UN AFFARE DI DONNE *

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Aborto, Donna, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Claude Chabrol
Durata
108'
Anno di uscita
1988
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
UNE AFFAIRE DE FEMMES
Distribuzione
Academy
Soggetto e Sceneggiatura
Colo Tavernier O'Hagan, Claude Chabrol liberamente tratto da "Une Affaire de femmes" di Francis Szpiner
Musiche
Matthieu Chabrol

Sogg.: liberamente tratto da "Une Affaire de femmes" di Francis Szpiner - Scenegg.: Colo Tavernier O'Hagan, Claude Chabrol - Fotogr.(panoramica/a colori): Jean Rabier - Mus.: Matthieu Chabrol - Mont.: Monique Fardoulis - Dur.: 108' - Produz.: MK2 production, Film A2, Film Du Camelia, La sept, Sofinergie - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

Interpreti e ruoli

Isabelle Huppert (Marie Latour), François Cluzet (Paul), Marie Trintignant, Nils Tavernier, Lolita Chamnah, Aurore Gauvin, Guillaume, Nicolas Foutrier.

Soggetto

Nella Francia occupata dai Tedeschi, Marie Latour, il cui marito è prigioniero in Germania, si mette a praticare aborti: vuole che i suoi bambini Pierrot e Mouche mangino più e meglio degli altri e le piace avere abiti decenti e molti soldi. Poichè ha conosciuto la prostituta Lucie, le affitta una stanza per i suoi incontri, ed un affare analogo lo combina con una amica di costei, cui affitta uno stambugio sotto il suo tetto. Il marito (Paul), rientrato nella cittadina a seguito di uno scambio di prigionieri, semplice e pigro com'è, ma affezionato alla moglie e ai bambini, è costantemente e duramente respinto, mentre sulle prime non sembra rendersi conto di tutto il lucroso e turpe giro. Poi Marie si prende come amante un collaborazionista, specialista in rastrellamenti. Furente e disgustato, Paul denuncia allora la moglie ed il suo squallido operato. Arrestata, accusata di ben 28 aborti e di sfruttamento della prostituzione, Marie viene giudicata dal Tribunale speciale dello Stato. A detta delle Autorità, la Francia necessita di un esempio clamoroso, per tutto ciò che attiene alla moralità e al suo degrado. Condotta a Parigi, a fatica difesa da un avvocato, Marie Latour, pur dichiarandosi pentita, il 30 luglio '43 è condannata alla ghigliottina. Sarà una delle ultime donne francesi a subire la pena capitale.

Valutazione Pastorale

Claude Chabrol non descrive con compiacimento alcuno tutto il lerciume ed i penosi dettagli che il film raccoglie, ma nel realismo di una storia autentica, non si è risparmiato in crudezze. Ciò che colpisce nella giovane Marie Latour è la sua totale amoralità, il cinismo assoluto, l'avidità di denaro e di un sia pur modesto benessere. Qualche trasalimento (rarissimo) della coscienza, un desiderio quasi infantile di cantare per poter un giorno riuscire a far l'artista, nonchè un barlume di pentimento alla fine prima di essere ghigliottinata, non riescono a far considerare il personaggio come giustificabile. Il film di Chabrol non nasconde nulla, risulta spesso grezzo e può richiamare alla mente perfino i toni e certe forzature del romanzo di appendice, profittando di una tematica ostica, ma in sostanza ricca di offerte un po' plateali e di meccanismi dallo scatto facile. L'esempio che il Governo del Maresciallo Pétain volle dare al Paese fu sicuramente clamoroso: non è inesatto pensare che il caso Latour non doveva - ratione materiae -ricadere sotto la competenza del Tribunale speciale dello Stato, istituito nella Francia occupata per crimini di altra natura. C'è su questo punto nel film una allusione precisa. Ma gli occupanti Tedeschi erano là ed il morale del Paese andava bonificato e tonificato. Non è da credere che l'opera di Chabrol sia di quelle che dichiaratamente si schierano tra i film contro la pena di morte. È una vicenda squallida, crudele ed amara ed è su questi toni che il regista ha basato la propria scrittura drammatica, anche se ha l'aria di enfatizzare contro il "conformismo". È Isabelle Huppert l'interprete adatta, legnosa e antipatica come si conviene, rarissimamente luminosa nel volto, avida ed interessata a incassare franchi come "mammana" e affittuaria ad ore, perfino blasfema. Ma la tollerabilità o meno del film non tanto dipende dalla bestemmia orrenda, che nasce su labbra disperate e terrorizzate prima della ghigliottina quanto dalla reazione naturale, che è di repugnanza e rifiuto di fronte alla strage di vite e alla incoscienza stessa, che a Marie restano in conclusione imputabili in senso assoluto; ci siano o meno nello sfondo i Tedeschi e tutte le infinite devastazioni della guerra, quelle morali in primo luogo.

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