LA TERRA DEI MORTI VIVENTI

Valutazione
Discutibile, crudezze
Tematica
Male, Potere, Violenza
Genere
Horror
Regia
George A.Romero
Durata
90'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Land of the Dead
Distribuzione
United International Pictures
Musiche
Reinhold Heil, Johnny Klimer
Montaggio
Michael Doherty

Orig.: Stati Uniti (2005) - Sogg. e scenegg.: George A. Romero - Fotogr.(Scope/a colori): Miroslaw Baszak - Mus.: Reinhold Heil, Johnny Klimer - Montagg.: Michael Doherty - Dur.: 90' - Produz.: Mark Canton, Peter Grunwald, Bernie Goldman.

Interpreti e ruoli

Simon Baker (Riley), Dennis Hopper (Kaufman), Asia Argento (Slack), Robert Joy (Charlie), John Leguizamo (Cholo)

Soggetto

Quel che resta dell'umanità é chiuso nelle mura di una città-fortezza, mentre i morti viventi popolano il territorio che la circonda. Pochi sopravvissuti cercano di conservare una vaga illusione della vita di un tempo, occupando la parte alta della città negli esclusivi grattacieli di Fiddler's Green. Nelle strade in basso, i meno fortunati vivono di stenti. Sia i ricchi di Fiddler's Green che i poveri dei bassifondi sono tenuti sotto la minaccia del malcagio Kaufman, che ha il potere su tutto e tutti. Per far arrivare con continuità ai piani alti di Flidder's Green i beni di prima necessità, alcuni mercenari capeggiati da Riley e dal suo aiutante Cholo compiono missioni fuori le mura muovendosi su un grosso veicolo ben armato, il Dead Reckoning. Cholo sogna di essere ammesso nella zona dei benestanti. Quando Kaufman lo respingecon brutalità, Cholo decide di vendicarsi e comincia a ricattarlo. Intanto i morti viventi, chiamati gli appestati, si organizzano, si ribellano, danno l'assalto alla città-fortezza. Quando si arriva allo scontro diretto, Kaufman e Cholo saltano in aria con la macchina con la quale il boss cercava di scappare. Riley e i suoi riescono ad eliminare gli appestati. Ma alla fine non esulta: "Anche loro -dice- stanno cercando un posto dove andare, come noi".

Valutazione Pastorale

Cerchiamo, se possibile, di prescindere dal clima di deferenza e di vaga idolatria in cui si muove George Romero a partire da quando (nel 1968, con solo 100mila dollari e all'età di 28 anni) diresse "La notte dei morti viventi", che a detta di molti ha riscritto le regole del moderno film dell'orrore. Evitiamo di entrare nei dettagli dello specifico 'genere' per dire, in sintesi, che questo nuovo capitolo confezionato dall'autore di Pittsburgh mette in mostra alcuni aspetti di qualche interesse. Il copione si muove, ovviamente, sul filo di una simbologia, a proposito della quale é facile dire tutto e il suo contrario. A rendere coinvolgente l'approccio, scavalcando letture politico-sociali in verità piuttosto banali, è la forza visiva delle immagini, caricate da Romero di plasticità ribelle e di efficace dinamicità cromatico-espressiva. Il clima da fine del mondo (o da fine dell'America?) é restituito al primordiale scontro Bene/Male ma senza facili manicheismi, e reso quasi malinconico dalla frase finale: gli appestati soccombono ma resta intatto il bisogno di sentirsi vivi, di cercare una casa, un luogo dove fermarsi. E poi c'è la parte horror, fatta di carni squartate, di corpi a brandelli, e via delirando. Non bello da vedere, ma nemmeno così inutile o caricato a bella posta. Con meno truculenze, avremmo avuto una storia maggiormente fruibile, mentre così il film, dal punto di vista pastorale, deve essere valutato come discutibile e certamente segnato da crudezze. UTILIZZAZIONE: in programmazione ordinaria si deve avere cura di proporlo il più possibile ad un pubblico almeno a conoscenza di quanto andrà a vedere (il titolo é del resto esplicativo) senza creare inopportune reazioni. Molta attenzione é da tenere per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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