BALLATA DELL’ODIO E DELL’AMORE

Valutazione
Complesso, scabroso
Tematica
Politica-Società, Sessualità, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Alex De La Iglesia
Durata
108'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Francia, Spagna
Titolo Originale
Balada triste de trompeta
Distribuzione
Lucky Red
Musiche
Roque Banos
Montaggio
Alejandro Lazaro

Orig.: Spagna/Francia (2010) - Sogg. e scenegg.: Alex de la Iglesia - Fotogr.(Scope/a colori): Kiko de la Rica - Mus.: Roque Banos - Montagg.: Alejandro Lazaro - Dur.: 108' - Produz.: Yousaf Bokhari, Vérane Frédiani, Gerardo Herkero, Franck Ribiére - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

Interpreti e ruoli

Carlos Areces (Javier), Antonio de la Torre (Sergio), Carolina Bang (Natalia), Sancho Gracia (col. Salcedo), Juan Luis Galiardo (Ring Master), Enrique Villen (Andrés), Manuel Tallafé (Ramiro), Gracia Olayo (Sonsoles), Carmen Maura

Soggetto

Spagna, 1937. Nel pieno della Guerra Civile, Tonto, un clown che si esibisce nel circo, viene prelevato da soldati repubblicani e coincolto in uno scontro contro i soldati franchisti. Passano oltre trenta anni. E' il 1973 e il regime franchista sembra vivere gli ultimi sussulti. Javier, il figlio di Tonto vuole seguire oggi le orme del padre ma è molto segnato dalla tragedia passata e si propone come Pagliaccio Triste. Assunto in un circo, subisce dapprima le angherie di Sergio, pagliaccio brutale, che lo costringe a spettacoli ad alto tasso di umiliazione. Quando Javier si innamora di Natalia, moglie di Sergio, la gelosia del marito si scatena inesorabile e procede in un un crescendo di brutalità e vendette.

Valutazione Pastorale

Da oltre un decennio Alex de la Iglesia scrive pagine di cinema improntate a quella melodrammaticità esagerata, esasperata, debordante che caratterizza molta parte della cultura spagnola. Anche in questa occasione, il percorso narrativo segue un pretesto abbastanza minimo, e tradizionale per scivolare sulla china di contrasti secolari, di rivalità ancestrali, di rivalità inconciliabili a metà tra affetti e ispirazione civile. Non si può negare al regista la capacità di costruire immagini di una visionarietà fatta di carne e sangue, di fatica esistenziale e di sudore carico di pianto. Il fatto è che, qui come in altri film precedenti, de la Iglesia approfitta un po' troppo della propria voglia di stupire e di colpire con eccessi di colori, violenze, momenti di rabbia sensuale. L'equilibrio del racconto sfugge di mano al regista che si compiace della propria bravura estetica. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso e nell'insieme scabroso.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria con molta cautela e, più opportunamente, è da proporre incontesti mirati, come proposta di affresco sulla Spagna a cavallo tra anni '30 e anni '70. Molta attenzione è da tenere per minori e piccoli in vista di passaggi televisivi e di uso di dvd e di altri strumenti tecnici.

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