Il viaggio di Yao

Valutazione
Consigliabile, Dibattiti, probematico
Tematica
Famiglia - genitori figli, Rapporto tra culture
Genere
Commedia
Regia
Philippe Godeau
Durata
103'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Yao
Distribuzione
Cinema Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Philippe Godeau, Agnès de Sacy
Fotografia
Jean - Marc Fabre
Musiche
Mathieu Chelid
Montaggio
Hervé De Luze

Interpreti e ruoli

Omar Sy (Seydou Tall), Lionel Louis Basse (Yao), Fatoumata Diawara (Gloria), Germaine Acogny (Tanam), Alibeta (Il tassista), Gwendolyn Gourvenec (Laurence Tall), Abdoulaye Diop (Ibra), Ismael Charles Amine Saleh (Demba), Mame Fatou Ndoye (Oumy), Aristote Laios (Nathan)

Soggetto

Preso dal grande desiderio di incontrare il suo eroe Seydou Tall, in Francia celebre attore, il 13enne Yao, quando viene a sapere che il suo idolo arriverà a Dakar per promuovere il suo ultimo libro, lascia di nascosto la bottega del padre e fa quasi 400 chilometri per raggiungere la capitale del Senegal …

Valutazione Pastorale

Philippe Godeau è soprattutto produttore, come regista ha diretto due titoli mai apparsi in Italia, Le dernier pour la route (2009), 11.6 (2013). Questo è senz’altro il suo progetto più articolato e ambizioso, una storia che mette insieme molte suggestioni: il successo e la scoperta delle emozioni genuine; la terra dove si vive e il ritorno in quella dove è cresciuta la famiglia; il figlio che si lascia e quello inatteso che si trova in una nuova realtà. Tutti questi contrasti sono vissuti e restituiti attraverso gli occhi di Seydou e di Yao che da sconosciuti sono destinati ad accendersi in un rispetto reciproco profondo che li porterà quasi a scambiarsi i ruoli. Il copione, va detto, fatica un po’ a mettersi in movimento, risultando fin da subito agganciato ad un che di prevedibile e scontato: Seydou è conquistato dalla simpatia di Yao e decide di accompagnarlo per il ritorno a casa. Ma dietro i fatti c ‘è qualcosa di più forte, di profondo che porta a cementare l’amicizia tra i due. Conquistato da questo ragazzino che sa leggere e conosce autori e romanzieri, Seydou si lascia andare, il resto del gioco è nelle atmosfere ‘magiche’ di un Africa misteriosa e suadente, di un mare bello e coinvolgente, di una vita quotidiana differente: il tempo africano –dice il regista- e il tempo occidentale non sono gli stessi. C’è un impatto potentissimo. Così anche il rapporto tra colonizzatore e colonizzato si rovescia, e un nero ma appare ‘bianco’ nel modo di fare in quanto occidentalizzato. Analizzato con cura, osservato con sguardo attento e rigoroso ma non moralista, il film vive di molti respiri visivi e di profonda luce esteriore pronta a diventare fonte di nuovo modo di vivere le cose e il mondo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte altre circostanze come occasione per avviare riflessioni sui temi del rapporto Francia/Africa, di quello padre/figlio, di quello tra cultura tradizionale e nuove tecnologie

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