SILENT SOULS

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Matrimonio - coppia, Morte, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Aleksei Fedorchenko
Durata
75'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Russia
Titolo Originale
Ovsjankì
Distribuzione
Microcinema
Musiche
Andrej Karasyov
Montaggio
Sergei Ivanov, Anna Verdun, Violetta Kostromina

Orig.: Russia (2010) - Sogg. e scenegg.: Denis Osokin - Fotogr.(Panoramica/a colori): Mikhail Krichman - Mus.: Andrej Karasyov - Montagg.: Sergei Ivanov, Anna Verdun, Violetta Kostromina - Dur.: 75' - Produz.: Igor Mishin, Mary Nazari per Media Mir Foundation.

Interpreti e ruoli

Igor Sergeyev (Aist), Yuriy Tsurilo (Miron), Yuliya Aug (Tanya), Victor Sukhorukov (Vesa)

Soggetto

Alla morte della moglie Tanya, Miron, proprietario di una cartiera, chiede all'amico e dipendente Aist di accompagnarlo. Miron deve portare il corpo di Tanya nella piccola città di Gorbatov e qui compiere il rito previsto dalla tradizione Merja, un'antica etnia confusa e quasi estinta nella zona del lago Nero, regione del centro ovest della Russia. I due arrivano sulle acque, ergono un catafalco in legno, bruciano il corpo, poi Miron disperde le ceneri nelle acque. Sulla strada del ritorno, sbagliano strada. Una gabbia in macchina con due zigoli, uccellini piuttosto banali, fa perdere a Miron il controllo della guida. Precipitano nel Volga, "un grande fiume merjano".

Valutazione Pastorale

"L'acqua è il sogno di ogni Merja, restare nell'acqua vuol dire essere immortale". Così Aist motiva quello strano viaggio che lui accetta di fare insieme all'amico e datore di lavoro. Strano, è chiaro, per chi non ha dimestichezza con questa cultura, originata da una tribù finnica che si dissolse nei popoli slavi. E' Aist a informare con voce fuori campo su tutti quei momenti e passaggi che aiutano ad entrare nelle atmosfere di una vicenda aspra e tormentata, un viaggio nemmeno troppo lungo al fondo di tradizioni che non si vogliono perdere. "Abbiamo desiderio di veder rivivere la nostra cultura" dice, e poco dopo: "Sulla via del ritorno ci siamo persi". Ecco i due punti opposti, i due luoghi che creano le ferite: l'obiettivo di conservare l'identità, la consapevolezza di essere a rischio di 'perdita'. Perchè il mondo non si ferma, e basta un modesto centro commerciale per far precipitare i due nel silenzio. Il rito funebre svela lo spaesamento: il corpo trapassa nell'acqua, non c'è distacco nè apparente dolore, il gesto di Miron che alla fine si toglie la fede e la butta nel fiume è duro e incisivo, ruvido, più arrabbiato che addolorato. Colpisce e conquista la dolcezza dello smarrimento che emana dal viaggio: un itinerario nel silenzio della natura, il diagramma di una solitudine virile e orgogliosa che trova sfogo in un improvviso, imprevisto rapporto fisico. La vita rialza la testa ma la morte è in agguato. Una 'tristezza allegra' è l'ossimoro con cui Aist definisce il loro stato. Una pena struggente che attanaglia lo stomaco, l'incapacità di conoscere in pieno anche due volatili in apparenza innocui come gli zigoli. Un mondo a parte, una voce lontana, la frase finale di Aist: "Soltanto l'amore non ha fine": un cinema che lotta tra tradizione e modernità, tra Tarkovski e Sokurov, tra l'occidente disgregato e l'oriente troppo vasto, disperso, inconoscibile. Forse una possibile linea d'incontro. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria ma più utilmente si indirizza per occasioni mirate, dove sia possibile avviare riflessioni sui numerosi temi che suggerisce. Molta attenzione è da tenere per piccoli e minori sia per l'uscita in sala, sia in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

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