DON’T SAY A WORD

Valutazione
Accettabile, semplicistico
Tematica
Avidità, Denaro, Famiglia - genitori figli, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Gary Fleder
Durata
115'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Don't say a word
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Anthony Peckam, Patrick Smith Kelly tratto dal libro di Andrew Klavan "Non dire una parola"
Musiche
Mark Isham
Montaggio
William Steinkamp, Armen Minasian

Orig.: Stati Uniti (2001) - Sogg.: tratto dal libro di Andrew Klavan "Non dire una parola" - Scenegg.: Anthony Peckam, Patrick Smith Kelly - Fotogr.(Scope/a colori): Amir Mokri - Mus.: Mark Isham - Montagg.: William Steinkamp, Armen Minasian - Dur.: 115' - Produz.: Arnon Milchan, Arnold Kopelson, Anne Kopelson.

Interpreti e ruoli

Michael Douglas (Nathan Conrad), Oliver Platt (Louis Sachs), Sean Bean (Patrick Koster), Brittany Murphy (Elisabeth Burrows), Guy Torry (Martin Dolen), Jennifer Esposito (detective Sandra Cassidy), Famke Janssen (Aggie Conrad), Skye McCole Bartusiak . (Jessie Conrad)

Soggetto

A New York la figlia piccola di Nathan Conrad, famoso psichiatra, viene rapita dentro casa, senza che lui si accorga di niente. I rapitori dettano le condizioni: Nathan deve farsi dire una combinazione di sei numeri da Elisabeth, una giovane ricoverata presso l'ospedale psichiatrico in cui lavora. Tale combinazione serve per recuperare un diamante rubato dieci anni prima. Nathan si trova in una situazione apparentemente senza uscita. La giovane, che ha subito un forte chock, ha paura e non vuole parlare. Quando Nathan riesce a condurla sul luogo del trauma, Elisabeth sembra in grado di ricostruire la propria vicenda che poi l'aveva portata al cimitero comunale. Qui i malviventi sono già arrivati, identificano la comunicazione, scavano, trovano il diamante. Arriva Conrad, e anche la polizia. In una serrata sparatoria, i banditi vengono uccisi. Tornato insieme alla figlioletta, Conrad decide per il momento di tenere con sè anche Elisabeth, ormai guarita.

Valutazione Pastorale

Si tratta di una storia di taglio drammatico con sprazzi di thriller e di azione. Nell'insieme un tipico film di 'genere', un prodotto medio, professionalmente impeccabile, ben recitato, ben articolato, ben raccontato. L'improbabilità di alcuni passaggi diventa funzionale a creare la giusta alchimia tra finzione e accenni di problemi reali (gli ospedali, la psichiatria, il rapporto genitore-figlio). Tenacia, volontà, felice conclusione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, e nell'insieme semplicistico. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria come spettacolo di facile fruizione. Non si vedono altre possibili utilizzazioni.

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