LA BELLE HISTORIE

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Genere
Fantastico
Regia
Claude Lelouch
Durata
183'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
LA BELLE HISTORIE
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Claude Lelouch
Musiche
Francis Lai, Phillippe Servain
Montaggio
Helene De Luze

Sogg. e Scenegg.: Claude Lelouch - Fotogr.: (scope/a colori) Jean Yves Le Mener - Mus.: Francis Lai, Phillippe Servain - Montagg.: Helene De Luze - Dur.: 183' - Produz.: Les Films 13, TF1 Production

Interpreti e ruoli

Gerard Lanvin (Jesus Tarragona), Beatrice Dalle (Odona), Vincent Lindon (Simon Choulel), Marie-Sophie L. (Marie), Patrick Chesnais (Pierre Lhermitte), Gerard Darmon, Paul Preboist, Charles Gerard, Isabelle Nanty, Amidou

Soggetto

dopo un fugace incontro e un lungo sguardo fra Cristo, prigioniero dei legionari romani, e la prostituta Maddalena, che viene uccisa dagli stessi, passano circa 2000 anni e, in Spagna, il gitano Jesus Tarragona (che somiglia molto a Gesù di Nazareth) minaccia il corrotto proprietario di un locale notturno, che vorrebbe spassarsela con le sue sorelle, e questi provoca il suo arresto, facendo trovare alla polizia della droga nella roulotte del giovane. Ma, dopo un anno di prigione l'innocente evade, e costringe con le minacce il suo nemico a confessare ai poliziotti di aver messo lui stesso la droga nel posto in cui l'hanno trovata. Dimostrata la propria innocenza, Jesus torna nella sua tribù, accanto alle sorelle e all'anziana madre, dalla quale finalmente apprende che suo padre era un corridore del Tour de France, con cui la donna ebbe un incontro fuggevole in un boschetto, e che non ha più rivisto. Frattanto due ragazze amiche, ladre e prostitute, la bruna Odona (che somiglia molto alla Maddalena) e la bionda Isabella viaggiano su di una moto rubata, e, fermate da due poliziotti, si burlano di loro, riuscendo a scappare. Più tardi vanno a rubare in un Grande Magazzino. Stavolta è il commissario Simon Choulel, che ferma le due ladruncole, e subito crede di riconoscere in Odona una donna vista nel passato, e s'innamora di lei. Intanto la dolce Marie, un'insegnante dal metodo didattico assai speciale, figlia di burattinai, e perciò cresciuta fra le favole, racconta agli scolari la storia delle api di Israele, che 2000 anni prima si riunivano su alte rocce e vi depositavano un miele squisito, ma erano pericolosamente aggressive: Gesù le aveva fatte nutrire del sangue di una sua mano, e quelle avevano perso la loro aggressività. Mentre Jesus riesce a ritrovare il padre, ormai anziano, lo accompagna dalla madre, e lo fa unire al gruppo degli zingari. Odona ruba un abito da sposa, e scappa in moto con Isabella, inseguite da Choulel. Le due ladre finiscono contro un camion e Isabella è grave: ha la spina dorsale rotta. Simon cerca allora di aiutare le due donne, perché ormai ama Odona e vorrebbe sposarla. In seguito Jesus, entrato in possesso di molto denaro, compra da un conte un antico castello e vi trasferisce tutta la sua gente, mentre Simon trova un lavoro per Odona presso un maturo esperto d'arte, Pierre Lhermitte, autore del ritrovamento di un antico Cristo in legno. Dopo un faticoso pellegrinaggio compiuto con Isabella su due carrozzelle da invalidi per recarsi a Lisieux a chiedere la guarigione della malata, Odona riceve una casa da Pierre, e, per quanto sogni sempre Jesus e Gesù, si unisce a lui. Intanto Marie licenziata dalla scuola, diventa la maestra degli zingari e si fidanza con Jesus, conquistato dalla sua dolcezza. Successivamente Lhermitte, salvato dalla polizia tributaria da Simon promette a questi di fargli arrestare Craqui, un celebre truffatore e mercante d'armi. Ma Craqui controlla il suo telefono, e, mette una bomba dentro una statuetta, che gli regala, quando egli riparte da Israele per la Francia. Accanto a lui sull'aereo c'è Marie, che ha voluto vedere le api realizzando così il suo desiderio. L'aereo precipita ad Avignone e tutti i passeggeri muoiono. La morte di Pierre e Marie lascia soli Odona e Jesus che, convocati in Israele con Simon per il processo a Craqui (nel frattempo morto improvvisamente ucciso da un'ape) finiranno per amarsi.

Valutazione Pastorale

il regista sembra quasi ossessionato dalla visione parallela di queste vite che si dipanano a duemila anni di distanza, se non si può non ammirare la bellezza e la suggestione di molte immagini (come quella del ghetto, delle api ronzanti, di questo labirinto di caverne percorso dalla enorme sfera di stracci infiammati trascinata dai cavalli al galoppo) non si può non notare una certa senilità nella ripetizione, quasi infantile, (come se il regista non fosse ben sicuro che gli spettatori abbiano ben capito), di certi riferimenti tra passato e presente: così la palla di stracci in fiamme che purifica il lazzaretto; Marie la lebbrosa che scala la montagna; Gesù in visita al ghetto e viene ricoperto dalle api mansuete; il colpo di lancia che trafigge Odona, e costei che guarda estasiata Gesù, Simon e Pierre in abiti da centurione. Non mancano certo sequenze di rara maestria, come quando Odona va a trovare Isabella nell'istituto per la riabilitazione, o nel parto del figlio della sorella minore di Jesus al castello al suono della musica gitana. Se Lelouch ha ancora dalla sua il gusto dell'immaginifico, con musica e fotografia che, giocano sapientemente tra un classico rigore formale e un romantico fiammeggiare di improvvise invenzioni, sembra che il lato debole del film, e del regista, sia quello di aver voluto strafare: vi sono anche momenti in cui la traduzione italiana ed il doppiaggio di certe canzoni cade nel risibile. È evidente poi che è del tutto inaccettabile sia l'idea della reincarnazione che quella di una umanizzazione radicale della figura di Cristo. La profanizzazione progressiva del sacro, tipica della nostra epoca, a tutti i livelli, avanza anche e soprattutto grazie ad opere, come questa di Lelouch, che mescolano abilmente realtà e finzione per instillare nell'animo dello spettatore, stordito e affascinato dal carosello che lo fa girare, come sulla giostra di Luna Park che campeggia durante ed alla fine del film, l'idea che, comunque, viviamo nel migliore dei mondi possibile e che tutto, morte, dolore, sofferenza, i triboli di un'intera esistenza non fanno che preparare ad una nuova, ancora più appassionante recita quando immancabilmente ricompariremo, tra qualche secolo, sul grande palcoscenico esistenziale. Ipotesi evidentemente inaccettabile, ma che piace molto ai cultori della progressiva scomparsa dalle coscienze del vecchio, scomodo concetto della responsabilità oggettiva individuale e delle sue altrettanto oggettive ed individuali conseguenze penali, ieri come oggi, qui come nella dimensione trascendente.

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