DALL’ALTRA PARTE DEL MARE

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Male, Mass-media, Razzismo, Storia, Teatro
Genere
Drammatico
Regia
Jean Sarto
Durata
80'
Anno di uscita
2009
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Caro Film
Musiche
Alessandro Molinari
Montaggio
Patrizia Ceresani

Orig.: Italia (2008) - Sogg. e scenegg.: Monica Rapetti - Fotogr.(Panoramica/a colori): Aldo Di Marcantonio - Mus.: Alessandro Molinari - Montagg.: Patrizia Ceresani - Dur.: 80' - Produz.: Veronica Bilbao La Vieja per Dream Film, Caro Film.

Interpreti e ruoli

Galatea Ranzi (Clara), Vitaliano Trevisan . (Abele), Gordana Miletic (Tosca), Fulvio Falzarano (Claudio), Viviana Di Bert (Gigliola), Alessandra Battisti (Franca), Tony Allotta (Filippo), Paolo Summaria (Fabrizio), Dino Castelli . (Ivano Rakovic)

Soggetto

La compagnia teatrale guidata da Abele insieme a Clara si riunisce per portare in scena un testo sulla Shoa: si basa sulle tetimonianze scritte da Ka Tzetnik 135633, un sopravvissuto di Auschwitz, e su Tosca Marmor, un'ebrea polacca scampata e già protagonista di un documentario girato a Parigi da Clara anni prima. Dopo i primi approcci, emergono molte divergenze sul modo di allestire la messa in scena. E allo stesso tempo Clara, dovendo recarsi a Trieste, sa che non può rimandare il momento per rintracciare nel capoluogo giuliano il padre, sparito quando lei aveva otto anni. Lo trova, lo mette di fronte al suo passato fatto di connivenza con i nazisti, lo lascia. Subito dopo Clara comunica ad Abele di non voler più partecipare al progetto.

Valutazione Pastorale

Si tratta di una produzione che intreccia il tema della Shoa con quella della sua rappresentabilità. Un testo teatrale da mettere in scena, un film che segue questa vicenda, l'ammissione di un'impossibile convivenza. Dramma, Storia e vita contemporanea tornano a confrontarsi lungo il confine dell'Arte e della sua difficile percettibilità. E quando il privato irrompe nel pubblico arriva la rinuncia. Anche in questa occasione l'incontro tra teatro e cinema non evita qualche trappola di formalismo espressivo, e di sovrapposizione linguistica. La regia però sa far prevalere le ragioni della sostanza, mettendo in giusto certi approcci alla tragedia inevitabilmente compiaciuti e sbrigativi. L'operazione alla fine convince, equilibrata nelle scansioni non semplici del rapporto vita vera/vita scritta. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e, più opportunamente, in rassegne dedicate alla Shoa e al rapporto cinema/teatro.

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