DUTCH È MOLTO MEGLIO DI PAPÀ *

Valutazione
Accettabile-riserve, Realistico
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Peter Faiman
Durata
109'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
DUTCH
Distribuzione
Fox
Soggetto e Sceneggiatura
John Hughes
Musiche
Alan Silvestri
Montaggio
Paul Hirsch, Adam Bernardi

Sogg. e Scenegg.: John Hughes - Fotogr.: (normale/a colori) Charles Minsky - Mus.: Alan Silvestri - Montagg.: Paul Hirsch, Adam Bernardi - Dur.: 109' - Produz.: John Hughes, Richard Vane

Interpreti e ruoli

Ed O'Neill (Dutch Dooley), Ethan Randall (Doyle Standish), Jobeth Williams (Natalie), Christopher Mc Donald (Reed Standish), Ari Meyers (Brock), E.G. Daily (Halley), L. Scott Caldwell, Kathleen Freeman

Soggetto

Natalie, separata dal marito Reed Standish (il quale è in partenza per Londra in viaggio di affari), desiderando avere a Chicago con sé per il Giorno del Ringraziamento il figlio Doyle, che si trova in collegio ad Atlanta, incarica di andarlo a prendere il proprio convivente, Dutch Dooley. Dutch tanto è semplice di modi, gioviale e anche simpatico, quanto il ragazzo è borioso, petulante e beffardo: in più, mentre l'uomo non nasconde affatto la sua estrazione proletaria (ha abbastanza mezzi e dà a noleggio betoniere e macchinari per l'edilizia), Doyle si sente parte di un mondo elitario, è sempre in ordine ed è pronto al dileggio. Dutch, però, ha i suoi metodi e poi gli eventi del viaggio stesso, la gente incontrata, la distruzione della macchina investita da un TIR per la sciocca bravata del ragazzo, il freddo e la fame, il ricorso forzato ad una mensa popolare e ad un dormitorio per indigenti (quando Dutch è stato derubato da una prostituta), rimuoveranno dalla testa di Doyle molti pregiudizi. Il ritorno a casa dopo la lezione di vita lo spingono a gettarsi nelle braccia di una madre, che egli avvertiva assente e forse colpevole e che lo accoglie felice, mentre l'onesto Dutch può vantarsi di aver ben compiuto la propria missione. Quanto al padre, invitato anche lui da Natalie per il rituale tacchino farcito e arrivato sul posto burbenzoso verso "l'altro", dopo aver preso un formidabile pugno in testa, viene pregato di non tormentare più la ex-moglie ed invitato ad occuparsi più e meglio di quel bravo ragazzino che, a parte pregiudizi assurdi e chiacchiere infantili, cela in se stesso non poche qualità.

Valutazione Pastorale

film dignitoso, piacevole, per nulla insulso o banale. Il viaggio "on the road" qui è inteso come ritorno a casa e non come evasione avventurosa. La vicenda è imperniata su due personaggi: l'uomo e il ragazzotto, un po' scorbellato, ma anche paziente ed umano lui altezzoso invece e imbronciato il secondo, destinato a trasformarsi quando il contatto con la realtà degli eventi, gli apparirà con le sue crudezze. La conclusione era di per sé prevedibile ed è perciò tanto più stupida la titolazione italiana, che dà subito per scontata la certezza infantile che quell'omone figlio di una lavandaia, bizzarro, all'occorrenza di modi spicci, eppure affettuoso è migliore del papà ricco e appartenente al bel mondo. Nel realismo della storia, che è raccontata con cura, non mancano qua e là qualche situazione delicata (l'occasionale tappa motorizzata con due prostitute, peraltro affrontata con garbo) e qualche parola grossolana.

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