” al centro del racconto ci sono per lo più storie di giovani donne e uomini, tra i venti e i trent’anni, in cerca di un posto nella vita e per lo più chiamati a riconciliarsi con un passato irrisolto. Suor Angela e suor Costanza sono come una casa accogliente, un porto sicuro, per ciascuno di loro; uno spazio del cuore dove trovare conforto, ascolto e voglia di ripartire, di tornare a “sporcarsi con la vita”. In suor Angela c’è una religiosità pulsante, accogliente, non una carità pelosa, di circostanza; è accanto agli ultimi, espressione bella di una Chiesa in uscita. Al di là di questi indubbi punti di valore, che danno forza e carattere alla serie tv, occorre registrare però in alcuni passaggi delle debolezze narrative, dei raccordi un po’ discontinui o frettolosi che non lasciano decollare pienamente il racconto. Detto questo, “Che Dio ci aiuti” è un prodotto che fa bene, che ristora, soprattutto in tempi così incerti e difficili.

Articolo disponibile anche sul portale dell’Agenzia SIR


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