MONTERIANO – DOVE GLI ANGELI NON OSANO METTER PIEDE *

Valutazione
Accettabile, Complesso
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Charles Sturridge
Durata
103’
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
WHERE THE ANGELS FEAR TO TREAD
Distribuzione
Titanus Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Tim Sullivan, Derek Granger, Charles Sturridge tratto dal romanzo “Where the angels fear to tread” di Edward M. Forster
Musiche
Rachel Portman
Montaggio
Peter Coulson

Sogg.: tratto dal romanzo “Where the angels fear to tread” di Edward M. Forster - Scenegg.: Tim Sullivan, Derek Granger, Charles Sturridge - Fotogr.: (panoramica/a colori) Michael Coulter - Mus.: Rachel Portman - Montagg.: Peter Coulson - Dur.: 103’- Produz.: Derek Granger

Interpreti e ruoli

Helena Bonham Carter (Caroline Abbott), Judy Davis (Harriet Herriton), Rupert Graves (Philip Herriton), Giovanni Guidelli (Gino Carella), Barbara Jefford (Signora Herriton), Helen Mirren (Lilia Herriton), Thomas Wheatley (Kingcroft), Sophie Kullmann, Vass Anderson, Sylvia Barter

Soggetto

rimasta vedova con una bambina di nove anni, la bella trentatreenne Lilia Herriton decide di partire da Sawston per concedersi una vacanza in Toscana (tradizionale tappa italiana degli inglesi) accompagnata dall’amica Caroline Abbott. Una suocera autoritaria, una cognata zitella e brusca (Harriet) e suo fratello Philip gente borghese e conformista tentano invano di ostacolarla. Con grande scandalo degli Herriton, la ricca congiunta sposa a Monteriano (una cittadina del Senese) un italiano, bello, spiantato, più giovane di lei e di modesta estrazione. Gino Carella. Questi ha sulla moglie idee antiquate e severe: la vorrebbe sempre in casa e non accetta l’idea di una sia pur minima vita di relazione, però l’ama sinceramente e più ancora ama il bambino, che Lilia gli lascia morendo di parto. Caroline Abbott che ha sempre appoggiato le scelte della defunta, da lei amatissima vede arrivare sul posto Philip, questa volta insieme alla dura sorella, inviati ambedue dalla madre, dopo che Harriet ha deciso di fare entrare nel clan degli Herriton il neonato, per farlo allevare all’inglese. Il bimbo diventa oggetto di contrattazioni anche se la Abbott sarebbe dispostissima ad occuparsene come se fosse suo. Philip, che fra tutti è il meno brusco (e che tra l’altro ha fatto schietta amicizia con Gino), si trova al centro di un urto di fondo: il vero scontro è fra due mentalità, due diversi stili di vita, con il convenzionalismo gretto e sprezzante da un lato, e l’impulsività tutta italiana dall’altro. Ma il tempo stringe (Gino ha già pensato a risposarsi, anche nell’interesse del piccolo). Harriet decide di rapirlo e di ripartire subito per l’Inghilterra: durante un temporale, la carrozza con fratello, sorella e neonato diretti alla stazione di Monteriano ribalta e il bimbo muore. Conformismo e pretese, diritti, affetti e cattiverie, tutto è stato travolto, senza vincitori né vinti. Dopo la tragedia e nel lasciarsi, resta soltanto tra Philip e Caroline una profonda, reciproca stima.

Valutazione Pastorale

Sturridge, utilizzando il romanzo che il prolifico Edward M. Forster localizzò nel 1904, in un Paese del Senese, non ha dimenticato sicuramente gli scopi ultimi, cui mirava lo scrittore: la contrapposizione tra due mondi sostanzialmente diversi, l’Italia e l’Inghilterra di inizio secolo. Per morale e stile di vita, tradizioni e comportamenti, senso della famiglia e interessi materiali, sembra di trovarsi di fronte a due mondi di per sé opposti e non di rado in urto. Può darsi che Forster cercasse di gettare un ponte fra le rive delle due etnie (Philip è personaggio esemplare, che dà forti segnali in tal senso). Paesaggi incantevoli (e fotografia del pari), caratteri ben disegnati, perfino una musica opportunamente presente con la “Lucia” donizettiana nel piccolo Teatro di San Gimignano, o scritta nei toni giusti a suggellare l’innegabile “mèlo” della storia. La ricostruzione d’epoca è accurata e soddisfacente; diligente la recitazione, a volte forse con qualche forzatura di tono (alla zitella Harriet, tutta spigoli e cattiverie, ci pensa Judy Davis, ottima attrice), con il contrappunto di Helena Bonham Carter. Il risultato è solo dignitoso e trova i suoi punti di forza in alcuni moduli collaudati: l’italiano, bello, spiantato e geloso e la morte per parto della ricca inglese.

Le altre valutazioni

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