FACCIONE

Valutazione
Inaccettabile, Volgare
Tematica
Genere
Commedia
Regia
Christian De Sica
Durata
89'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
FACCIONE
Distribuzione
Artisti Associati International
Soggetto e Sceneggiatura
Gianfifippo Ascione, Liliana Betti, Christian De Sica Christian De Sica, Gianfilippo Ascione
Musiche
Manuel De Sica
Montaggio
Raimondo Crociani

Sogg.: Christian De Sica, Gianfilippo Ascione - Scenegg.: Gianfifippo Ascione, Liliana Betti, Christian De Sica - Fotogr.: (panoramica/a colori) Sergio Salvati - Mus.: Manuel De Sica - Montagg.: Raimondo Crociani - Dur.: 89' - Produz.: Video Holding, Aura Film, Rai Due - Vietato ai minori degli anni quattordici

Interpreti e ruoli

Nadia Rinaldi (Daniela), Paco Reconti (Michele), Agnese Nano (Luisa), Gianni Musy, Enrica Bonaccorti, Massimo Bonetti, Rosalina Neri, Lucia Poli, Alessandro Ruspoli, Giovanni Visentin, Roberto D'Agostino, Achille Bonito Oliva, Antonello Fassari, Francesco Gabriele

Soggetto

Daniela lavora presso la proprietaria di una galleria d'arte. È una ragazza assai grassa alquanto pasticciona, piena di vitalità e comunicativa ma troppo sognatrice. Vicino a Campo dei Fiori dove abita con l'amica Luisa tutti la conoscono e le vogliono bene. Portando al mattino i cornetti ad un gruppetto di immigrati, apprende con dolore che il suo diletto Mubu, un batterista senegalese se ne è andato a Napoli per un ingaggio. Poi per telefono conosce un certo Michele, che vive con Massimo, un antiquario di anomale tendenze e, combinato un appuntamento a Piazza Navona, manda, inutilmente, avanti Luisa, (ma questa parte all'improvviso poiché è innamorata di un uomo sposato che vive a Milano). Daniela lo porta a ballare, ne parla in casa dei suoi come di un principe fiorentino con cui si è fidanzata e lo ospita in casa, dove in realtà nulla succede. Il giovanotto (fa l'elettricista) viene baldanzosamente posto a contatto con gente di cinema e di teatro che frequenta la galleria (un ambiguo regista lo mette addirittura alla prova per il ruolo di Macbeth), ma Michele non ha capacità e ogni cosa non riesce. Improvvisamente Daniela riceve due rivelazioni: è incinta di cinque mesi (il padre è Mubu) e Michele è un omossessuale (glielo ha dichiarato l'antiquario, presso il quale lei è andata a ritisare lo scarso bagaglio di Michele, dato che questi è stato licenziato). Ma Daniela (licenziata lei pure, avendo combinato nella galleria un autentico disastro con i quadri di un maestro americano) non si perde mai d'animo: ospita definitivamente nel suo limitato alloggio l'elettricista tuttofare e spalanca la porta pure a Luisa, che ritorna delusa e più lamentosa che mai e a cui Michele riserva qualche attenzione concreta (altra sfortuna per Daniela). Poi torna Mubu, sempre in giro con una piccola band, perché è nato il suo bambino, nero e ricciutello. E Daniela è felice: non solo non ha ceduto all'idea di abortire ed ora si coccola il pupo, ma a furia di chiacchiere e di improvvisazioni, è riuscita a far scegliere Michele per un film dei Fratelli Taviani. Michele penserà a tutti e tre.

Valutazione Pastorale

buono come punto di partenza dalla storia di una ragazza ordinaria, senza qualità attraenti, (se si esclude la notevole carica di simpatia e l'ottimismo col quale vive la propria ingombrante "diversità"), il film tradisce subito la superficialità con la quale l'idea iniziale viene stiracchiata più che sviluppata, facendo perdere al regista esordiente l'occasione di raccontare davvero una storia "diversa". Ciò che fa difetto in questo film sono proprio il racconto e la regìa. Non è infatti sufficiente aver individuato un soggetto alquanto insolito, se poi narrativamente non si riesce a dargli una qualche consistenza. Il lasciarsi andare poi alle scurrilità verbali, al qualunquismo morale e alla disinvoltura nel presentare attraverso la simpatia disarmante di una protagonista che ignora ogni elementare pudore situazioni limite come ovvie e usuali fa tutt'altro che onore al regista e rende inaccettabile un film che avrebbe potuto cogliere, attraverso le apparenze frivole e disimpegnate di certo mondo senza principi e senza perchédi vita, quanto meno la nostalgìa di un vivere più umano e più degno.

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