NIKITA **

Valutazione
crudo, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Donna, Potere, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Luc Besson
Durata
113'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
NIKITA
Distribuzione
Penta Distribuzione
Musiche
Eric Serra
Montaggio
Oliver Mauffroy

Sogg. e scenegg.: Luc Besson - Fotogr. (Scope/a colori): Thierry Arbogast - Mus.: Eric Serra - Montagg.: Oliver Mauffroy - Dur.: 113' - Produz.: Gaumont, Gaumont Production, Parigi; C.G. Group Tiger Cinematografica Roma.

Interpreti e ruoli

Anne Parillaud (Nikita), Jean-Hugues Anglade (Marco), Tcheky Karyo (Bob), Jeanne Moreau (Amande), Jean Reno, Roland Blanche, Jacques Boudet, Philippe du Janerand, Jean Bouise, Marc Duret, Philippe Leroy

Soggetto

Nikita, una giovane punk e drogata, per aver ucciso freddamente un poliziotto, durante una rapina compiuta da alcuni suoi amici delinquenti, è condannata all'ergastolo. La donna viene però prelevata dai servizi segreti, che, dandola ufficialmente per morta, la costringono invece a diventare un killer spietato per missioni particolarmente difficili, durante le quali occorre un agente che sappia uccidere qualunque vittima, abilmente e a sangue freddo. Dopo un apprendistato durissimo durato tre anni, sotto la direzione di Bob, un intransigente maestro, Nikita, orinai ventitreenne, viene messa alla prova in una situazione difficilissima, nella quale si dimostra molto efficiente, uccidendo alcune persone in un ristorante, e riuscendo poi a fuggire e a salvarsi. Bob, che le dimostra un certo affetto, le dà un nuovo nome, dei documenti, delle pistole e la copertura di un falso posto di infermiera in un ospedale. Nikita continua così le sue missioni di morte, finché incontra il cassiere di un supermercato, Marco, e i due, teneramente innamorati, vanno a vivere insieme in casa di lei, senza che lui sospetti qual'è la vera attività della donna. Bob, conosciuto il giovane, approva la relazione di Nikitae fingendosi zio della ragazza, offre ai due un viaggio d'amore a Venezia. Nikita è felice e vorrebbe smettere il suo lavoro di assassina, ma non può, perché sia Bob, che il suo misterioso capo, non glielo permettono. Incaricata di una missione particolarmente pericolosa, perché deve raccogliere le prove del tradimento di un diplomatico, Nikita si salva miracolosamente, mentre muoiono colleghi e nemici, che sono coinvolti nell'impresa. Tornata a casa, la ragazza ha finalmente una spiegazione con Marco, il quale le rivela di aver capito da qualche tempo l'effettivo "lavoro" da lei svolto. La fedeltà di Marco in lacrime (piange un pò anche lei) non risolve la situazione e all'alba la ragazza sparisce di casa. Restano l'uno di fronte all'altro Marco e Bob: costui recuperando i documenti prelevati da Nikita e consegnatigli da Marco; questi dichiarando che della vita e delle imprese della compagna sapeva tutto da tempo e che solo per il proprio amore l'ha protetta tacendo. Nikita ha duramente pagato e forse, fuggendo, troverà un pò di pace.

Valutazione Pastorale

Il film è duro e crudo. La scelta di Nikita sicuramente più sfortunata che assassina è obbligata e non tollera sfumature. Manipolata, addestrata alla violenza e strumentalizzata come killer, Nikita è un personaggio tutto nero; ha una personalità posticcia e documenti falsi e, soprattutto, ha fatto una scelta spietata, cui dà seguito con lucido impegno senza apparenti sentimenti di colpa. Solo l'affettuosa dedizione di Marco appanna quella stessa lucidità e preludendo, forse, ad una volontà di riscatto. La regia è stringata e persuasiva, il montaggio accorto e la tensione assicurata, con qualche venatura patetica finale, che attutisce la violenza di eventi e comportamenti. Gli interpreti del trio fondamentale sono del tutto in ruolo: superlativa la Nikita di Anne Parillaud, ventitreenne emergente del cinema d'Oltralpe, non bellissima né aggraziata, ma attraente e di straordinaria espressività. Se si tiene conto delle condizioni iniziali della giovane tossicodipendente travolta in una rapina, del personaggio di Marco visto nella sua generosa positività, nonché dell'implicita condanna per la spregiudicata strumentalizzazione operata sulla donna, la valutazione non è del tutto negativa.

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