Dentro la Tv: “Lolita Lobosco”, Luisa Ranieri è un vicequestore in una Puglia mozzafiato con richiami a “Imma Tataranni”

martedì 23 Febbraio 2021
Un articolo di: Sergio Perugini

Lolita&Imma. Non sono pochi i punti di contatto tra le serie Rai “Le indagini di Lolita Lobosco” e “Imma Tataranni. Sostituto Procuratore”. Due donne di carattere, in prima linea per la giustizia, che si muovono in un Sud d’Italia luminoso e affascinante. La pista narrativa è quello del giallo poliziesco, cui si aggiungono riusciti raccordi di dramma familiare a colpi di ironia scoppiettante dipesa in primis dalle protagoniste, rispettivamente Luisa Ranieri e Vanessa Scalera, come pure da un cast di comprimari affiatati. In “Lolita Lobosco” ci sono Lunetta Savino, Ninni Bruschetta, Bianca Nappi e Filippo Scicchitano, in “Imma Tataranni” Massimiliano Gallo, Carlo Buccirosso, Dora Romano e Alessio Lapice. Ad accomunare le due serie, poi, due penne del Sud, Gabriella Genisi (Bari) e Mariolina Venezia (Matera), scrittrici che hanno ambientato i loro gialli in salsa dramedy nel cuore di un tessuto sociale e culturale che conoscono alla perfezione, per vissuto e radicamento identitario. Un tratto che le mette sul sentiero del maestro del poliziesco mediterraneo per eccellenza, Andrea Camilleri, che con il suo “Commissario Montalbano” ha incantato mezzo mondo.

Bari nel cuore. Lolita Lobosco è un vicequestore che decide di tornare a lavorare al Sud, nella sua Bari. Con non poca fatica e molto carattere si inserisce nel nuovo commissariato facendosi rispettare e amare dai suoi colleghi. I suoi modi sono asciutti, ma anche ironici. A Bari ritrova anche la madre, Nunzia, come pure amicizie e amori di un tempo…

Pros&Cons. Ha fatto il botto “Lolita Lobosco” su Rai Uno. Nella messa in onda della prima puntata ha registrato oltre 7milioni di spettatori, quasi il 32% di share. Un risultato sopra la media delle serie italiane attuali. Vediamo di capirne meglio la formula del successo. Come indicato, la narrazione è forte di un fenomeno letterario che ha trainato senza dubbio pubblico; ma questo non basta. Alla regia, poi, c’è un collaudato autore cinematografico, Luca Miniero, di cui si ricordano “Benvenuti al Sud” (2010) e “Benvenuti al Nord” (2012). La forza della serie, in particolare, poggia molto sull’interpretazione della Ranieri, che sagoma con convinzione il vicequestore Lobosco mettendo in campo diverse sfumature tra dramma, poliziesco e commedia brillante. In fase promozionale si è puntato molto nel rimarcare il ruolo di una donna delle forze dell’ordine capace e solida nel suo lavoro, ma comunque assolutamente femminile e libera. E a ben vedere la serie segue di certo questa traiettoria, punzecchiando un po’ la realtà italiana contemporanea là dove non sempre è così. Infine, altro fatto che ha contribuito al successo è quel grado di intelligente leggerezza che ammanta la serie, che la rende godibile, perché il pubblico avverte più che mai il bisogno di evasione in tempi di pandemia; un elemento che purtroppo ha depotenziato il percorso del “Commissario Ricciardi”, più marcatamente malinconico, virato sui toni della tristezza.

Articolo disponibile anche sul portale dell’Agenzia SIR

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