Dentro la Tv: Su Sky e Now “Speravo de morì prima” miniserie dalla comicità sarcastica sull’addio al calcio di Francesco Totti

martedì 6 Aprile 2021
Un articolo di: Sergio Perugini

Un addio crossmediale. Non solo un libro autobiografico, “Un capitano” scritto con il giornalista Paolo Condò. Non solo un documentario presentato alla 15a Festa del Cinema di Roma, “Mi chiamo Francesco Totti” (2020) di Alex Infascelli. Ora a raccontare l’addio al pallone di Francesco Totti, il 28 maggio 2017 e tributato con grandi onori e commozione, c’è anche una miniserie Tv in sei episodi su Sky Atlantic e su Now. È “Speravo de morì prima” diretta da Luca Ribuoli e scritta da Stefano Bises e Michele Astori, una produzione targata Sky, Wildside e Fremantle, già capofila nella realizzazione del recente documentario. Nel cast Pietro Castellitto, Greta Scarano, Monica Guerritore, Giorgio Colangeli e Gianmarco Tognazzi. Un’operazione celebrativa che piace e conquista, anche se non pochi hanno manifestato qualche reticenza: alcuni puristi del “Pupone”, i tifosi più granitici, o protagonisti del pallone che non si ritrovano del tutto nei ritratti (ultra)pop.

“Core de Roma”. Totti è Totti. Pochi campioni hanno infiammato il cuore di una città, di un territorio, come ha saputo fare Francesco Totti con la Capitale. In ballo c’è un indubbio talento calcistico, una carriera venticinquennale nella AS Roma, segnata dalla vittoria dello scudetto (2001), senza dimenticare poi il trionfo ai Mondiali di calcio nel 2006. Motivo di questo acceso sostegno è soprattutto una carriera nel segno della fedeltà: verso una squadra, una tifoseria, una città, mai abbandonate. Una coerenza umana-sportiva che è stata saluta sempre con grande rispetto dal mondo dello sport tutto, al di là della partigianeria calcistica.

Pros&Cons. Sulle prime può anche far storcere il naso l’idea di una narrazione così prolungata e crossmediale dell’addio al calcio di Francesco Totti, per la decisa sovraesposizione raggiunta. Un’operazione che sembra valicare l’obiettivo della celebrazione di un campione, spingendosi verso i (pericolosi) lidi della mitizzazione. Fortunatamente la miniserie “Speravo de morì prima” prende un’altra piega rispetto al bel documentario di Infascelli. Cosa cambia? Senza dubbio lo stile narrativo: la cifra è quella della commedia, dove viene messa a fuoco la figura di Totti in chiave profondamente umana, un campione con le sue fragilità; fragilità rese però con ricorrente ironia e lampi di pepato sarcasmo. “Speravo de morì prima” ha infatti un andamento godibile, non poco frizzante, che coinvolge per il tono decisamente semiserio. Autori e regista hanno messo in campo un’operazione indovinata, che ha saputo trovare una sua identità ben precisa che si snoda sul binario dell’“irriverenza”. Infine, a funzionare è il cast tutto, a cominciare da Pietro Castellitto che è entrato nella parte con bravura e mimetismo, centrando bene la figura di Totti sia nella voce che nell’aspetto; vero è che a volte però l’interpretazione rischia di scappare di mano verso la mera imitazione (macchietta). Nel complesso il bilancio sulla serie resta positivo. Suonala ancora Francè!

Articolo disponibile anche sul portale Agenzia SIR

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