Dolor y gloria

Valutazione
Complesso, Dibattiti, Problematico
Tematica
Cinema nel cinema, Malattia
Genere
Drammatico
Regia
Pedro Almodovar
Durata
110'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Spagna
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Pedro Almodovar
Fotografia
José Luis Alcaine
Musiche
Alberto Iglesias
Montaggio
Teresa Font

Interpreti e ruoli

Antonio Banderas (Salvador Mallo), Leonardo Sbaraglia (Federico), Asier Etxeandia (Alberto Crespo), Nora Navas (Mercedes), Penelope Cruz (Jacinta), Julieta Serrano (La madre), Eva Martin (La radiologa)

Soggetto

A Madrid, oggi, Salvador Mallo è un regista che sta affrontando una difficile crisi creativa. Ha girato il suo precedente film ben 32 anni prima, e ora la cineteca lo ha restaurato e gli chiede di intervenire ad una proiezione speciale in suo onore…

Valutazione Pastorale

“Dolor y gloria” è il ventunesimo film di Pedro Almodovar, regista capace di lasciare segnali importanti anche se (capita, inevitabilmente), non tutto quello che gira funziona, e qualche passaggio di racconto sa un po’ di ripetizione. La prima cosa che (soprattutto allo spettatore italiano) risulta ‘già vista’ è l’espediente del cinema nel cinema. Salvador è un regista in profonda crisi creativa: se qualcosa rimanda all’ 8 ½ felliniano, l’impressione è più che giustificata, anche se il gioco di memoria del riminese evoca una profondità di rapporti e di contrasti psicologici più sfaccettati. Trasferendo se stesso nei panni di Salvador, Almodovar firma una confessione che è una storia a cuore aperto. Senza nascondere niente di se stesso (e del suo essere omosessuale), il regista traduce in immagini la sofferta via crucis di un uomo di cinema in forte crisi che, dapprima esitante, a poco a poco decide di affidarsi ai medici. In tal modo compie i passi necessari per riconciliarsi con se stesso, e, importante, recuperare il perdono da parte della madre, morta anni prima e tuttavia mai soddisfatta del figlio. Così tornato a dialogare con il mondo, ritrova la vena creativa smarrita e ha il coraggio di guardare in faccia una nuova vita. Il film è emotivamente alterno, passaggi inquieti si succedono ad altri più banali, ma la profondità della riflessione convince, e tutto confluisce in un finale segnato da sprazzi di grande cinema. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria per chi voglia approfondire la poetica di Almodovar, autore di film spesso provocatori, qui invece più malinconici e crepuscolari.

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