Lei mi parla ancora

Valutazione
Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amore-Sentimenti, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Malattia, Matrimonio - coppia, Metafore del nostro tempo, Solidarietà-Amore, Storia
Genere
Biografico, Drammatico
Regia
Pupi Avati
Durata
100'
Anno di uscita
2021
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Vision Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Dal romanzo di Giuseppe Sgarbi, la sceneggiatura è firmata da Pupi Avati e Tommaso Avati
Fotografia
Cesare Bastelli
Montaggio
Ivan Zuccon
Produzione
Pupi Avati, Antonio Avati, Massimo Di Rocco, Luigi Napoleone. Casa di produzione: Duea Film, Bartlebyfilm, Vision Distribution

Il film è in distribuzione sulla piattaforma NowTv-Sky

Interpreti e ruoli

Renato Pozzetto (Giuseppe Sgarbi), Stefania Sandrelli (Rina Cavallini Sgarbi), Isabella Ragonese (Rina Cavallini Sgarbi (giovane)), Lino Musella (Giuseppe Sgarbi (giovane)), Fabrizio Gifuni (Lo scrittore Amicangelo), Chiara Caselli (Elisabetta Sgarbi), Nicola Nocella (Giulio), Alessandro Haber (Bruno, fratello di Rina), Serena Grandi (Clementina)

Soggetto

I coniugi Giuseppe e Rina Sgarbi si sono amati per 65 anni. Alla morte di lei, per aiutare il padre a elaborare il lutto, la figlia Elisabetta ingaggia uno scrittore per raccogliere le memorie del padre, i ricordi di quella lunga e intensa storia d’amore…

Valutazione Pastorale

Da oltre cinquant’anni il regista-sceneggiatore bolognese Pupi Avati racconta il nostro Paese, i suoi snodi, le sue atmosfere e tradizioni, intrecciandole con i fili del cuore, con storie dense di umanità e dal respiro comunitario. Tra cinema e televisione, pescando soprattutto sui titoli realizzati nel nuovo Millennio, possiamo ricordare ad esempio: “Il cuore altrove” (2003), “La seconda notte di nozze” (2005), “Una sconfinata giovinezza” (2010), la miniserie “Un matrimonio” (2013) e il film Tv “Le nozze di Laura” (2015). Dall’8 febbraio in esclusiva su Sky Cinema e sulla piattaforma NowTv è sbarcata l’ultima fatica artistica di Avati, “Lei mi parla ancora”, una raffinata e malinconica riflessione sul matrimonio, prendendo le mosse da un romanzo biografico, da una vicenda vera, quella dei coniugi Giuseppe Sgarbi e Rina Cavallini, i genitori di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. La storia: in una casa-museo di campagna a Ferrara vivono Giuseppe (Renato Pozzetto) e Rina (Stefania Sandrelli), sposati da sessantacinque anni; Rina è affaticata, segnata da una malattia logorante, e i due coniugi sentono avvicinarsi il momento della separazione. La malattia rimette in campo nella memoria dell’uomo un mosaico di ricordi, di tessere che tratteggiano quel legame sbocciato nell’Italia del dopoguerra e fortificato, tra alti e bassi, con cura e custodia, lungo oltre sei decenni. Un flusso di ricordi, resi con sognanti flashback da Avati – vediamo i due da giovani interpretati da Isabella Ragonese e Lino Musella –, che affastellano il presente e spingono Giuseppe a voler condividere quel tesoro, quel bagaglio di emozioni e memorie, in dialogo con un indolente giornalista (Fabrizio Gifuni): Giuseppe tratteggia così la sua esistenza resa migliore, piena di senso, perché condivisa insieme alla moglie Rina. Un’esistenza giocata sul “Noi” e non centrata nell’“Io”. Pupi Avati si conferma come sempre un grande maestro, valorizzando soprattutto quella sua cifra poetica che gli permette di raccontare il tessuto sociale del Paese con un misto di ironia, dolcezza e malinconia. In lui c’è sempre un sottofondo di nostalgia verso un mondo, un orizzonte socio-culturale che va sbiadendo, che però andrebbe custodito con memoria e attenzione; una nostalgia anche per un certo modo di fare cinema che inevitabilmente sembra non esistere più. Tralasciando qualche piccola soluzione narrativa poco riuscita, il film “Lei mi parla ancora” convince e coinvolge con dolente dolcezza: scorgiamo qui tutta la forza di un cinema che sa affrontare in maniera autentica e vibrante, ma con tenerezza, il valore dei legami e il senso di una scelta come il matrimonio, pensato come l’incipit di un duraturo cammino condiviso e non come l’ebrezza patinata di un momento. Come ha ricordato lo stesso Avati in un dialogo con Massimo Giraldi, presidente della Commissione film Cei: “Io sono sposato da cinquantacinque anni con mia moglie e proprio l’idea di ‘per sempre’ fa scattare in me qualcosa di profondo e remoto. E ho voluto indagare, in una sorta di backstage, i motivi per i quali un vecchio signore di ottant’anni si confronti con un giovane che desidera rileggere gli stessi avvenimenti. Si tratta, come si capisce bene, di una situazione che esula dalla contemporaneità per entrare in uno spazio fuori dal tempo. Rivedo quella vicenda alla luce dell’oggi: i sentimenti scavano nella commozione e lasciano una luce che non si spegne”. Dal punto di vista pastorale il film “Lei mi parla ancora” è da valutare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da proporre in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito sui temi del matrimonio, della relazione di coppia, come pure il racconto della storia del nostro Paese lungo il XX secolo.

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