Padrenostro

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amicizia, Famiglia, Male, Storia, Terrorismo
Genere
Drammatico
Regia
Claudio Noce
Durata
120'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Vision Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Enrico Audenino, Claudio Noce
Fotografia
Michele D'Attanasio
Musiche
Mattia Corratello
Montaggio
Giogiò Franchini
Produzione
Andrea Calbucci, Maurizio Piazza, Alberto Sammarco, Pierfrancesco Favino

Interpreti e ruoli

Pierfrancesco Favino (Alfonso), Barbara Ronchi (Gina), Mattia Garaci (Valerio), Francesco Gheghi (Christian), Lea Favino (Alice), Mario Pupella (Nonno Giuseppe), Antonio Gerardi (Francesco), Anna Maria De Luca (Nonna Maria), Eleonora De Luca (Ketty)

Soggetto

Roma, 1976, Valerio, bambino di dieci anni vivace e pieno di fantasia, assiste insieme alla madre Gina all’attentato teso a suo padre da un gruppo di terroristi. La sua vita viene sconvolta e tutta la sua famiglia vive giorni di apprensione. In questo periodo Valerio anche incontra il ribelle Christian, che ha qualche anno più di lui…

Valutazione Pastorale

Al suo terzo lungometraggio (suo è “La foresta di ghiaccio”, 2014) e con incursioni anche nella serialità televisiva (“Non uccidere” e “1994”), Claudio Noce ha portato alla 77a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia una storia personale, che attinge alle pagine più intime della propria famiglia. È “Padrenostro”, un dramma che esplora il clima degli anni di piombo a Roma, esattamente l’anno 1976, quando il padre, il vicequestore Alfonso Noce, rimane ferito in un attentato terroristico. Prendendo le mosse da tale avvenimento, il regista ritorna liberamente sulla storia raccontandola nella prospettiva di un bambino di dieci anni, Valerio (Mattia Garaci), chiamato a confrontarsi con l’irruzione della violenza nel proprio mondo. Accanto a lui un amico inaspettato, il quattordicenne Christian (Francesco Gheghi), adolescente ruvido fino all’arroganza, che si fa tuttavia ben volere da Valerio conquistandone la totale fiducia: il rapporto tra i due cresce e si consolida in occasione del ritorno della famiglia nella natia Calabria. Punto di forza del film è sicuramente l’interpretazione vigorosa e realistica di Pierfrancesco Favino, che per questo ruolo ha vinto la Coppa Volpi a Venezia77, ma l’opera deve fare i conti con una sceneggiatura non priva di incertezze. Se la messa in scena iniziale risulta notevole e coinvolgente (ottima la ricostruzione, la fotografia e la componente musicale), soprattutto per il grande lavoro che il regista fa con i giovani interpreti, così come l’intenzione di mostrare la durezza degli anni di piombo attraverso l’innocenza dell’infanzia, nel corso della narrazione però qualcosa scappa di mano: vengono meno i necessari ancoraggi nella struttura narrativa, che rischia di sbandare sul finale in maniera confusa tra realtà e fantasia. Nel complesso è un buon prodotto, di impegno civile, che dal punto di vista pastorale il film “Padrenostro” è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito per riflettere sugli “Anni di piombo”, una delle pagine più buie della storia italiana degli anni ’70. Nelle proiezioni con ragazzi è bene prevedere la presenza di adulti e figure educative, per favorire una migliore contestualizzare e comprensione degli avvenimenti.

Le altre valutazioni

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