I film della settimana, restando a casa dal 13 al 19 aprile

martedì 14 Aprile 2020
Un articolo di: Massimo Giraldi, Sergio Perugini

Al cinema sul divano di casa. Le proposte dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali – Commissione nazionale valutazione film CEI

Giro di boa di metà aprile, restando a casa. Non sono giorni facili, perché ricorre un desiderio, un bisogno, di riappropriarsi della propria quotidianità, della normalità. Bisogna però resistere, rimanere in casa, ed evadere magari con il pensiero, con una bella storia. Ecco allora una selezione di film proposta dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali – Commissione nazionale valutazione film CEI per affrontare la settimana dal 13 al 19 aprile.

“Il lato positivo” (RaiPlay)
Ha regalato il primo Oscar a Jennifer Lawrence. Stiamo parlando del film “Il lato positivo” (“Silver Linings Playbook”, 2013) di David O. Russell che prende le mosse dal romanzo di Matthew Quick. Giocato tra commedia e dramma, è il racconto dello smarrimento, della malattia, ma anche del desiderio di riscatto che nasce grazie alla famiglia e all’amicizia. Protagonista è Pat (Bradley Cooper), docente quarantenne che si trova a un tratto senza più moglie, lavoro e amici. Pat è finito in stallo, preda di un disturbo bipolare. A prendersi cura di lui i genitori (Robert De Niro e Jacki Weaver), che non mancano di sostenerlo e accompagnarlo nel non facile cammino di ripresa. Un giorno entra nella sua vita Tiffany (Lawrence), trentenne rincorsa dagli stessi problemi di Pat, che lo sprona a rimettersi in marcia sul sentiero della vita; Tiffany lo spinge prima a curarsi e poi a prendere parte a una gara di ballo per dimostrare che tutto è ancora possibile. Grande prova per David O. Russell – suoi sono anche “The Fighter” (2010), “American Hustle” (2013) e “Joy” (2015) – che racconta la malattia e lo smarrimento esistenziale con il dramedy, entrando nelle pieghe della sofferenza ma ribaltando la prospettiva in chiave positiva, con una dose di umorismo brillante. Come rimarca la Commissione film CEI nella sua valutazione pastorale: “Il copione ha passaggi di grande intensità, perfetta trasposizione in immagini delle cento nevrosi che punteggiano la società americana (e non solo). Grande spartito di temi e sfaccettature per un film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti” (www.cnvf.it).

“Churchbook” (History, 13 aprile)
Come si comunica la fede sui social? Qual è l’impatto su milioni di fedeli in tutto il mondo? Attorno a queste domande ruota il documentario “Churchbook” di Alice Tomassini, presentato alla 14a Festa del Cinema di Roma e in programmazione su History lunedì 13 aprile alle 21.50. Prodotto da Officina della Comunicazione in collaborazione con Vatican Media, “Churchbook” racconta l’evoluzione e l’utilizzo dei social media da parte del Papa e della Santa Sede, accedendo direttamente ai luoghi e ai referenti vaticani. Nel corso del doc infatti vengono intervistati mons. Dario E. Viganò, Nataša Govekar, Alessandro Gisotti, Gregory J. Burke, Taddeus Jones e Francesco Sforza. Il film della Tomassini non rientra nel format del racconto istituzionale, bensì si apre a una narrazione assolutamente agile e brillante, in linea con il linguaggio della Rete. In 61 minuti, la regista alterna sguardi più classici, soprattutto durante le testimonianze, a raccordi più emozionali o persino rock, mixando le immagini dell’archivio vaticano. È un’immagine pertanto molto bella quella della Chiesa che ci consegna il film “Churchbook”, una Chiesa protesa in uscita non solo sul territorio e verso le periferie, come indica sempre papa Francesco, ma anche lungo i sentieri digitali. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, poetico e adatto per dibattiti.

“L’ultimo imperatore” (La7, 13 aprile)
Sempre lunedì 13 aprile La7 programma in prima serata “L’ultimo imperatore” (“The Last Emperor”, 1987) di Bernardo Bertolucci, film che ha permesso al regista emiliano di fare ingresso a Hollywood dalla porta principale, vincendo ben 9 premi Oscar nel 1988, tra cui miglior film, regia, sceneggiatura e fotografia, quella di Vittorio Storaro. Bertolucci, scomparso nel 2018 all’età di 77 anni, è stato un autore molto importante nel panorama italiano e internazionale del XX secolo; ha segnato infatti uno spartiacque tra il cinema italiano del dopoguerra e la nuova tendenza degli anni Sessanta, imponendosi nello scenario europeo come uno dei giovani autori della Nouvelle vague italiana. Con “L’ultimo imperatore” Bertolucci rilegge la storia della Cina della prima metà del Novecento, raccontando la tragica vicenda di Pu Yi, l’ultimo imperatore della dinastia Qing, finito prigioniero prima in Russia e poi sotto il comunismo di Mao. Come indica la Commissione film CEI: “Storia di una solitudine, quella di un uomo eternamente prigioniero, tra mura prestigiose prima, in un esilio dorato dopo, fino al suo approdo tra crisantemi coltivati con amore […] La vicenda di Pu-Yi risulta uno sterminato affresco, dove sono raffigurate varie mutazioni di un popolo. Di questi eventi e di una siffatta metamorfosi il film di Bernardo Bertolucci ci da forti e sontuose immagini, atmosfere affascinanti ed attendibili impressioni. […] Un grande spettacolo, senza mai pesantezze né banalità e con una regia eccellente” (Cnvf, “Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 103, 1987).

