L’UOMO CHE GUARDA

Valutazione
Inaccettabile, Osceno
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Tinto Brass
Durata
105'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
L'UOMO CHE GUARDA
Distribuzione
D.A.R.C.
Soggetto e Sceneggiatura
Tinto Brass liberamente ispirato al romanzo di Alberto Moravia
Musiche
Riz Ortolani
Montaggio
Tinto Brass

Sogg.: liberamente ispirato al romanzo di Alberto Moravia - Scenegg.: Tinto Brass - Fotogr.: (panoramica/a colori) Massimo Di Venanzo - Mus.: Riz Ortolani - Montagg.: Tinto Brass - Dur.: 105' - Produz.: Rodeo Drive, Erre Cinematografica - Vietato ai minori degli anni diciotto

Interpreti e ruoli

Francesco Casale (Dodo), Katarina Vasilissa (Silvia), Franco Branciaroli (Alberto), Cristina Garavaglia (Fausta), Raffaella Offidani, Gabry Crea, Martine Brochard, Antonio Salines, Eleonora De Grassi, Paolo Murano

Soggetto

a Roma il giovane professore universitario di letteratura Dodo ha un morboso rapporto con la consorte Silvia che sembra sfuggirgli sempre e desiderare altri uomini, pur se, nei loro incontri saltuari, non disdegna di avere rapporti con il marito. Costui ha conosciuto la donna guardandola spogliarsi alla finestra di fronte, e da allora la sua è divenuta un'ossessione dove il voyeurismo ha il sopravvento sul rapporto fisico vero e proprio. Silvia scompare un giorno misteriosamente, e Dodo ripensa spesso ai loro primi incontri con relativi giochi erotici. Ha il fondato sospetto che ella sia divenuta amante di suo padre Alberto, docente universitario, a letto per una frattura, e noto per la sua sfrenata voglia di sesso, che egli esercita valendosi di attributi sopra la norma, con compiacenti amanti, come la contessa coinquilina, attempata ma ancora vogliosa, ma soprattuto con la cameriera-infermiera Fausta, che lo accudisce in abiti assai succinti e gli prodiga cure ed attenzioni particolari. Dodo è attirato dalle grazie di Fausta, che non avrebbe difficoltà a compiacerlo, ma si limita a spiare i giochi della giovane col padre, che sembra ricevere, di notte, misteriose visite. Un'allieva di colore, Pascasie, invita un giorno Dodo a casa sua, e gli propone un triangolo con la sua amichetta, ma il professore si limita a guardare e andarsene. Ossessionato dal pensiero di Silvia, attraverso i ricordi Dodo finisce per ricostruire la verità: il padre ha avuto un rapporto con sua moglie durante i festeggiamenti del suo matrimonio, e la tresca continua fin da allora, e la moglie è incapace di liberarsi. Incerto se perderla per sempre o adattarsi, Dodo sceglie la seconda ipotesi, rappacificandosi con Silvia: i due si rimetteranno insieme e vivranno nell'appartamento attiguo a quello paterno, ceduto dal compiacente genitore.

Valutazione Pastorale

in realtà siamo di fronte ad un'operazione dove il senso di disgusto e di squallore di fronte a tanta miseria morale, esibita e sbandierata come libertà d'espressione, cede il passo addirittura ad un senso di compassione. E' infatti rattristante che un uomo che in passato ha dato prove, specie agli inizi della carriera, di saper stare dietro la macchina da presa e di avere un sicuro gusto della fotografia e del colore, impieghi il suo talento, in una sorta di ebbrezza di degradazione, a confezionare una sequela pressoché ininterrotta di scene erotiche quasi sempre debordanti nel pornografico, con dialoghi tra lo squallido e il risibile, e con una trama e una sceneggiatura che sono solo posticcio pretesto per sciorinare una serie pressoché ininterrotta di parti anatomiche femminili e maschili. Un film sicuramente turpe e allo stesso tempo squallido con esplicitazione assoluta della genitalità con una visione senza veli degli organi dei due sessi con falli veri e protesi posticce.

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