BELLA E ACCESSIBILE

Valutazione
Inaccettabile, Dissennato
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Don Boyd
Durata
114'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
TWENTY-ONE
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Zoe Heller, Don Boyd Don Boyd
Musiche
Michael Berkeley
Montaggio
David Spiers

Sogg.: Don Boyd - Scenegg.: Zoe Heller, Don Boyd - Fotogr.: (panoramica/a colori) Keith Goddard - Mus.: Michael Berkeley - Montagg.: David Spiers - Dur.: 114' - Produz.: Morgan Mason, John Hardy

Interpreti e ruoli

Patsy Kensit (Katie), Jack Sheperd (Kenneth), Patrick Ryecart (Jack), Maynard Eziashi (Baldie), Rufus Sewell (Bobby), Sophie Thompson (Francesca), Susan Wooldridge (Janet), Julia Goodman, Julian Firth, Guy Oliver-Watts, Robert Bathurst

Soggetto

la ventunenne Katie, una irrequieta, dallo schermo sciorina i ricordi delle molteplici esperienze della sua vita sul piano sessuale ed affettivo. Nell'ordine passano e si intersecano il padre (uomo fragile, ma che con lei ha un ottimo rapporto), un amico di lui (Jack, dongiovanni dichiarato, il quale ha tentato di violentarla il giorno stesso del proprio matrimonio, diventandone poi l'amante), il cantante giamaicano Baldie grande amico della ragazza e Bobby, un tossicodipendente, altro amico che a Katie interessa di più. Una vita dispersiva e vacua, quella di Katie, fondata sulla carnalità da un lato e sulla tenerezza dall'altro a seconda degli uomini e sempre sotto l'incubo che i genitori ma lei vive sola decidano di dividersi. Poi Bobby muore per una overdose e il giamaicano viene sposato dalla disinvolta ragazza, giusto per consentirgli di prendere la cittadinanza britannica. Delusa, Katie decide di partire per gli Stati Uniti: la statua della libertà l'affascina, il presente bisogna viverlo, cercherà altri legami, forse uno solo, quello vero, che la appaghi nel cuore e nei sensi.

Valutazione Pastorale

è una specie di diario postadolescenziale, che sfortunatamente la bionda Katie propina imperterrita in questo lungo film prodotto nel 1990. Può anche darsi che sia uno di quelli, con cui soggettisti-registi intendono provocare gli spettatori. Fatto si è che Don Boyd ha partorito un lavoro, che definire dissennato è poco: un pasticcio fra il comico e il drammatico, una biografia che ospita scabrosità e indecenze, a documentare attrazioni emotive e sessuali ed incursioni sul crinale del sentimento e delle lacrime. È subito chiaro che un po' di stabilità Katie la trova solo rifugiandosi nelle braccia del padre, anche se debole, deluso e a volte ubriaco: unica figura maschile idonea a fermare quella bionda sensuale e sventata. La quale alla fine parte all'insegna del "vivere la vita oggi", verso l'America, per altre avventure e tutto è possibile per incontrare l'uomo giusto. Don Boyd ha remigato con fatiche notevoli fra sciocchezze, momenti frenetici, gli sproloqui della protagonista che ci descrive il chi e il come, i sentimenti sinceri o fasulli, il sesso (si noti il ridicolo e l'assurdo della gita a Venezia!), con vistose cadute di tono e di gusto. A parte la sostanziale amoralità della tesi di fondo e del personaggio principale, in tutto il film si avverte una conduzione arrembata, qualcosa di sghembo, quasi un filo di follìa, che suscitano insofferenza. Si può apprezzare quella brava attrice che è Patsy Kensit, costretta tuttavia da soggetto e sceneggiatura a confidenze lunghissime ed a barcamenarsi in un ruolo che tra papà, amici e amanti finisce con il risultare ibrido e antipatico. Forse per raggiungere anche connotati di alto contenuto spirituale, il bizzarro regista ha avuto infine la infelice idea di reclamare per il sottofondo un po' di musica: alcune frasi a base di "requiem" e "lux aeterna". La soluzione del mistero di una scelta così severa e cupa è rimessa, se hanno voglia di perdere altro tempo, agli spettatori più attenti.

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