“Il richiamo della foresta”, racconto di formazione che non smette di appassionare tra letteratura e cinema

venerdì 28 Febbraio 2020
Un articolo di: Redazione Cnvf

Il punto di forza di questo nuovo adattamento dell’omonimo romanzo di Jack London, pubblicato nel 1903 e diventato un classico della letteratura per ragazzi tradotto in 47 lingue, è sicuramente la tecnica di animazione (live-action) adottata che riesce a trasformare gli animali in personaggi realistici e dotati di un’espressività fuori dal comune. L’indiscusso protagonista del racconto è, infatti, il cane Buck, possente incrocio tra un San Bernardo e un Pastore Scozzese, strappato alla sua “tranquilla” vita nella casa del giudice Miller e catapultato nella selvaggia Alaska. Picchiato e attaccato a una muta di cani da slitta – della quale ben presto diverrà il capo – passa da una padrone all’altro fino a incontrare l’eremita John Thornton (uno scarmigliato e dolente Harrison Ford, al quale dobbiamo personaggi come Ian Solo di “Guerre stellari” e Indiana Jones dell’omonima saga, entrati ormai nell’immaginario collettivo). Con lui si spingerà nelle profondità delle terre selvagge in un viaggio che li porterà, grazie alla fiducia e all’amicizia reciproche, ad accettare il passato (per John la morte del figlio e per Buck una vita completamente diversa in un mondo affascinante, ma pieno di pericoli) e cogliere le molte nuove occasioni che il presente può loro regalare.
Il regista Chris Sanders, che ha diretto i film di animazione “Lilo & Stitch”(2002) e “Dragon Trainer”(2010) e collaborato, in qualità di sceneggiatore, a molti dei più famosi titoli della Disney, ha scelto di dare a questa sua versione de “Il richiamo della foresta” un taglio marcatamente educational-formativo, forse anche maggiore rispetto al racconto di Jack London, facendo del cane Buck un simbolo di fierezza e di forza, capace di accettare e affrontare gli imprevisti e le difficoltà della vita; di prendersi cura dei più deboli (umani e animali); di diventare più forte e risoluto senza stravolgere del tutto la sua natura “gentile”. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti.


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Il richiamo della foresta

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