Il bambino con il pigiama a righe

Valutazione
Problematico, Raccomandabile, Adatto per dibattiti
Tematica
Amicizia, Famiglia, Male, Potere, Shoah - Olocausto, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Mark Herman
Durata
100'
Anno di uscita
2008
Nazionalità
Gran Bretagna, Stati Uniti
Titolo Originale
The Boy in the Stripped Pajamas
Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Mark Herman tratto dal romanzo omonimo di John Boyne
Musiche
James Horner
Montaggio
Michael Ellis

Orig.: Gran Bretagna/Stati Uniti (2008) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di John Boyne - Scenegg.: Mark Herman - Fotogr.(Panoramica/a colori): Benoit Delhomme - Mus.: James Horner - Montagg.: Michael Ellis - Dur.: 100' - Produz.: Miramax Films, BBC Films.

Interpreti e ruoli

Asa Butterfield (Bruno), Jack Scanlon (Shmuel), Amber Beattie (Gretel), David Thewlis (comandante del campo), Vera Farmiga (padre di Bruno), Richard Johnson (moglie del comandante), Sheila Hancock (madre di Bruno), Rupert Friend (nonno di Bruno), David Hayman (nonna di Bruno), Jim Norton (tenente Kotler), Cara Horgan . (Pavel)

Soggetto

Germania, nel corso della seconda guerra mondiale. La moglie, il figlio Bruno, otto anni, sua sorella Gretel, poco più grande, seguono il padre, ufficiale nazista, nel luogo del suo nuovo incarico: è direttore di un campo di sterminio. Un giorno Bruno, annoiato per essere rimasto senza amichetti e senza scuola, si allontana un po' da casa e arriva al recinto di filo spinato che divide la sua abitazione da quella che lui ritiene una fattoria di campagna i cui residenti indossano tutti un pigiama a righe. Di là dal recinto c'è Shmuel, un coetaneo. I due cominciano a parlare e a poco a poco diventano amici. Così, quando Shmuel gli confida che suo padre é sparito da tempo e non si hanno notizie di lui, Bruno si offre di aiutarlo nella ricerca. Indossato un pigiame a righe, insieme a Shmuel si inoltra nel campo proprio quando è stata decisa una 'eliminazione'. Una intera sezione di prigionieri viene spinta in uno stanzone, poi la porta é chiusa e, dall'alto, cade il gas sopra le persone inermi. I due bambini sono tra loro. La corsa dei genitori, accortisi dell'assenza di Bruno, non serve più a niente.

Valutazione Pastorale

C'è un romanzo all'origine, che forse merita di essere letto per l'intelligente sviluppo del racconto e la rischiosa, lucida scelta di affidare ai bambini il nodo drammaturgico dell'azione. Certo è che la trasposizione cinematografica si pone ai primi posti di quel cinema (molto numeroso) che ha esaminato ed esamina ancora oggi il nazismo da vari punti di vista. Lo scarto che rende il film indimenticabile é relativo alla scelta di mettere a fianco la semplicità e l'assoluto. La semplicità é nella mente e nel cuore dei bambini, nella loro ingenuità istintiva e diretta che li fa sempre andare avanti; l'assoluto è quel male che li aspetta e verso il quale si dirigono senza alcun sospetto. E semplicità assoluta (della tragedia) é quella del direttore del campo, della sua bieca contabilità dei morti, della naturalezza nel far sganciare il gas ai soldati. Semplice é il pianto spezzato della madre, assoluto é quello del padre, il carnefice diventato vittima di se stesso. Di totale linearità é la regia di Herman, pacata, misurata, nitidissima, a significare che la semplicità é la chiave migliore per parlare di tragedie passate, e riuscire senza pedanterie ad essere campanello d'allarme per il presente. Difficile da dimenticare l'angoscia della sequenza finale, a cominciare da quella porta che si chiude inesorabile su tante vittime innocenti. Per questi, e per tanti altri motivi che si dipanano lungo la storia, il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni, anche come proposta in sede didattica e scolastica.

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