Ennio Fantastichini: Giraldi (Cnvf), “attore di valore e spessore tra cinema, tv e teatro”

lunedì 3 dicembre 2018
Un articolo di: Sir-Cnvf

“Ennio Fantastichini è stato un interprete di peso nel cinema italiano degli ultimi trent’anni, abitando con passo sicuro anche la fiction televisiva e il palcoscenico teatrale, suo primo amore”. Così Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei (Cnvf), ricorda l’attore scomparso sabato scorso, all’età di 63 anni, dopo una grave malattia. Fantastichini, originario di Gallese, in provincia di Viterbo, era nato il 20 febbraio 1955.
“Tra i primi ruoli importanti al cinema – ricorda Giraldi – bisogna senza dubbio richiamare i lavori con Giuseppe Bertolucci, ‘I cammelli’ nel 1988, e soprattutto con Gianni Amelio, con cui ha girato ‘I ragazzi di via Panisperna’ nel 1988 e poi ‘Porte aperte’ del 1990, che lo fa conoscere al grande pubblico”.
“L’incontro con Paolo Virzì nel 1996 – afferma il presidente Cnvf – sul set di ‘Ferie d’agosto’ è probabilmente quello che contribuisce ad affermare la presenza di Fantastichini nel panorama nazionale. Successivamente l’attore alterna commedie brillanti, mélo e anche istantanee drammatiche del nostro Paese (come nei film tv ‘Paolo Borsellino’ e ‘Sacco e Vanzetti’), ricoprendo ruoli ogni volta differenti ma comunque sempre centrati e ben calibrati”. Tra le collaborazioni di maggior successo sono da segnalare quelle con Ferzan Özpetek per “Saturno contro” (2007) e “Mine vaganti” (2010) – quest’ultimo gli permette di ottenere il David di Donatello come miglior attore non protagonista –, con Marco Risi per “Fortapàsc” (2009), con Francesco Maselli per “Le ombre rosse” (2009). Ha accompagnato poi l’esordio alla regia di Laura Morante con il suo film “Ciliegine” (2012) e quello di Claudio Amendola in “La mossa del pinguino” (2013). Tra le ultime interpretazioni è da ricordare quella per “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu nel 2016.
Concludendo, Giraldi aggiunge: “Affrontando ruoli così diversi, Fantastichini ha mantenuto una linea professionale di sicura garanzia per lo spettatore. Pur non diventando mai un interprete di primissima fascia, la sua presenza offriva qualità e sostanza nelle opere interpretate. Era un punto di riferimento per il pubblico. Anche per questo lascia in tutti noi un ricordo di grande serietà professionale nonché di passione per il proprio lavoro”.

Articolo originale pubblicato su Agenzia SIR

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