BIG EYES

Valutazione
Consigliabile, problematico * *
Tematica
Donna, Famiglia - genitori figli, Giustizia
Genere
Drammatico
Regia
Tim Burton
Durata
101'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Big Eyes
Distribuzione
Lucky Red
Musiche
Danny Elfman
Montaggio
JC Bond

Orig,.: Stati Uniti (2014) - Sogg. e scenegg.: Scott Alexander, Larry Karaszewski - Fotogr.(Panoramica/a colori): Bruno Delbonnell - Mus.: Danny Elfman - Montagg.: JC Bond - Dur.: 101' - Produz.: Lynette Howell, Scott Alexander, Larry Karaszewski, Tim Burton per The Weinstein Company.

Interpreti e ruoli

Amy Adams (Margareth Keane), Christoph Waltz (Walter Keane), Danny Huston (Dick Nolan), Krysten Ritter (Dee Ann), Jason Schwartzman (Ruben), Terence Stamp (John Canaday), Jon Polito (Enrico Banducci)

Soggetto

In California, intorno alla metà degli anni Cinquanta, Walter Keane avvicina la giovane Margareth. Entrambi sono pittori alla ricerca di affermazione. Lei dipinge enigmatici ritratti di bambini dai grandi occhi. Walter la corteggia e in breve i due si sposano. In frequenti occasioni di incontri, quasi senza volerlo e in modo imprevedibile, si verifica che Walter fa credere di essere l'autore dei dipinti della moglie. Più l'originalità di quei soggetti ha successo, più Walter diventa famoso. Fino al punto che lui resta ad occuparsi del lato commerciale del lavoro (manifesti, poster, cartoline...) e lei dipinge nascosta in una stanza. Il doppio gioco dell'uomo dura fino a quando la menzogna è impossibile da sopportare. Allora Margareth si rivolge ad un tribunale. Messi di fronte in aula e richiesti di preparare un dipinto, Walter accusa un finto malore. E viene condannato per plagio e truffa. Margareth ora è libera di esprimere il proprio talento.

Valutazione Pastorale

Fatti e personaggi sono autentici. Walter Keane è morto nel 2000, alcuni anni prima che prendesse corpo l'idea di realizzare qualcosa ispirata a quegli eventi. Margareth invece ha oggi 86 anni, vive alla periferia di San Francisco e, quando il progetto di sceneggiatura è diventato più concreto, ha accettato di incontrare Alexander e Karaszewski, autori dello script, cedendo i diritti sulla prorpia vita e sulle opere. I due avrebbero anche voluto dirigere il film, che poi è passato a Tim Burton, da sempre grande estimatore dei quadri di Margareth. Burton é del resto un apprezzato artista visuale, con una mostra a lui dedicata dal Moma poi diventata itinerante. La vicenda di Walter e Margareth é emblematica delle relazioni sempre più strette che, a partire dagli anni '60, si sono intrecciate tra pittura, video, cinema, merchandising. Sono gli anni in cui l'arte entra nella fase della postmodernità, nascono i duplicati, e il falso diventa tecnologico. Il racconto dice che Margareth, donna di un periodo pre rivoluzione sessuale, sentiva di non doversi ribellare e ammetteva che in fin dei conti senza le menzogne di Walter nessuno avrebbe scoperto la sua arte. Su questi temi di non poco interesse, Burton si muove agilmente per quasi tutto il copione. Solo l'ultima mezz'ora, nella parte all'interno del tribunale, accusa qualche pausa e caduta di tensione. Ma nell'insieme il film, poggiato su una ottima ricostruzione storica e su uno sviluppo cromatico che è già un dipinto, è da valutare, dal punto di vista pastorale, consigliabile e certamente problematico.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come prodotto di notevole qualità visiva ed espressiva.

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