GIORNO PER GIORNO

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti
Tematica
Amicizia, Matrimonio - coppia, Rapporto tra culture
Genere
Commedia
Regia
Amos Gitai
Durata
97'
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Israele
Titolo Originale
Yom yom
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Philippe Eidel
Montaggio
Nili Richter, Ruben Korenfeld

Orig.: Israele (1998) - Sogg. e scenegg.: Amos Gitai, Jacky Cukier - Fotogr.(Panoramica/a colori): Renato Berta - Mus.: Philippe Eidel - Montagg.: Nili Richter, Ruben Korenfeld - Dur.: 97' - Produz.: Laurent Truchot, Eyal Shiray.

Interpreti e ruoli

Moshe Ivgi (Moshe), Hanna Maron (Hanna), Yussef Abu Warda (Yussuf), Dalit Kahan (Didi), Juliano Merr (Jule), Anne Petit-Lagrange (la dottoressa), Nataly Atiya (Grisha), Gassan Abbas (Nadim), Shmuel Calderon (Menahem), Keren Mor. (Mimi)

Soggetto

Ad Haifa il quarantenne Moshe lavora nel panificio di famiglia. Sposato con Didi, ha una relazione con Grisha e si lascia andare a fantasie sulla dottoressa che lo visita. Moshe condivide con l'amico di infanzia Jule una vita disordinata, la paura della morte e altri intimi segreti. I genitori di Moshe hanno fondato una famiglia dalla doppia nazionalità. Yussef, il padre, un tempo Yussuf, é un arabo israeliano con un grande dilemma davanti: vendere o meno l'ultimo pezzo di terra della sua famiglia e farvi sorgere un centro commerciale israeliano ultramoderno? Intanto la madre Hanna chiama il figlio Moshe, il padre Moussa e altri Mosh: e lui, l'interessato, non sa più chi é e cosa deve fare. Anche l'amicizia con Jule si incrina quando scopre che tra lui e la moglie c'è stata una relazione. Dopo aver invano cercato qualche interesse nella vita militare e essere rimasto coinvolto in una rapina in banca, Moshe fa i conti con l'improvvisa morte della madre. Allora il padre trova la forza per riavvicinarsi al figlio, che continua a camminare senza meta nella notte.

Valutazione Pastorale

Fin dai suoi esordi, Amos Gitai si é presentato come una sorta di coscienza critica dell'area geografico-politica israeliana in senso lato. Ancora prima di stabilire torti e ragioni delle parti in conflitto tra loro, quello che più lo tiene in ansia é rappresentato dagli elementi di contorno che la crisi medio-orientale produce: l'incertezza, il disinteresse, soprattutto la perdita d'identità. Moshe é il rappresentante di uomo arrivato all'età adulta con le idee confuse, una specie di 'vitellone' che si lascia vivere, e guarda la vita scorrergli a fianco senza sapere come fare ad inserirsi. Gitai denuncia i rischi di questa situazione, ossia di una sorta di 'assenza' che diventa incapacità di lottare e perdita di memoria storica. Come in altre occasioni, il taglio della denuncia è tutt'altro che misurato, non manca qualche eccesso che dà meno limpidezza ai temi in questione. Gitai é regista senza mezze misure, un modo forse necessario per muoversi in un contesto certo non facile. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come discutibile, senz'altro problematico e molto utile per dibattiti. UTILIZZAZIONE: più che in programmazione ordinaria, il film si presta molto come avvio a riflessioni sulle tematiche riguardanti l'area del medio oriente.

Le altre valutazioni

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