LA MEGLIO GIOVENTU’ – Atto II

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti*
Tematica
Famiglia, Politica-Società, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Marco Tullio Giordana
Durata
184'
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
01 Distribution
Musiche
brani vari d'epoca
Montaggio
Roberto Missiroli

Orig.: Italia (2003) - Sogg. e scenegg.: Sandro Petraglia, Stefano Rulli - Fotogr.(Panoramica): Roberto Forza - Mus.: brani vari d'epoca - Montagg.: Roberto Missiroli - Dur.: 184' - Produz.: Angelo Barbagallo per BiBi Film Tv in collaborazione con RAI Fiction.

Interpreti e ruoli

Luigi Lo Cascio (Nicola), Alessio Boni (Matteo), Adriana Asti (Adriana), Sonia Bergamasco. (Giulia), Fabrizio Gifuni (Carlo), Maya Sansa (Mirella), Valentina Carnelutti (Francesca), Lidia Vitale (Giovanna), Jasmine Trinca (Giorgia), Andrea Tidona (il padre), Claudio Gioè

Soggetto

Dopo la morte per malattia del padre, Matteo, nell'autunno 1983, è a Roma in forza alla questura. In biblioteca, dove è andato a prendere in prestito un libro, Mirella, che lavora lì, lo riconosce. I due escono insieme. Anche Giovanna é a Roma come giudice. Giulia arriva nella capitale, vuole vedere la figlia Sara, contatta Francesca e le dice di far mettere in salvo il marito Carlo che lei dovrebbe eliminare. A Carlo viene assegnata la scorta. Il 31 dicembre 1983 l'ultimo dell'anno viene festeggiato a casa di Carlo e Francesca. Ci sono anche Adriana, Nicola, Sara, Giovanna. Arriva poi anche Matteo, che fa gli auguri alla mamma e va via subito, dicendo di essere in servizio. In realtà ha appena avuto un nuovo scatto d'ira in questura verso un sospettato, e ha trattato con scortesia Mirella che era andata a trovarlo. Tornato a casa, Matteo si butta dal balcone e muore. Il dolore di tutti è fortissimo. Nicola, sapute le informazioni su Carlo, informa la polizia e fa arrestare Giulia. Adriana lascia l'insegnamento. Nicola va in carcere a trovare Giulia insieme a Sara, ma la donna dice di non volerli più ricevere e, più tardi, dal carcere di Spoleto rimanda indietro i libri di musica che Nicola le invia. Nella primavera del 1992, Sara, ormai grande, da Torino si trasferisce a Roma in casa della zia Francesca. Vuole studiare restauro. A Palermo il 25 maggio 1992 viene ucciso il giudice Falcone con la scorta. Giovanna si trasferisce nell'isola. Anche Mirella è tornata a casa. Ha un bambino di sette anni, figlio di Matteo. Nicola convince la mamma e la porta in Sicilia a conoscere il nipotino. Al momento di ripartire, Adriana resta con lui. Nella primavera del 1995 Carlo ha acquistato un casolare in Val d'Orcia, Toscana, e lo fa ristrutturare dal vecchio amico operaio cassintegrato. Uscita dal carcere, Giulia vive a Firenze. Sara va da lei, le parla, le dice che è incinta e che si sposerà presto. Mentre è a Torino, Nicola riceve la notizia della morte della madre in Sicilia. Il figlio di Matteo ora vuole ripercorrere le orme dello zio e, su indicazione di Nicola, nella primavera del 2003 va in Norvegia (dove Nicola era stato nell'autunno 1966) e arriva a Capo Nord. Scrive allo zio: "Qui è tutto bellissimo".

Valutazione Pastorale

Ricordato che il titolo riprende quello di una raccolta di poesie in friulano di Pier Paolo Pasolini ed è tratto dal verso di una canzone degli alpini ("...la meglio gioventù/che va sottoterra"), resta da dire che questo secondo atto conferma molti pregi e qualche difetto, già segnalati in occasione del primo (vedi). Sotto il profilo narrativo, la regia è più compatta e ispirata, più in grado di fare diventare un punto di forza quei continui spostamenti su e giù per l'Italia (da Torino a Lipari, passando per Milano, Firenze, la Toscana, Roma, Palermo) annunciati dalle immagini più rappresentative (Mole Antonelliana, Duomo, mare e luce splendenti...). L'accostamento tra ambienti e persone risulta prezioso e denso di significati: l'ospedale, il carcere, la scuola, le questure, la biblioteca, la casa. Sono gli ambienti che scandiscono le tappe della disgregazione/riaggregazione della famiglia e del passaggio di consegne tra generazioni. Tuttavia, nonostante la ricchezza di molte sfumature, la commozione che lievita forte e autentica in tanti passaggi e ci sollecita ad una scelta di civiltà contro le troppe barbarie esistenti, qualcosa sembra mancare al completamento della saga, e forse la lunghezza va a scapito dell'essenzialità di un discorso che poteva essere più asciutto e diretto. Giordana non tira conclusioni, anche se lascia qualche perplessità il fatto che l'ultima immagine, con conseguente elogio della vita, sia dedicata al nipote che si trova in Norvegia, ossia lontanissimo dall'Italia. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come discutibile, senz'altro problematico e adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: ripetuto (ma è giusto farlo) l'elogio per un gruppo di attori di grande capacità espressiva, il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da proporre in molte occasione come avvio ad un riflessione sulla storia recente d'Italia.

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