LE FATE IGNORANTI

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Famiglia, Matrimonio - coppia, Omosessualità, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Ferzan Ozpetek
Durata
106'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
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Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Andrea Guerra
Montaggio
Patrizio Marone

Orig.: Italia (2000) - Sogg. e scenegg.: Gianni Romoli & Ferzan Ozpetek - Fotogr.(Panoramica/a colori): Paquale Mari - Mus.: Andrea Guerra - Montagg.: Patrizio Marone - Dur.: 106' - Produz.: Tilde Corsi & Gianni Romoli.

Interpreti e ruoli

Margherita Buy (Antonia), Stefano Accorsi (Michele), Serra Yilmaz (Serra), Andrea Renzi (Massimo), Gabriel Garko (Ernesto), Erica Blanc (Veronica), Rosaria De Cicco (Luisella), Lucrezia Valia (Mara), Carmine Recano (Israele), Koray Candemir . (Emir)

Soggetto

A Roma Massimo muore all'improvviso in un incidente di macchina. Dopo dieci anni di matrimonio, la moglie Antonia sprofonda in un lutto totale, é incapace di riprendersi, non va al lavoro, trascura le amiche e intrattiene rapporti difficili con la madre Veronica, a sua volta da tempo vedova. Un giorno dietro un quadro Antonia vede una dedica, fa alcune indagini e scopre alla fine che il marito aveva un'amante da sette anni. Seguendo la traccia di un cognome e di un indirizzo, Antonia si fa coraggio, suona all'appartamento di un quartiere popolare. Una prima volta crede di avere sbagliato, torna in seguito e alla fine fa i conti con la verità: l'amante di Massimo era un uomo, Michele, che vive in quella casa circondato da una vera e propria famiglia di amici che era diventata anche la seconda famiglia del marito. Per Antonia si tratta di una scoperta che all'inizio cerca di rimuovere, rifiutandola. Ma il desiderio di saperne di più la porta di nuovo in quella casa. Così a poco a poco entra a far parte di quel nucleo in cui convivono uomini e donne senza alcuna distinzione di orientamento sessuale, di età, di razza e stato sociale: tante vicende, anche difficili e drammatiche, con le quali Antonia comincia a confrontarsi. I cambi di umore sono tuttavia frequentissimi: tra Antonia e Michele corrono offese, accuse, liti furiose. Michele si lascia andare a nuovi rapporti, Antonia fatica a seguirlo, si avvicinano, sembrano scoprire intimità, ridono e piangono. Ma il fantasma di Massimo resta tra loro, e allora Antonia decide di partire. Solo dopo un viaggio, e una riflessione su se stessa, Antonia può sentirsi pronta a ricominciare una nuova vita.

Valutazione Pastorale

La parola al regista Ozpetek, turco e ormai italiano per residenza e professione: "La famiglia mononucleare di stampo tradizionale -quella della coppia originaria del film, Massimo e Antonia- si sta trasformando in una famiglia sempre più allargata, che solo ad un'occhiata superficiale può sembrare alternativa e rivoluzionaria. In realtà nel comporre questa 'nuova' famiglia -fatta di amici, amanti, coinquilini, passanti, parenti non di sangue ma di affinità elettive in cui si mescolano razze, scelte sessuali, linguaggi diversi ma non antitetici- mi sono accorto che il sentimento di base che nasceva in me era quello di una nostaglia quasi infantile per la memoria di una famiglia antica (...) il film vuole essere un invito ottimista a fidarsi del prossimo, a non avere pregiudizi, ad abbandonare la paura di chi ci parla con lingue e moralità diverse, o anche soltanto con chi non la pensa come noi". Se non ci possono essere dubbi nell'accogliere l'invito della parte finale della citazione ("Aprite le porte al Signore"), altrettanto fermamente va respinto il cosiddetto 'teorema' alla base della prima parte: laddove la presenza di scelte sessuali miste, di scambi di partner, di erotismo diffuso viene spacciata per sinonimo di non si sa quale 'libertà', e tendenziosamente messa a fianco di aperture sociali e culturali più forti, quali quelle dello scambio di culture, di tradizioni, di informazioni che stanno connotando la realtà italiana del nuovo Millennio. Strutturato in forma unilaterale, nella quale all'autore interessa solo dimostrare la bontà della propria 'tesi', il film ha inoltre il grave difetto di confondere le idee allo spettatore in merito ai temi alti della rispetto reciproco e della dignità quotidiana della persona in ogni parte del mondo. Dignità che si ritrova all'interno della famiglia, dove uomo e donna si ritrovano e crescono in comunione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come inaccettabile, e nell'insieme negativo. UTILIZZAZIONE: l'utilizzo è da evitare sia in programmazione ordinaria che in altre situazioni.

Le altre valutazioni

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