CARTOLINE DALL’INFERNO *

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Famiglia - genitori figli
Genere
Drammatico
Regia
Mike Nichols
Durata
101'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
POSTCARDS FROM THE EDGE
Distribuzione
Columbia Tri Star Films Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Carrie Fisher dal romanzo di Carrie Fisher
Musiche
Carly Simon – Montagg.: Sam O'Steen
Montaggio
Sam O'Steen

Sogg.: dal romanzo di Carrie Fisher - Scenegg.: Carrie Fisher - Fotogr.: (normale/a colori) Michael Ballhaus - Mus.: Carly Simon – Montagg.: Sam O'Steen - Dur.: 101' - Produz.: Mike Nichols, John Calley

Interpreti e ruoli

Meryl Streep (Suzanne Vale), Shirley Mac Laine (Doris Mann), Dennis Quaid (Jack Falkener), Gene Hackman (Lowell), Richard Dreyfuss (Frankenthall), Rob Reiner, Mary Wickes, Conrad Bain

Soggetto

l'attrice Suzanne Vale mentre sta interpretando un film a Hollywood si droga, e per un'overdose, rischia di morire. Salvata con la lavanda gastrica, deve poi disintossicarsi in una clinica, e, quando ne esce, per poter riprendere il lavoro, è costretta ad accettare di essere affidata alla madre, Doris Mann (celebre star della commedia musicale degli anni 50) che ha una villa, nella quale, per festeggiare il ritorno della figlia, dà un grande party, al quale partecipa anche l'autoritaria nonna col nonno. Doris con la sua forte personalità ha sempre schiacciato la figlia, costretta ora ad ascoltare le sue continue critiche e i suoi consigli di dedicarsi al canto. Amareggiata anche dall'insoddisfazione dei produttori, la vulnerabile Suzanne cede al giovane e affascinante produttore Jack Falkner, un maniaco del sesso, che le giura di amarla seriamente, ma scopre che egli ha contemporaneamente un rapporto con un'attricetta. Suzanne delusa dopo uno scontro con la madre, alla quale rimprovera d'essere un'alcolista, di averle dato sonniferi fin da quando era bambina e di essere gelosa di lei trova aiuto nel comprensivo regista Lowell, che la incita a lottare promettendole di farle interpretare il suo prossimo film. Frattanto Doris ha un incidente mentre guida ubriaca e la figlia, che l'ha trovata molto abbattuta all'ospedale cerca di avere una spiegazione: le due donne chiariscono i loro sentimenti e i loro risentimenti; si perdonano a vicenda il male che si sono fatte certe del loro reciproco amore. Successivamente nell'interpretare il film di Lowell, Suzanne, ormai serena canta con grande bravura una canzone, applaudita con entusiasmo da tutti i presenti, tra i quali c'è Doris, commossa.

Valutazione Pastorale

il film presenta una descrizione accurata del rapporto fra madre e figlia, entrambe attrici, turbato dalla eccessiva autorità materna ma basato su di un profondo affetto, che permette alle due donne di superare la crisi. È evidente una critica violenta al mondo di finzione dello spettacolo, che privilegia l'apparenza piuttosto che la realtà, e ha logorato i nervi delle due attrici, portando Doris all'alcool e Suzanne alla droga. Ciò che emerge dall'insieme è l'aspirazione ad una vita vera, prospettata come possibile nel rasserenante finale. Si tratta di una storia di donne, coi rapporti fra tre generazioni: nonna, madre, figlia, tutte malate di protagonismo. Gli uomini presenti nella vicenda sono invece poco approfonditi, alcuni addirittura appena accennati (come il nonno e l'attuale marito di Doris). Il regista Mike Nichols ha diretto con abilità il film, magnificamente interpretato da due grandi attrici, Shirley Mac Laine (Doris) e Meryl Streep (Suzanne), che, dimostrando di essere anche ottime cantanti, si confermano artiste e professioniste complete. Alcune scene e situazioni motivano la valutazione.

Le altre valutazioni

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