DADDY NOSTALGIE **

Valutazione
Accettabile, Complesso, Dibattiti
Tematica
Famiglia - genitori figli, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Bernand Tavernier
Durata
108'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
DADDY NOSTALGIE
Distribuzione
Bim Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Colo Tavernier O'Hagan e Scenegg.: Colo Tavernier O'Hagan
Musiche
Antoine Duhamel
Montaggio
Doriane Boeglin

Sogg.: e Scenegg.: Colo Tavernier O'Hagan - Fotogr.: (scope/a colori) Denis Lenoir - Mus.: Antoine Duhamel - Montagg.: Doriane Boeglin - Dur.: 108' - Produz.: Clea Productions Little Bear, Solyfic Eurisma

Interpreti e ruoli

Dirk Bogarde (Daddy), Jane Birkin (Caroline), Odette Laure (Miche), Emmanuelle Bataille (Juliette), Charlotte Kady (Barbara), Michele Minns (Caroline Enfant), Sophie Dalelio, Silvie Segalas

Soggetto

un anziano inglese molto agnostico, marito di Miche, una metodica e alquanto lamentosa cattolica francese, dopo una vita dedita per lavoro ai viaggi e agli incontri mondani, si ritira con lei in una confortevole villetta sulla Costa Azzurra. In seguito a un intervento chirurgico al cuore, viene raggiunto da Parigi dalla figlia Caroline, che gli resta vicino durante la convalescenza per qualche settimana. Caroline scrive sceneggiature di film. È divisa dal marito, e ha un figlio che ha dovuto lasciare a Parigi. Durante il soggiorno nella casa dei genitori, cerca di rinfrancare, comprensiva, la madre, sopportandone con affettuosa indulgenza - non scevra da qualche umanissimo scatto d'impazienza - paure, malinconie e piccole fissazioni borghesi, che il ricorso alla religione e alla preghiera non l'aiutano a superare. Ma riesce soprattutto a riscoprire il padre, che mentre era bambina le era risultato alquanto estraneo, avendo poco tempo da dedicarle. La sua affettuosa assistenza glielo ravvicina e fa nascere fra loro un'intesa delicata, fatta di piccole, furtive complicità e di dialoghi sommessi. L'esperienza con i due da comprendere e rasserenare rende pensosa Caroline, facendola riflettere su se stessa, sul proprio matrimonio, sul figlio, sulla vita. Poco dopo il rientro di Caroline a Parigi, Daddy muore, lasciandola sgomenta in un dolore accompagnato dal ricordo mesto e pieno di riconoscenza per lui, che "l'ha fatta ridere e sognare".

Valutazione Pastorale

il film è di pregevole fattura: riprese, scenografie, musica, recitazione, ritmo sono ineccepibili e di straordinario equilibrio. Avvalendosi della sceneggiatura misurata e finemente vibrante di Colo Tavernier O'Hagan, il regista ricama quella lieve trama di "piccoli nulla" - evocata dalla canzone in chiusura interpretata dalla voce fresca di Jane Birkin - di cui è intessuto il quotidiano, facendo affiorare sentimenti velati dal pudore, manie, nostalgie, rimpianti, desideri, paure attraverso il ritrovato rapporto affettivo padre-figlia, i loro gesti, il loro indulgente ammiccare sulle piccole fissazioni di Miche, la fanciullesca complicità nel sottrarsi all'ansiosa vigilanza di lei per concedersi qualche momento di svago e qualche innocente infrazione ai suoi inesorabili divieti terapeutici. Bernard Tavernier riesce a far emergere con discrezione e finezza, le sfumature affettive più delicate e i timori più segreti dei suoi personaggi, grazie soprattutto alla recitazione intensamente espressiva di Jane Birkin, una mirabile Caroline, che sa, nello stesso tempo, distrarre Miche dalle sue malinconie e procurare momenti distensivi al padre: una passeggiata, una sosta al bar, qualche sorso del vietatissimo whisky, qualche insolito nulla che rompa la monotonia delle sue giornate senza orizzonti e gli restituisca un po' di gusto per la vita. Soprattutto sa ascoltarlo, inducendolo, con le sue domande disarmanti e sorridenti, a sollevare alquanto il velo di pudore dietro al quale si cela il suo intimo, fino a far trapelare - sdrammatizzato da un'arguta ironia - tutto un mondo di sentimenti e presentimenti, finora custodito con dignitoso riserbo. Occorre dire che il volto di Dirk Bogarde, l'interprete di Daddy, asseconda con altrettanta bravura l'attrice, riuscendo a rendere questi ritrosi abbandoni del suo personaggio con una straordinaria gamma espressiva, che consente di coglierne l'espresso e l'inespresso fino alle sfumature più segrete. Senza cedimenti al patetico e al lacrimoso, Tavernier riesce così a tessere la trama lieve dei ritrovati legami affettivi tra padre e figlia, costruendo con mirabile leggerezza di tocco un capolavoro d'introspezione psicologica.

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