LA NOSTRA VITA

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Avidità, Denaro, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro
Genere
Drammatico
Regia
Daniele Luchetti
Durata
100'
Anno di uscita
2010
Nazionalità
Francia, Italia
Distribuzione
01 Distribution
Musiche
Franco Piersanti
Montaggio
Mirco Garrone

Orig.: Italia/Francia (2009) - Sogg. e scenegg.: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti - Fotogr.(Panoramica/a colori): Claudio Collepiccolo - Mus.: Franco Piersanti - Montagg.: Mirco Garrone - Dur.: 100' - Produz.: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz.

Interpreti e ruoli

Elio Germano (Claudio), Raoul Bova (Piero), Isabella Ragonese (Elena), Luca Zingaretti (Ari), Stefania Montorsi (Loredana), Giorgio Colangeli (Porcari), Alina Madalin Berzunteanu (Gabriela), Marius Ignat (Andrei), Awaly (Celeste), Emliano Campagnola . (Vittorio)

Soggetto

Claudio, operaio edile sui trenta anni, affronta un evento impossibile da immaginare: l'amata moglie Elena muore di parto nel dare alla luce il terzo figlio. Di fronte ad un lutto impossobile da elaborare, con un neonato e altri due ragazzini da accudire, Claudio reagisce con la decisione di dedicarsi ad avere il meglio, per se e per la propria famiglia. Ci vogliono molti soldi, e per questo si caccia in affari edilizi che ben presto si rivelano troppo rischiosi per lui. Seguono debiti, ricatti, illegalità. Quando, toccato il fondo, riesce a risalire, Claudio capisce che nel momento del bisogno gli unici a stargli vicino sono stati il fratello e la sorella, e che ora la vicinanza dei figli piccoli é la cosa più importante per poter affrontare il futuro.

Valutazione Pastorale

Siamo nella Roma contemporanea, meglio nella periferia, che Luchetti disegna come un luogo a parte, lontano dalla città tradizionale. Per Claudio, Elena rappresentava l'unico punto valoriale possibile. Dopo la caduta nella trappola dell' "avere", l'uomo si risolleva e si lascia andare nel finale al recupero della famiglia come orizzonte di equilibrio. Va detto che il regista privilegia più il taglio antropologico che quello etico. Nel protagonista infatti, dice di aver rappresentato: "Un italiano come tanti, che fa cose disoneste, imbroglia e sfrutta gli altri". E Germano: "Uno spacciatore truce, ma solo nell'aspetto, di un'Italia non immorale ma amorale". Generalizzare spesso non é opportuno, perchè confonde le idee. C'è certamente l'Italia di Claudio, ma non è l'unica. Non tutti insomma affidano il proprio figlio neonato ad un pusher e poi vanno via. Ne deriva una vicenda non del tutto risolta e un film che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito per avviare riflessioni sugli argomenti che propone. Qualche attenzione é da tenere per minori e piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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