CORPO CELESTE

Valutazione
Ambiguità, Complesso, Adatto per dibattiti
Tematica
Adolescenza, Famiglia - genitori figli, Gesù, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Alice Rohrwacher
Durata
98'
Anno di uscita
2011
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Cinecittà Luce
Soggetto e Sceneggiatura
Alice Rohrwacher
Fotografia
Hélène Louvart
Musiche
Autori vari
Montaggio
Marco Spoletini
Produzione
Carlo Cresto Dina, Jacques Bidou, Marianne Dumoulin, Tiziana Soudani. Casa di produzione Tempesta e Rai Cinema

Montagg.: Marco Spoletini - Dur.: 98' - Produz.:

Interpreti e ruoli

Yile Vianello (Marta), Salvatore Cantalupo (don Mario), Pasqualina Scuncia (Santa), Anita Caprioli (Rita), Renato Carpentieri (don Lorenzo)

Soggetto

Dopo dieci anni passati in Svizzera con la famiglia, Marta, ora tredicenne, torna a vivere a Reggio Calabria insieme alla mamma e alal sorella diciottenne. Subito Marta comincia a frequentare il corso di preparazione alla Cresima. Qui a guidare i ragazzi c'è la catechista Santa. Il parroco don Mario è spesso preso da impegni fuori dalla chiesa. Un giorno però, mentre si sta recando in macchina in una parrocchia abbandonata fuori città, incontra Marta e la porta con se per aiutarlo a ritirare un antico crocefisso da trasferire in città. Nel paesino fantasma Marta parla rapidamente col parroco ormai solo, poi al ritorno, lungo un tornante in curva, il crocefisso si stacca da sopra la macchina e precipita in acqua. Arriva il giorno della cresima. Marta cerca di capire meglio se stessa e il suo passaggio da adolescente a donna.

Valutazione Pastorale

Nel pressbook la neoregista (29 anni, nata a Fiesole, sorella dell'attrice Alba) informa che tempo addietro il produttore Carlo Cresto Dina, nell'esortarla a scrivere una sceneggiatura, le aveva proposto tre temi. "Io -aggiunge- scelsi quello che forse meno mi riguardava ma più risvegliava la mia attenzione: la chiesa. Ero a Reggio Calabria in quel periodo, quindi iniziai da lì, desiderosa di entrare dalla finestra più piccola e vicina alla vita di tutti i giorni, quella delle attività di parrocchia e del catechismo.(...)". Mettendo insieme queste dichiarazioni d'intenti e il risultato finale che vediamo, è più facile evidenziare la vicinanza tra intenzioni e svolgimento. Le prime essendo quelle di un approccio estraneo, esterno, esteriore, ecco che il copione vede e fa risaltare un elenco fitto di brutture, storture, difetti. A muovere le fila una catechista ingenua imbevuta di frasario televisivo; un parroco che fa il 'gestore' di varie attività; un contesto sociale degradato e approssimativo. Nella chiesa abbandonata tra le montagne il parroco anziano vive un'esistenza di solitudine, e il crocefisso che gli viene sottratto cade miseramente in acqua. Lo sguardo della regista (pur dinamico sotto il profilo visivo) si impantana in un percorso che sciorina negatività e si ferma li, senza alternative. Sentire comunque il bisogno di parlarne non va sottovalutato e può stimolare ad un confronto magari utile. Così il film, dal punto di vista pastorale, può essere valutato come complesso, certo segnato da ambiguità e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Ilfilm è da utilizzare in programmazione ordinaria, con l'invito a offrire elementi per discutere sugli argomenti trattati, offrendo prima e dopo la proiezione altri punti di vista. Anche con il supporto di testimonianze e esperienze dirette.

Le altre valutazioni

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