UN CUORE IN INVERNO

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Psicologia, Sessualità
Genere
Drammatico
Regia
Claude Sautet
Durata
106'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
UN COEUR EN HIVER
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Claude Sautet, Jacques Fieschi, Jerome Tonnerre
Musiche
Maurice Ravel
Montaggio
Jacqueline Thiedot

Sogg. e Scenegg.: Claude Sautet, Jacques Fieschi, Jerome Tonnerre - Fotogr.: (panoramica/a colori) Yves Angelo - Mus.: Maurice Ravel - Montagg.: Jacqueline Thiedot - Dur.: 106' - Produz.: Film Par Film, Cinea, Orly Films, Sedif Paravision, FR3 Films Production

Interpreti e ruoli

Daniel Auteuil (Stéphane), Wmmanuelle Beart (Camille), Andrè Dussolier (Maxime), Elizabeth Bourgine, Brigitte Catillon, Myriam Boyer, Jean.Claude Boullaud, Stanislas Carre De Malberg, Dominique De Williencourt, Jean-Luc Bideau, Maurice Garrel

Soggetto

Stéphane e Maxime, apprezzati liutai parigini, formano un collaudato sodalizio amichevole e professionale: illustri musicisti vengono a chiedere consigli e ad effettuare riparazioni nella loro bottega. Ma un giorno, nel solito caffè, Maxime confida all'amico di avere una relazione con Camille, una giovane ed affermata concertista. La donna deve incidere un trio di Ravel e Stéphane le mette a punto lo strumento ed assiste alle prove ed alle prime sedute d'incisione. Tra i due, favorito dall'atteggiamento ambiguo di Stéphane, nasce a poco a poco un sentimento che la donna non riesce a nascondere. Ma Stéphane inspiegabilmente si ritrae in se stesso, sconcertando la giovane donna, che si sta affezionando a lui sempre più, attratta dalla sua riservatezza e dal suo giocare a nascondino coi sentimenti. Il liutaio rifiuta, con una scusa, di tornare in sala d'incisione, provocando il disappunto di Camille, che, sempre più in crisi, si confida con Maxime. Questi ha capito tutto, anche perché, allorché mostra all'amico il nuovo appartamento dove andrà a vivere con lei, lo vede colto da un'evidente crisi d'angoscia. Decide così di partire per Londra, pregandolo di assistere all'ultima seduta d'incisione della violinista. Quest'ultima è felice di vedere Stéphane, e terminata l'incisione, si apparta con lui in un'automobile, confessandogli esplicitamente il suo sentimento. Ma l'uomo le dice che tutto è stato un gioco, che non prova niente per lei, che, umiliata e ferita, lo lascia bruscamente. Al ritorno di Maxime, Camille ha ancora un improvviso sussulto di gelosia e affronta Stéphane al bar, dove siede con l'amica Hèlene, che ha una libreria ed alla quale è legato da un'amicizia del tutto platonica. Perso ogni controllo, Camille dà in escandescenze, coprendo di insulti sia lei che lui, che apparentemente non reagisce. Maxime, sopraggiunto perché preoccupato per Camille, arriva a schiaffeggiarlo. Stéphane abbandona così il socio e si mette in proprio, portandosi dietro il giovane allievo liutaio, verso il quale ha un atteggiamento quasi paterno, di cui Camille era stata testimone e che l'aveva commossa. Al momento di partire per una lunga tournée, Camille riceve una visita di Stéphane, che la giustifica ammettendo il suo gioco ambiguo. Frattanto il vecchio maestro di Stéphane, forse l'unica persona cui è affezionato, è in agonia, e la moglie non riesce ad esaudire il suo desiderio di morire. Sarà Stéphane a praticargli l'iniezione letale, senza rivelare cedimenti di sorta. Poi Maxime va a trovare Stéphane nel suo nuovo laboratorio, ed il loro colloquio è cordiale, mentre Camille, dal canto suo, nel rivederlo, sembra aver ritrovato la tranquillità.

Valutazione Pastorale

affrontando il difficile argomento dello psicodramma, Sautet sembra voler insegnare cosa si deve e non si deve "dire" servendosi della cinepresa e della colonna sonora. Portare avanti una storia dalla trama quasi impalpabile, tutta giocata sui chiaroscuri e sulle improvvise fiammate che i personaggi fanno traboccare dallo schermo, sull'onda magica della musica raveliana, non è impresa da poco, e Sautet mostra una capacità di sintesi e di introspezione di altissimo livello, coadiuvato da un cast di attori di eccezionale bravura e misura. Tutto ruota attorno alla figura emblematica del liutaio taciturno ed ironico, dai rarissimi sorrisi, appena accennati ma sempre tinti di amarognolo: una sorta di Buddha pessimista e nichilista che tutto vede scorrere attorno a sé, con una condiscendenza verso le debolezze altrui che è contrappuntata da un feroce autocontrollo dei propri sentimenti più nascosti. Il timore di scoprirsi, di concedersi agli altri lo porta in un vicolo cieco comportamentale, nel quale solo una corazza psicologica al limite del patologico può consentirgli di muoversi con apparente disinvoltura. Egli in realtà sembra temere, come ha sempre temuto, di essere colto in fallo dalla vita e dal prossimo: così ha abbandonato gli studi di violino perché non si sentiva in grado di eccellere, ed ha preferito un'arte, se pur nobile come la liuteria, sempre vicaria rispetto alla musica, ma dove è sicuro di avere pochi rivali. La sua mania di perfezione si sfoga infatti sul lavoro, che egli svolge con competenza e dedizione assolute. Egli ama anche insegnare la sua arte, e questa sembra l'unica vera apertura agli altri, nella persona dell'apprendista liutaio, in cui forse egli si rivede giovane, come a ripercorrere in modo diverso la strada che dalla gioventù lo ha portato nella sua prigione psicologica attuale. Ma è proprio questa apertura che inganna Camille, che assiste, non vista, al colloquio tra il maestro e l'allievo, che ha completato il suo primo violino. Rubandogli un momento di calore la donna crede di scorgere nel liutaio un mondo di passione e di generosità nascosto, e forse è così, ma potrebbe anche trattarsi del pallido riflesso di un sole che illumina il quotidiano inferno pietrificato di un cuore in inverno. Anche il gesto, estremamente grave, di praticare l'eutanasia al vecchio amico che lo implora con lo sguardo, è compiuto con le gelide movenze dell'angelo della morte delle leggende medioevali. In definitiva il film lascia volutamente in sospeso le ragioni profonde del comportamento di Stéphane in questo inquietante dramma dell'incomunicabilità, sul quale pesa non poco l'assoluta tranquillità con la quale la pratica della "morte terapeutica" viene affrontata.

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