RITUAL – UNA STORIA PSICOMAGICA

Valutazione
Futile, superficialità
Tematica
Aborto, Donna, Malattia, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Giulia Brazzale
Durata
95'
Anno di uscita
2014
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Mariposa Cinematografica
Soggetto e Sceneggiatura
Giulia Brazzale, Luca Immesi tratto da "La danza della realtà" di Alejandro Jodorowsky
Musiche
Michele Menini
Montaggio
Giulia Brazzale, Luca Immesi

Orig.: Italia (2013) - Sogg.: tratto da "La danza della realtà" di Alejandro Jodorowsky - Scenegg.: Giulia Brazzale, Luca Immesi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Luca Coassin - Mus.: Michele Menini - Montagg.: Giulia Brazzale, Luca Immesi - Dur.: 95' - Produz.: Esperimentocinema - Primo film in Italia girato in Red Epic 5K.

Interpreti e ruoli

Désirée Giorgetti (Lia), Ivan Franek (Viktor), Anna Bonasso (Agata), Alejandro Jodorowsky (Fernando), Cosimo Cinieri (dott. Guerrieri), Patrizia Laquidara (l'Anguana), Roberta Sparta (Gloria), Fabio Gemo (Beppe), Nicola Arabi (Nicola), Gaia Ziche . (Gaia)

Soggetto

A Roma si incontrano Lia, semplice e fragile, e Viktor, sadico e narcisista. Il loro precario equilibrio si rompe quando Lia rimane incinta: l'uomo le impone di abortire, lei subisce la decisione ma il suo carattere va in frantumi. Neltentativo di curare la depressione, Lia si reca da Agata, una zia guaritrice che vive in un piccolo paese del Veneto. Dopo qualche tempo però nellavilla arriva Viktor, che vuole riportarla a Roma. Lia si oppone, i contrasti diventano aspri e la conclusione violenta appare inevitabile.

Valutazione Pastorale

Per ammissione degli stessi due registi (lei, Giulia Brazzale; lui, Luca Immesi: opera d'esordio per entrambi), il punto di partenza è stato il testo "La danza della realtà" di Alejandro Jodorowsky, il regista cileno impostosi all'attenzione con titoli quali "El topo", 1971 e "La montagna sacra", 1973. Lui stesso ha concesso la liberatoria per usare il termine 'psicomagia', e anzi ha voluto recitare in un cameo nel ruolo del defunto marito di zia Agata. Il copione si muove dentro una continua alternanza tra ragione e superstizione. Soprattutto nella seconda parte (quella che si svolge in Veneto) l'incontro tra magia, superstizione, tradizioni popolari e ritualità arcaiche diventa predominante. Con passaggi più marcati che affondano nella simbologia e nelle filastrocche popolari con venature horror. Viene evidenziato che la violenza dell'aborto lascia su Lia un dolore impossibile da cancellare nel cuore e nella mente. Si intuisce che i due autori hanno voglia di affrontare temi seri, importanti, attuali (violenza sulla donna, la vita interrotta, la medicina...), che però non acquistano spessore di vera problematicità. Meglio sarebbe considerare il film all'interno di quel cinema di 'genere' italiano (thriller psicologico) che molti esempi aveva offerto negli anni Settanta. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come futile e segnato da superficialità.

Utilizzazione

più che nella programmazione ordinaria, il film si indirizza per un utilizzo mirato, appunto come recupero di un cinema più di intrattenimento, per un pubblico adulto, che di dibattito.

Le altre valutazioni

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