“Hotel Transylvania” (Canale 8, 14 aprile)
Non solo Disney. È targato infatti Sony il cartoon “Hotel Transylvania” (2012) del regista russo-statunitense Genndy Tartakovsky, brillante animazione che rivela l’altra faccia dei mostri, da Dracula a Frankenstein, dall’Uomo lupo alla Mummia. È la storia di un lussuoso albergo a cinque stelle che come clientela vanta solo mostri e familiari al seguiro; l’equilibrio del mondo “parallelo” viene rotto quanto alla porta dell’albergo si presenta Jonathan, ragazzo che familiarizza subito con Mavis, la figlia adolescente di Dracula. Se il copione può apparire abbastanza prevedibile, la gestione del racconto è in verità divertente e frizzante, sorretta da tantissime trovate, dettagli garbati, particolari inattesi. Un cartoon che ci accompagna a riflettere su come non esistano barriere divisorie nella vita, bensì siamo chiamati a costruire una comunità includente e prossima. Una favola riuscita, con finalità educative senza avere pretese didascaliche, adatta a piccoli e grandi. Dal punto di vista pastorale “Hotel Transylvania” è consigliabile e nell’insieme brillante.

“Il sindaco del Rione Sanità” (RaiPlay)
In concorso alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, “Il sindaco del Rione Sanità” (2019) di Mario Martone è una bella attualizzazione del testo teatrale di Edoardo De Filippo del 1960. Siamo nella Napoli di oggi, una città dove è ancora profonda la frattura tra modernità e malavita; Antonio Barracano (Francesco Di Leva) è il potente boss del Rione e nulla si muove senza il suo consenso. Se all’inizio il racconto della città si avvicina (ma sottotono) allo sguardo amaro, asciutto, alla “Gomorra” oppure alla “La paranza dei bambini”, andando avanti, però, il film decolla verso altri orizzonti, orientandosi su un dramma shakespeariano giocato tra bene/male, amore/odio con monologhi finali densi di pathos e improntati alla riconciliazione. Si rivela un invito ad abbandonare la strada del sangue a favore di un orizzonte di pace; si arriva addirittura a cogliere alcuni rimandi cristologici nella sequenza conclusiva. Dal punto di vista pastorale, il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“La mafia uccide solo d’estate” (Rai Movie, 15 aprile)
Un deciso cambio di passo con “La mafia uccide solo d’estate” nella carriera di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Con una lunga gavetta in Tv con programmi come “Le Iene” o “Il testimone”, Pif decise di raccontare la sua Sicilia e l’impegno nella lotta alla mafia nel suo primo lungometraggio, “La mafia uccide solo d’estate”, non adottando però un prevedibile registro drammatico bensì le dinamiche commedia favolistica. Con “La mafia uccide solo d’estate” Pif si inserisce nel cinema d’impegno civile con ironia e leggerezza, presentando la storia d’amore tra due giovani palermitani, Arturo (Pif) e Flora (Cristiana Capotondi), che si conoscono sin dall’infanzia; una storia d’amore ambientata negli anni aspri della lotta alla mafia, nella stagione drammatica delle stragi, passando in rassegna le figure di Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Pif debutta dunque con un copione importante, con un’opera che non ha timore di essere spiritosa, svagata, pur mettendo lo spettatore di fronte a fatti sui quali c’è ben poco da ridere. Ben diretto, realizzato con cura, dal punto di vista pastorale il film è senza dubbio consigliabile, problematico e per dibattiti.

“Le meraviglie” (RaiPlay)
Ha diretto pochi film, ma tutti di grande successo: “Corpo celeste” (2011), “Le meraviglie” (2014) e “Lazzaro felice” (2018). Sulla piattaforma RaiPlay è disponibile il suo secondo film, “Le meraviglie”, con cui la regista ha ottenuto il Grand Prix al 67. Festival di Cannes. In una cornice quasi biografica, troviamo il racconto dell’estate di una famiglia di agricoltori tra Umbria, Toscana e Lazio: padre tedesco, madre italiana e quattro figlie piccole, capeggiate dalla maggiore Gelsomina. Gelsomina sogna il mondo fuori, lontano dalla campagna, quello che brilla nei riflessi della televisione. La regista racconta così un contesto naturale incontaminato, chiamato allo scontro con le luci abbaglianti della società consumistica, che tutto fagocita e corrode. È una piccola grande fiaba sociale, narrata con uno sguardo poetico che attinge a piene mani dal repertorio cinematografico di Ermanno Olmi. Come sottolinea la Commissione film: “Rohrwacher regista lascia il periodare sciolto della sua opera prima (“Corpo celeste”) per una messa in scena più difficile, non sempre comprensibile, talvolta enigmatica e cerebrale. Affascinante tuttavia perché corre sulla soglia di domande difficili (dove nasce il disagio contemporaneo?) e sa di non avere una risposta definitiva […] Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti” (www.Cnvf.it).

Articolo disponibile sul sito “Chi ci separerà” della Conferenza Episcopale Italiana


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE

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