LE AQUILE NON CACCIANO MOSCHE

Valutazione
Inaccettabile, Fazioso
Tematica
Genere
Grottesco
Regia
Sergio Cabrera
Durata
106'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Colombia
Titolo Originale
AGUILAS NO CAZAN MOSCAS
Distribuzione
Nemo Distribuzione Cinematografica
Soggetto e Sceneggiatura
Humberto Dorado, Jorge Goldemberg, Frank Ramirez, Jorge Fraga, Jasha Gelabert, Sergio Cabrera Humberto Dorado
Musiche
German Arrieta, Juan Marquez
Montaggio
Sergio Nuti, Justo Vega

Sogg.: Humberto Dorado - Scenegg.: Humberto Dorado, Jorge Goldemberg, Frank Ramirez, Jorge Fraga, Jasha Gelabert, Sergio Cabrera - Fotogr.: (panoramica/a colori) Jose Medeiros, Juan Cristobal Cobo - Mus.: German Arrieta, Juan Marquez - Montagg.: Sergio Nuti, Justo Vega - Dur.: 106' - Produz.: Sandro Silvestri

Interpreti e ruoli

Frank Ramirez (Professore Albarracin), Humberto Dorado (Macellaio Oquendo), Angelo Javier Lozano (Vladimir Oquendo), Florina Lemaitre (Miriam), Fausto Cabrera (Padre Troncoso), Vicky Hernandez (Incarnacion), Maria Fernanda Martinez (Rubiela), Antonio Aparicio (Alegria), Miguel Ignacio Vanegas (Bobo Masato), Manuel Pachon, Dario Valdivieso, Marta Osorio

Soggetto

espulso dall'Accademia Militare colombiana per aver colpito un collega che fa insinuazioni sull'onestà della madre, Vladimir Oquendo torna al paese per appurare la verità sul duello che coinvolse il padre macellaio col professore Albarracin, stimato insegnante. Ricorda il giorno fatidico in cui il professore annunciò con emozione di doversi battere con il macellaio Oquendo ed i bambini decisero di assoldare un matto, Bobo Masato, per sparare al macellaio qualora questi avesse avuto la meglio. Chiuso in casa dalla madre Miriam, Vladimir riuscì ad avvisare il sergente Alegria del duello e del complotto, ma venne rinchiuso nuovamente. Dopo aver chiesto invano in municipio gli atti del processo, il sindaco gli ricorda l'amicizia tra i duellanti, entrambi militanti di sinistra e debellatori del fantasma-drago (il parroco padre Troncoso travestito), che terrorizzava i contadini per indurli a svendere i terreni. L'affittuaria Incarnacion, segretamente innamorata del macellaio che l'aveva respinta, afferma che egli saldò i conti, ordinò la bara e la relativa fotografia, si fece confessare e dare l'estrema unzione in anticipo da Padre Troncoso, in cambio di copiose elemosine. All'atto del duello il docente venne insignito di una pergamena dalle sinistre, mentre la locale Confraternita iscrisse nelle sue file il macellaio. Rubiela, "pasionaria" ex amica di Oquendo, ricorda invece il precedente fallito attentato al treno del dittatore: impegnati in una personale tenzone amorosa, lei e Oquendo scordarono di far esplodere la bomba che Albarracin, infuriato, fece brillare in ritardo. Ciò avrebbe causato il duello; ma lei dovette partire e non seppe altro. Miriam ricorda invece le maldicenze perché lei vendeva erbe e faceva impacchi al professore. Il duello vide i due, in mancanza di una pistola, battersi col machete e poi a mani nude, ignorando di essere oggetto di scommesse e trame politico-religiose. Il loro rappacificarsi spiazzò tutti: oggi sono buoni amici. Malgrado questi tentativi Vladimir non ottiene la verità sul duello neanche dai protagonisti del medesimo.

Valutazione Pastorale

questo rimpasto del vecchio film "Tecnicas de duelo" per fare, attraverso un processo alla memoria, una satira socio-politica con punte di sarcasmo verso la Chiesa cattolica, più volte messa in berlina, ed un esame della realtà provinciale colombiana, sembra perlomeno datato. Anche se non manca la verve in certi dialoghi ed è apprezzabile l'impegno degli attori, questo continuo girovagare tra passato e presente, costruito grazie ai continui innesti postumi sul vecchio film, provoca una certa fatica nel seguire l'andirivieni del racconto, troppo denso di versioni parallele e contraddittorie di cui il regista non vuole ovviamente dare nel finale una soluzione. Non mancano cadute di tono e di gusto, come, una su tutte, la risibile scena del drago-parroco che cade nella fossa della latrina densa di poltiglia. Una certa ingenuità e discontinuità nel racconto qui finisce, con le incongruenze ed i grovigli della trama e del suo scoperto gioco propagandistico retrodatato, per annoiare.

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