CI SONO DEI GIORNI … E DELLE LUNE **

Valutazione
Complesso, Discutibile, dibattiti
Tematica
Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Claude Lelouch
Durata
139'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
IL YA DES JOURS ... ET DES LUNES
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Claude Lelouch, Valerie Donnier, Marc Rosenbaum Claude Lelouch
Musiche
Francis Lai, Eric Berchot
Montaggio
Sophie Bhaud, Helene De Luze

Sogg.: Claude Lelouch - Scenegg.: Claude Lelouch, Valerie Donnier, Marc Rosenbaum - Fotogr.: (scope/a colori) Jean-Yves Le Mener - Mus.: Francis Lai, Eric Berchot - Montagg.: Sophie Bhaud, Helene De Luze - Dur.: 139' - Produz.: Claude Lelouch Les Films 13

Soggetto

in Francia nel mese di marzo la concomitanza del plenilunio con l'ora legale determina nella vita quotidiana di alcune persone bizzarri comportamenti. Silvain, proprietario di un ristorante, che è costretto a vendere, viene abbandonato dalla moglie, e ne soffre, ma resta con lui la loro deliziosa bambina, Salomè, alla quale è molto affezionata Annie, una matura divorziata, da tempo angosciata per la morte dell'unica figlia. Il giovane e bel parroco della zona, è in realtà omosessuale, ed ha una relazione con un antiquario; quel giorno il prete si separa dal compagno. Un cantautore, appena giunto da Rio de Janeiro, sentendosi troppo solo, passa la notte chiacchierando con la cameriera dell'hotel. Un uomo anziano, che colleziona vecchi televisori, ed è uno studioso di fisica, viene minacciato con la pistola da una donna matura, che gli ruba i soldi, ma egli le offre generosamente ospitalità nella propria casa. La bionda Caroline, sposatasi il giorno prima, e fuggita dal marito, dopo una scenata, ottiene un passaggio in auto da Gérard, un giovane camionista, il quale ha rubato una delle vetture, che stava trasportando a Parigi, in ansia per una lite con la moglie, Chantal, alla quale vorrebbe riunirsi e per il ritardo causatogli dal traffico. Un estroso agente della polizia stradale, cerca con ogni mezzo di multare per eccesso di velocità tutti gli automobilisti. Annie, moglie delusa di un avvocato disonesto, e incinta del marito, è diventata l'amante di un ginecologo ammogliato, che vorrebbe sposare, dopo i rispettivi divorzi, ma si accorge che l'uomo non l'ama abbastanza, perciò, piangendo, decide di lasciarlo e di tornare a casa dei genitori. Intanto nel grosso ingorgo del traffico, creatosi per la fretta che tutti hanno, a causa dei ritardi provocati dall'ora legale, fra il ginecologo e Gérard scoppia una violenta lite, durante la quale il camionista picchia il medico, e questi lo ferisce con una mortale coltellata al ventre. Gérard muore fra le braccia del parroco accorso, mentre il medico tenta invano di soccorrerlo sotto gli sguardi attoniti di una folla poco prima rissosa.

Valutazione Pastorale

Frammenti di vita di alcuni personaggi fra sposi, coppie che si prendono e si lasciano, uomini della stradale, preti, hostess, cantautori, pensionati, attori girovaghi e un camionista. Il regista fa la spola dagli uni agli altri, con eccezionale avvedutezza e furbizia, per tenere in sesto le storie, intrecciandone i percorsi intersecandoli, accostandoli a mosaico e disfacendoli, facendo sparire e riapparire fino all'annunciata, quanto fortuita, tragedia finale. Al racconto, apparentemente "prova d'orchestra" di un virtuosismo cinematografico ironico e raffinato, non manca nessuno degli elementi che lo configurano in tragedia greca: un destino incombente, un coro che lo preannunzia, il precipitare verso l'immancabile catastrofe, la catarsi finale. Le altre storie hanno in comune la precarietà, l'insicurezza, l'inquietudine e l'infelicità di tutta una gamma di perdenti, sotto il misterioso influsso di un fluido inspiegabile che percorre l'universo, e non è destino, non è fatalità, ma frammentarietà della vita, inquietudine esistenziale, enigma, morte. Se si prendono per buone le dichiarazioni di Lelouch, il film si ispira alla sua recente predilezione per le piccole cose: storie di tutti, che finiscono per incontrarsi, scontrarsi, attraversarsi, coincidere e divergere, in un groviglio senza fine di smarrimenti e d'infelicità. Ma se è vero che un'opera rivela - al di là d'ogni dichiarazione ufficiale - il fondo mentale dell'autore, anche questo affascinante e sconcertante racconto tradisce qualcosa dell'universo interiore di Lelouch, facendo del film, all'insaputa dello stesso regista, la spia psicologica di un destino eterno dell'umanità. La vita è frammentata, inquieta, enigmatica, non tanto a motivo di ore legali e lune piene, quanto per assenza di certezze, e quindi di serietà, riflessione e volontà d'impegno costante. Unioni che s'improvvisano a colpi di fulmine e giri di valzer, come giochi d'azzardo, come lanci nel vuoto di improvvidi paracadutisti possono senz'altro - intuizione forse involontariamente emblematica di Lelouch - schiantarsi al suolo in un fortuito finale di morte che lascia attoniti e sospesi. Nel finale la morte del camionista - morte del tutto casuale - ripresenta riuniti, e forse non a caso, i protagonisti delle varie storie, nell'improvviso silenzio d'ogni fragore di clackson e nella caduta d'ogni esasperata tensione, nell'attonito sgomento generale di fronte al mistero, che ridimensiona ogni precedente motivo d'inappagamento e d'infelicità. È il vero momento magico del film, da cui ripartire alla ricerca di una plausibile visione del mondo e della vita che restituisca unità e senso alle esistenze frammentate appena descritte, alle quali non riesce a dare altra risposta che quella malinconicamente ironica "dei giorni e delle lune".

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