FRATELLI E SORELLE **

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Famiglia - fratelli sorelle
Genere
Drammatico
Regia
Pupi Avati
Durata
104'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
FRATELLI E SORELLE
Distribuzione
Filmauro
Soggetto e Sceneggiatura
Pupi Avati
Musiche
Riz Ortolani
Montaggio
Amedeo Salfa

Sogg. e Scenegg.: Pupi Avati - Fotogr.: (normale/a colori) Roberto D'Ettorre Piazzoli - Mus.: Riz Ortolani - Montagg.: Amedeo Salfa - Dur.: 104' - Produz.: Duea Film, Filmauro, Raiuno

Interpreti e ruoli

Anna Bonaiuto (Gloria), Stefano Accorsi (Matteo), Luciano Federico (Francesco), Franco Nero (Franco), Paola Quattrini (Lea), Lino Capolicchio (Aldo), Kelly Evinston (Lillian), Barbara Wilder (Gea), Enrica M. Modugno, Consuelo Ferrara, Ciro Scalera

Soggetto

dopo ventidue anni di matrimonio Gloria, tradita dal marito Aldo, che si è messo con la ventenne Alessandra, ferita ed incredula, parte dall'Italia per St. Louis, dove risiede la sorella, Lea, che convive con Franco padre di due figlie, Lillian, infermiera che vuol fare l'attrice, e Gea, che lavora in un supermarket. La prima ha una storia sentimentale con Scott, venuto a girare un film nel quartiere, e la seconda ha una relazione con un uomo sposato molto più anziano di lei. Dal canto suo Lea e Franco stanno attraversando un momento di crisi nel loro rapporto. L'incontro-scontro tra i nuovi venuti e l'ambiente italo-americano della Louisiana si evidenzia nella diversa adattabilità di Gloria e dei suoi due figli Matteo e Francesco al nuovo ambiente. La prima, dopo un iniziale sbandamento, tenterà di uscire dalla depressione uscendo con la sorella. Matteo, sanguigno e spregiudicato, nonché aiutato dalla conoscenza della lingua, si adatterà immediatamente alla mentalità pragmatica e superficiale americana procurandosi nuove amicizie sottraendo Gea al timido Francesco, che, non conoscendo la lingua e come paralizzato dallo shock subito, tenta invano attraverso le quotidiane telefonate col padre di ricucire un legame ormai deteriorato. Invano Matteo, per scuoterlo, lo presenta ad una disinvolta operaia della fabbrica di tessuti dove lavora Franco, e addirittura tenta, invano, di convincere Gea a "consolarlo" in un motel. Mentre Lillian partirà per la California con Scott e Gloria sembra trovare un nuovo interesse in Aldo, opinionist televisivo, Francesco si troverà ad affrontare da solo un mondo che già lo preannuncia come perdente.

Valutazione Pastorale

"Con 'Fratelli e sorelle' ho cercato di dire quello che so sulla famiglia. Quella di oggi, intrisa da una serie infinita di egoismi che la mentalità odierna non ha più neppure l'ardire di stigmatizzare". Con queste parole Avati delinea l'ossatura portante del suo film, che oltre a raccontare, a mo' di saga familiare, il mondo degli italo americani nel profondo sud degli States, punta sul più debole del quartetto di fratelli e sorelle, per denudare fragilità, egoismo e meschinità che ormai contraddistinguono il carattere dei giovani del nostro tempo. La famiglia, pietra angolare delle società umane per millenni, oggi sembra frantumata e svilita nel suo compito fondamentale, quello di insegnare l'amore e la solidarietà, di quà come di là dell'Oceano, sembra dirci il regista col suo solito tono semplice, quasi dimesso, senza anatemi o grida di sdegno. Tutte le figurine del puzzle da lui costruito girano a vuoto, senza mai incastrarsi in un disegno coerente e vitale: Franco, che non ha un rapporto con l'amica da due anni; Gea che mentre vaga alla improbabile ricerca di se stessa si imbatte nell'infuriata moglie dell'anziano amante; Gloria, che come rassegnata al suo degrado di ex moglie felice si abbandona alla corrente grigia che la circonda; Lillian che si convince di essere amata solo perché Scott le ha detto che è intelligente; Francesco, che di fronte all'ennesimo abbandono da parte degli altri, chiede al barista un bicchiere di vomito. Forse l'unico che resiste allo stress è Matteo, grazie alla corazza di superficialità che racchiude una vitalità animale, istintiva, che lo porta ad arraffare, come una scimmietta su un albero, quanti più frutti può. Anche l'episodio patetico della sposa che muore durante la festa per le sue nozze d'argento, sembra irriso dalla sequenza dell'inconsolabile marito che va a trovarla al cimitero col conforto della partita trasmessa dalla radio. Quadro amaro ed intriso di pessimismo quindi, che lascia intravvedere solo nel finale uno spiraglio di solidarietà tra i due fratelli. La tesi della vicenda, le situazioni narrate e qualche volgarità consigliano cautela nella valutazione, pur restando il film valido ai fini di un dibattito su un problema di scottante attualità.

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