LA FIAMMIFERAIA **

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Donna, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Aki Kaurismäki
Durata
79'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Finlandia
Titolo Originale
TULITIKKUTEHTAAN TYTTO
Distribuzione
Lucky Red Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Aki Kaurismaki
Musiche
Reijo Taipale
Montaggio
Aki Kaurismaki.

Sogg. e Scenegg.: Aki Kaurismaki - Fotogr.: (panoramica/a colori) Timo Salminen - Mus.: Reijo Taipale - Montagg.: Aki Kaurismaki. - Dur.: 79' - Produz.: Villa e Alfa Film Production Oy, The Swedish Film Institute, Finnkind Oy

Interpreti e ruoli

Kati Outinen (Iris), Elina Salo (Madre di Iris), Esko Nikkari (padre di IRis), Vesa Vierikko, Reijo Taipale, Silu Seppala, Outi Mäenpää, Marja Packalen, Richard Reitinger

Soggetto

in Finlandia, Iris, giovane popolana residente in uno squallido appartamento di periferia, conduce una vita arida, monotona, senza ideali, senza affetti, senza la minima gratificazione. In famiglia, la gelida madre vive alle sue spalle, trattenendole lo stipendio e accollandole i lavori più gravosi, dopo la già pesante giornata alla catena di montaggio di una fabbrica di fiammiferi; e il torvo patrigno la umilia senza pietà. Nella stessa fabbrica viene maltrattata dal caporeparto e freddamente ignorata dalle compagne di lavoro. Si consola come può, leggendo romanzi sentimentali e concedendosi di soppiatto qualche golosità. Quando cerca distrazione, recandosi di sera in balera, nessuno la invita, e ne esce delusa e sola, per riprendere l'indomani la sua deprimente routine. Una volta, ritirata la busta-paga, è tentata da un abito vivace intravvisto in una vetrina e lo acquista: ma a casa viene schiaffeggiata per quel modesto "ammanco" nello stipendio che consegna. Ritorna tuttavia alla balera, dopo aver meglio curato il proprio aspetto e indossato quell'abito contro la volontà della madre. Uno sconosciuto la invita a ballare, e Iris si abbandona - finalmente sorridente - sulla spalladi lui, complici una canzone romantica e le proprie ingenue fantasie. Ma dopo aver approfittato di lei, l'uomo se ne disfa, lasciandole una banconota a pagamento della "prestazione" come a una prostituta. Rimasta incinta, Iris si ripresenta a lui, illudendosi di poterlo richiamare alle proprie responsabilità: ma non ne riceve che un assegno per abortire. Scacciata da casa come una svergognata, demotivata e disperata, Iris ricorre al veleno. Restituisce l'assegno, ed elimina freddamente, uno dopo l'altro, i genitori, un occasionale corteggiatore e il cinico profittatore, consegnandosi infine alla giustizia, impenetrabile e passiva, senza reagire.

Valutazione Pastorale

discutibile per il nikilismo che in apparenza lo pervade, il film dal punto di vista contenutistico è di un'incisiva efficacia ai fini di scavare nelle coscienze e indurre la gente di questo nostro oggi egoista e annoiato a riflettere sul comportamento umano che può conseguire a certe situazioni-limite, tali da distruggere una persona, negandole senza tregua e progressivamente ogni perché di vita. Non è certo da escludere l'ipotesi che possa essere interpretato come implicito invito al rifiuto di una società che sembra avviarsi a una disumanizzazione e una robotizzazione totale, e di cui una qualche Iris potrebbe essere il tragico frutto. È doveroso dare atto a Kaurismaki anche di aver sempre sdegnato - insieme al rifiuto di ogni superfluità narrativa - ogni possibile concessione al sensazionale, all'erotico e al macabro con l'andamento di serrato sillogismo, proprio della tragedia classica, inesorabilmente volta a un esito fatale, e avvalendosi di un rigoroso linguaggio per immagini. Il regista riesce a definire compiutamente la protagonista già fin dall'inizio. Costei è una ragazza imprigionata senza scampo nelle maglie di una catena di montaggio, ingranaggio fra ingranaggi, senza respiro, senza orizzonti, senza mai umanità intorno a sé, avvilita al ruolo d'automa dai medesimi gesti, le stesse pareti, le stesse cose e le stesse facce impenetrabili, la stessa totale indifferenza, la stessa esasperante ripetitività nel lavoro e fuori: una giovinezza negata. Al "coro" della tragedia greca appaiono riconducibili perfino le due canzoni del film: la prima romantica e sognante, che sembra cullare le povere illusioni di Iris; la seconda singhiozzante e senza speranza, a dar risalto al frantumarsi definitivo d'ogni residua possibilità d'uscita. Timida, chiusa e repressa, Iris ha il suo unico momento di ribellione quando indossa quell'abito vivace contro l'espressa volontà della madre. Ma dopo quella breve parentesi illusoria, le continue difficoltà esistenziali fanno accumulare inavvertitamente in Iris un potenziale terrificante di delusione, amarezza, disperazione, ira micidiale che la conduce alla strage con gli stessi gesti ripetitivi e precisi, calcolati e freddamente determinati dell'automa in cui la vita l'ha trasformata. La situazione volutamente limite appare così una precisa scelta del regista per questa rappresentazione scabra e allucinante della disperazione, di cui Iris è solo l'esempio emblematico, e che postula per assurdo un ritorno senza indugi a quei valori irrinunciabili di rispetto della persona, senso positivo della vita, umanità e solidarietà, che soli possono frenare il rovinoso precipitare dell'umanità verso il nulla.

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