BIMBA – È clonata una stella

Valutazione
Futile, velleitario
Tematica
Donna, Mass-media
Genere
Farsesco
Regia
Sabina Guzzanti
Durata
107'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Paolo Silvestri
Montaggio
Francesca Calvelli

Orig.: Italia (2002) - Sogg. e scenegg.: Sabina Guzzanti - Fotogr.(Panoramica/a colori): Giuseppe Lanci - Mus.: Paolo Silvestri - Montagg.: Francesca Calvelli - Dur.: 107' - Produz.: Medusa Film.

Interpreti e ruoli

Sabina Guzzanti (Bimba), Francesco Paolantoni (il direttore), Antonio Catania (commissario Macaluso), Adriana Asti (la cartomante), Iaia Forte (insegnante di recitazione), Gennaro Esposito . (Emilio)

Soggetto

Sul set di un film in lavorazione, Bimba riceve posta e scopre di essere in realtà un clone di Sandy, un'attricetta americana diventata famosa per breve tempo e poi piombata nell'anonimato. Infuriata, Bimba protesta con il direttore della produzione che ha messo in piedi il film, e quindi chiede di essere clonata ancora. Intanto l'ispettore Macaluso indaga sulla situazione. Alla tv Bimba vede che un altro suo clone ha ricoperto il ruolo di Gesù nel film in questione. Lei allora rivela tutto alla stampa. Macaluso intanto è entrato in contatto con Bimba, e la esorta a studiare e ad applicarsi per poter essere autonoma e sicura di se. Quando il direttore vorrebbe riportare Bimba sul set, lei invece cambia programma e decide di tenere un discorso a tutti i presenti. Alla fine comunica che il suo nuovo nome è Anna Maria Ceciarelli. Lasciato il set, ora Bimba recita a teatro. All'uscita ad aspettarla c'è Macaluso.

Valutazione Pastorale

Giusta l'idea di puntare sul 'clone' come tratto caratteristico di gran parte del mondo dell'immagine oggi dominante in Italia: doppioni, ripetizioni, scopiazzature, repliche, coprono gran parte dei palinsesti televisivi e i 'seguiti' dilagano anche al cinema (qui anche non solo italiano). Opportuna anche la volontà di mettere alla berlina la manipolazione, come impedimento alla ricerca di idee nuove. C'era molta materia per una buona satira di costume, ma il paradosso è che la Guzzanti cinematografica è rimasta imbrigliata in un meccanismo narrativo che è ancora molto diverso da quello televisivo o teatrale dove l'attrice si muove con scioltezza. Riconosciute le buone intenzioni, resta che il film in quanto tale non esiste, approssimativo nei dialoghi, sbrigativo nelle ambientazioni, inconcludente nella regia, povero nei personaggi di contorno. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come futile, e generalmente velleitario.

Utilizzazione

Per il suo modesto livello, il film si destina maggiormente ad occasioni mirate, nell'ottica di un approfondimento del rapporto cinema/tv, comicità televisiva e cinema, differenze di linguaggi espressivi.

Le altre valutazioni

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