CAMERIERI *

Valutazione
Discutibile, Scabrosità
Tematica
Genere
Grottesco
Regia
Leone Pompucci
Durata
101'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
CAMERIERI
Distribuzione
Cecchi Gori Group
Soggetto e Sceneggiatura
Filippo Pichi, Leone Pompucci, Paolo Rossi
Musiche
Paolo Rossi, Carlo Di Blasi
Montaggio
Mauro Bonanni

Sogg. e Scenegg.: Filippo Pichi, Leone Pompucci, Paolo Rossi - Fotogr.: (panoramica/a colori) Massimo Pau - Mus.: Paolo Rossi, Carlo Di Blasi - Montagg.: Mauro Bonanni - Dur.: 101' - Produz.: Cecchi Gori Group Tiger Cinematografica, Sorpasso Film

Interpreti e ruoli

Paolo Villaggio (Loris Bianchi), Diego Abatantuono (Mario Tangaro), Marco Messeri (Agostino Rondine), Antonio Catania (Germano), Enrico Salimbeni (Riccardo), Antonello Fassari (Azzaro junior), Carlo Croccolo . (Azzaro senior), Regina Bianchi, Ciccio Ingrassia, Dany Tesoro, Ludovica Modugno

Soggetto

l'anziano proprietario Loppi sta per vendere il fatiscente ristorante Eden una rotonda sul mare ad Azzaro junior, mobiliere rampante e gaglioffo che fa coincidere il giorno dell'acquisto con le nozze d'oro del degno padre, che ha la “delicatezza” di invitare alla cerimonia anche l'amante, con grande frustrazione della moglie. Azzaro jr. lascia al personale in servizio la possibilità, se il banchetto sarà impeccabile, di mantenere il posto. Tutti i camerieri decidono di impegnarsi a fondo: il maitre Loris Bianchi, che rivanga un passato tanto favoloso quanto improbabile su navi di lusso ed hotel esclusivi con incontri celebri, e fa da "insegnante" all'ingenuo nipote Riccardo; l'ex gigolò e calciatore Mario Tangaro, separato con un figlio, con un'amichetta di colore che fa la vita e con la passione per le corse dei levrieri; Agostino Rondine, ex campione di fisarmonica frustrato; il cuoco Germano, tanto bacchettone quanto permaloso, che schiavizza il suo aiuto filippino Felipe. Adirato con l'arrogante Bianchi, Germano sciopera, costringendo questi ad improvvisare il cibo ai fornelli con risultati disastrosi. Agostino, oltre ad esibirsi alla fisarmonica, scoperto che Tangaro gli ha rubato le mance per pagare le scommesse sui cani, lo insegue col coltello in sala. Nel putiferio che segue, Tangaro malmena Bianchi, che scompare, tanto che Riccardo arriva a sospettare il suicidio dello zio. L'unica speranza, in tanto squallore, accentuato dal crescente e giustificato timore di perdere il posto, è per i camerieri la speranza di vincere al totocalcio: ma il punteggio ondeggia come il loro umore. Tangaro, perseguitato dal grasso e stolido figlioletto in maschera mentre la ex moglie si sollazza in automobile con l'amico, finisce per giocarsi il posto dell'intera équipe a braccio di ferro con Azzaro junior. Ma una provvidenziale vincita al totocalcio consente ai camerieri di divenire padroni del locale.

Valutazione Pastorale

film al "vetriolo", questo di Leone Pompucci, che disegna con tratti a volte un po' caricati, un panorama che per fortuna contrasta con gli scenari o fatui o demenziali di certe commedie. Un tentativo impegnato di far satira e far riflettere, con una galleria di personaggi sui quali domina la convincente prova di Paolo Villaggio; un po' in ombra gli altri, forse soffocati dallo scenario volutamente claustrofobico, che invece di essere sublimato ed alleggerito dalle impennate umoristiche o grottesche, scade talvolta nel macchiettistico. È evidente che si tratta di un film denuncia che vuole, e riesce indubbiamente, a stigmatizzare ed a mettere in berlina, usando più il sogghigno che l'ironia, le magagne di un paese di lacché e camerieri attanagliati dal timore di perdere il loro misero posto; il disagio della "sposa", costretta a subire anche durante l'anniversario delle nozze d'oro le finzioni e le infedeltà dello spocchioso consorte; il candore di chi si affaccia al mondo del lavoro in balia di impressioni negative che lo sconcertano; lo spaccato di una vita di una fascia sociale "ruspante" più incline alla beffa ed al sogghigno che all'umanità ed alla comprensione. Alcune situazioni boccaccesche ed il grossolano linguaggio, insieme con una indebita mescolanza di sacro e di profano, fanno ritenere il lavoro discutibile.

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