EISENSTEIN IN MESSICO

Valutazione
Complesso, scabroso
Tematica
Cinema nel cinema, Libertà, Omosessualità, Politica-Società, Potere, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Peter Greenaway
Durata
105'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Belgio, Finlandia, Messico, Olanda
Titolo Originale
Eisenstein in Guanajuato
Distribuzione
Teodora Film
Musiche
brani di autori vari
Montaggio
Elmer Leupen

Orig.: Belgio/Messico/Olanda/Finlandia (2015) - Sogg. e scenegg.: Peter Greenaway - Fotogr.(Panoramica/a colori): Reinier van Brummelen - Mus.: brani di autori vari - Montagg.: Elmer Leupen - Dur.: 105' - Produz.: Submarine, Fu Works, Paloma Negra Films - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI - 65° FESTIVAL DI BERLINO 2015, IN CONCORSO.

Interpreti e ruoli

Elmer Back (Sergej M. Ejzenstejn), Luis Alberti (Palomino Canedo), Maya Zapata (Conception Canedo), Rasmus Slatis (Grisha Alexandrov), Jakob Ohrman (Edouard Tisse), Lisa Owen (Mary Craig Sinclair), Stelio Savante (Hunter S. Kimbrough)

Soggetto

Nel 1931, ancora giovane e già molto famoso, Eisenstein arriva in Messico, con l'obiettivo di girare il film che non è riuscito a concludere negli Stati Uniti. Dal 21 al 31 ottobre di quell'anno è nella cittadina di Guanajuato. Trascorre il periodo sottola guida di Palomino Canedo, professore, uomo di cultura e "guida" preziosa, che lo avvia a nuove forme di conoscenza di se stesso, della propria identità di artista e di cittadino di mondi contrapposti.

Valutazione Pastorale

Sergej M. Ejzenstein è personaggio tanto importante e decisivo nella definizione del linguaggio cinematografico quanto incapace di misurare se stesso e di rendersi disponibile per un proficuo interscambio culturale. L'identità sovietica ha pesato non poco sulla sua fecondità creativa; l'essere braccato dal regime stalinista ha magari debilitato le sue ridotte resistenze e la curiosità imaginifica ha dovuto scontrarsi a lungo con utopie e paletti espressivi. Tutto questo è per il gallese Greenaway materia ideale e imperdibile. Il regista anglosassone vi si getta sopra con insaziabile voracità, ben presto facendo del 'collega' sovietico il prototipo di una insofferenza e di una volontà di sapere da sfogare affiancando il dato politico con quello culturale e tutto affogando in quello sessuale: per cui quella dei dieci giorni messicani diventa la cronaca di una lenta, inesorabile, trasgressione nel mondo dei sensi e dell'erotismo. Quasi mai, va detto, motivata se non nell'ottica di un 'pentimento' che sfiora l'ammissione di sconfitta. In effetti Greenaway prova in ogni modo a far restare il maestro in primo piano, lo fa correre tra altri e bassi, lo chiude in riflessioni serrate su vita e morte, ma c'è poco da fare: l'insinuante gallese ha il coltello dalla parte del manico, fa e disfa a piacimento, scherza con l'ucraino, lo deride e un po' lo umilia nei più tristi passaggi sessuali. L'immaginario scoppiettante di Greenaway incendia lo schermo, brucia l'immagine, avvolge il film in dense spirali di fantasia. Con molti eccessi, si diceva e si conferma, ma con indubbia capacità di spostare in avanti gli spazi della visione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso e certamente scabroso.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in occasioni mirate per un pubblico pronto ad aderire a forti provocazioni visive, e sempre salvaguardando il rispetto per tutti. Il divieto ai 14 anni impone di tenere molta attenzione per ogni visione anche su dvd e su altri supporti tecnici.

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