FREEHELD -AMORE GIUSTIZIA UGUAGLIANZA

Valutazione
Complesso, Problematico, dibattiti
Tematica
Donna, Malattia, Omosessualità
Genere
Drammatico
Regia
Peter Sollett
Durata
103'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Freeheld
Distribuzione
Videa
Soggetto e Sceneggiatura
Ron Nyswaner tratto dal corto doc omonimo di Cynthia Wade
Musiche
Hans Zimmer
Montaggio
Andrew Mondshein

Orig.: Stati Uniti (2015) - Sogg.: tratto dal corto doc omonimo di Cynthia Wade - Scenegg.: Ron Nyswaner - Fotogr.(Panoramica/a colori): Maryse Alberti - Mus.: Hans Zimmer - Montagg.: Andrew Mondshein - Dur.: 103' - Produz.: Michael Shamberg, Stacey Sher, Cynthia Wade, Jack Selby, Duncan Montgomery, James D. Stern, Julie Goldstein, Phil Hunt, Compton Ross, Kelly Bush Novak, Ellen Page - X^ EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2015, SELEZIONE UFFICIALE.

Interpreti e ruoli

Julianne Moore (Laurel Hester), Ellen Page . (Stacie Andree), Michael Shannon (Dane Wells), Steve Carell (Steven Goldstein), Luke Grimes . (Todd Belkin), Josh Charles (Bryan Kelder), Mary Bildsong (Carol Andree), Stink Fisher . (Jake), Jeannine Kaspar . (Margaret)

Soggetto

Quando da poco hanno cominciato a vivere insieme, il detective Laurel Hester accusa i primi sintomi di quello che si rivelerà un male incurabile. In questa prospettiva Dana chiede che la sua futura pensione sia girata a Stacie Andree, sua attuale compagna. I funzionari della Contea di Ocean però non le riconoscono questo diritto. Dane Wells, collega in polizia di Laurel, e Steven Goldstein, attivista dei diritti civili, si mettono alla testa di una battaglia per l'uguaglianza.

Valutazione Pastorale

"Ispirato ad una storia vera" (oppure 'tratto da...' o 'basato su...'): questa etichetta è diventata negli ultimi anni sempre più frequente. La conseguenza può essere che ogni aggiunta di finzione o di sforamento dalla cronaca rischia una non richiesta intromissione, e che, sotto il profilo strettamente narrativo, la conclusione è già ampiamente scritta prima. Se poi si aggiungono scenari che prevedono dolorose malattie e la necessità di confrontarsi con uomini di potere dal cuore arido, si ha la netta sensazione di avere di fronte un copione forte, delicato, di profonde implicazioni, eppure in qualche modo privato della necessaria grinta espressiva. Julianne Moore è, per paradosso, troppo brava e convincente; Steve Carell nel ruolo dell'ebreo attivista è troppo sopra le righe; la commozione corre con il freno a mano tirato. Insomma lavoro, malattia, libertà civili, una Conte come apripista per tutti gli Stati Uniti. C'era qualche dubbio che potesse finire diversamente? Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e, meglio, in occasioni mirate, per avviare riflessioni sui molti temi attuali affrontati, anche con il supporto di altre testimonianze, contributi, confronti con la realtà italiana.

Le altre valutazioni

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