Il signor diavolo

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Storia, Tematiche religiose
Genere
Drammatico/horror
Regia
Pupi Avati
Durata
86'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Italia
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Antonio Avati, Pupi Avati, Tommaso Avati
Fotografia
Cesare Bastelli
Montaggio
Ivan Zuccon
Produzione
Duea Film, Rai Cinema

Interpreti e ruoli

Filippo Franchini (Carlo Mongiorgi), Lino Capolicchio (Don Zanini), Cesare Cremonini (Padre Carlo), Gabriel Lo Giudice (Furio Momenté), Massimo Bonetti (Giudice Malchionda), Ludovica Pedetta (L'infermiera Laura Poli), Ariel Serra (Liù Quinterno), Andrea Roncato (Il dott. Rubei), Gianni Cavina (Il sagrestano), Chiara Caselli (Clara Vestry Musy), Fabio Ferrari (Alberto Collatina), Eva Antonia Grimaldi (La madre di Paolino)

Soggetto

Autunno 1952. Fulvio Momentè, giovane funzionario ministeriale, viene inviato a Venezia con l’incarico di seguire l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, un indemoniato secondo la credenza popolare…

Valutazione Pastorale

Adesso che ha toccato il traguardo degli 80 anni (nato a Bologna nel 1938), molti si sono improvvisamente ricordati che l’Avati dei primissimi tempi aveva esordito con titoli dal sapore “horror”: “Balsamus, l’uomo di Satana” (1968); “Thomas e gli indemoniati”(1970); “La casa delle finestre che ridono” (1976). Film rimasti quasi isolati, nella successiva, prevalente ‘invasione’ di storie poetico/nostalgico e dal sapore storico-evocativo. Oggi con Il signor diavolo, tratto da un suo romanzo, Avati prova a tornare su quelle lontane strade e quindi alle proprie origini di cineasta. Ma il tentativo appare in realtà molto rischioso e la messa in scena non regge il peso della vicenda. Muovendosi in bilico in un clima di paura (sottolineato da condizioni atmosferiche cupe), a rimarcare il contorno esistenziale (le luci e le ombre del dopoguerra; le incertezze della situazione politica), il regista costruisce una storia che mette insieme cronaca, realtà, finzione, facendo leva sulla presenza di una cultura contadina depositaria solo di timori e superstizioni. Girato con indubbia profondità di attenzione per ambienti, luoghi e personaggi, il film cade in passaggi horror forse un po’ stonati, senza riuscire a cogliere il momento in cui la paura dovrebbe diventare fervida materia narrativa. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico, da affidare a dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria per un pubblico attento a cogliere sfumature di senso nelle pieghe imprevedibili di periodi storici forse non più comparabili. I primi anni ’50 come specchio di un’altra Italia, nella quale anche episodi terribili rievocavano “il diavolo probabilmente” presente nella nostra società.

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