IL DECALOGO 10 – NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI *

Valutazione
Accettabile, Brillante
Tematica
Metafore del nostro tempo, Psicologia, Tematiche religiose
Genere
Grottesco
Regia
Krzysztof Kieslowski
Durata
60'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Polonia
Titolo Originale
DEKALOG DZIESEC
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Krzysztof Piesiewicz, Krzysztof Kieslowski
Musiche
Zbigniew Preisner
Montaggio
Ewa Smal

Sogg. e Scenegg.: Krzysztof Piesiewicz, Krzysztof Kieslowski - Fotogr.: (normale/a colori) Jacek Blawut - Mus.: Zbigniew Preisner - Montagg.: Ewa Smal - Dur.: 60' - Co-Produz.: Telewizja Polska, Warzawa, Sender Freies Berlin, Berlin

Interpreti e ruoli

Jerzy Stuhr (Jerzy), Zbigniew Zamachowski (Artur), Henryk Bista

Soggetto

a Varsavia, dopo molti anni di lontananza, Jerzy, un gretto borghese, ed Artur, un giovane cantante pop, si ritrovano al cimitero al funerale del loro padre, un uomo che conduceva una vita riservata e modestissima e con il quale non avevano alcun rapporto affettivo. Recatisi a casa del defunto con la speranza di reperire denaro e mobili, i due fratelli trovano soltanto una collezione di francobolli che credono di poco valore. Decisi a venderla per ricavarne almeno qualche soldo scoprono che questa raccolta filatelica vale molti milioni: felici di possedere un tale tesoro non hanno più il coraggio di disfarsene e immediatamente lo proteggono con inferriate, allarmi ed un ferocissimo alano; in seguito, per accrescerne il valore, Jerzy accetta, in cambio di un francobollo raro, di donare addirittura un rene. Ma dopo l'operazione qualcuno ruba l'intera collezione e i due fratelli, sospettosi, si denunciano reciprocamente alla polizia. Ormai contagiati dal desiderio di possedere soltanto francobolli, Jerzy e Artur, l'uno all'insaputa dell'altro, iniziano una nuova raccolta.

Valutazione Pastorale

un episodio tutto giocato su toni grotteschi e comicità di situazioni, per sferzare l'avidità, la cupidigia di chi ha e più ancora vuole avere. Il sarcasmo è graffiante, a cominciare dalla scelta di una coppia di sprovveduti, su cui piomba la fortuna di una collezione che è un "unicum" e del cui valore non hanno la minima nozione. Borghesuccio il più anziano, fatuo il più giovane, facili da raggirare e derubare, malgrado inferriate alle finestre e mastino in casa, per i quali un rene come scambio val bene un raro francobollo pur di avere ingordamente di più e di meglio. La beffa si fa dunque totale, fino allo scorno della coppia fraterna alla quale, dopo la trappola ed il furto, non rimane che ridere (ed è già molto che trovi il fiato per farlo) su quell'eredità sfumata, comprando dal tabaccaio una decina di francobolli nuovi di zecca e per pochi soldi. Storia amena che, come quasi sempre accade quando si tratta della "roba", mischia nella pania truffaldina gonzi e furbi. Pur nella levità della parabola e nelle linee sghembe del grottesco, lo scintillio del racconto e la recitazione confermano lo stile del valido regista.

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