HOLLYWOOD ENDING

Valutazione
Accettabile, brillante**
Tematica
Cinema nel cinema, Matrimonio - coppia, Psicologia
Genere
Commedia
Regia
Woody Allen
Durata
112'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Hollywood ending
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
brani di autori vari
Montaggio
Alisa Lepster

Orig.: Stati Uniti (2002) - Sogg. e scenegg.: Woody Allen - Fotogr.(Panoramica/a colori): Wedigo von Schultzendorff - Mus.: brani di autori vari - Montagg.: Alisa Lepster - Dur.: 112' - Produz.: Letty Aronson, Helen Robin per Dreamworks.

Interpreti e ruoli

Woody Allen (Val Waxman), Tea Leoni (Ellie), Debra Messing (Lori), Treat Williams (Hal), George Hamilton (Ed), Mark Rydell (Al Hack), Tiffany Thiessen (Sharon Bates), Marian Seldes (Alexandra), Lu Yu (cameraman), Isaac Mizrahi (Elio Sebastian)

Soggetto

A riposo ormai da molti anni anche a causa del suo carattere nevrotico e difficile, il regista Val Vaxman riceve una inattesa proposta per un film da girare a New York. A pensare a lui è l'ex moglie Ellie, che ora vive a Los Angeles con il nuovo marito, capo della produzione che ha messo in cantiere quel film. Val accetta ma, il giorno prima dell'inizio delle riprese, si accorge di aver perso la vista. Diagnosticato come un malessere psicosomatico da stress, l'imprevisto tuttavia imporrebbe a Val di rinunciare al lavoro. Interviene però il suo agente, Al, il quale trova la soluzione: Val andrà sul set e farà girare le scene dal direttore della fotografia, stando attento a che nessuno si accorga di niente. Tra vari contrattempi ed equivoci, il film arriva alla fine della lavorazione. Il risultato è però imbarazzante e, dopo che una giornalista ha rivelato quello che è successo, pubblico e critica stroncano il lavoro. Intanto Val ha riacquistato la vita. E non fa in tempo a pensare al peggio, perché dalla Francia arrivano commenti entusiastici. Ellie, la ex moglie, è felice e decide di tornare al suo fianco per tentare nuove imprese.

Valutazione Pastorale

L'ennesimo lungometraggio di Woody Allen é, come molti altri (tutti?), la somma di tutti i fattori che gli stanno a cuore. Si fa presto ad elencarli: New York, set ideale, anzi l'unico set possibile; il cinema, o meglio il fare film come momento di seduta psicanalitica; il mondo del cinema (il suo contorno); la donna, la moglie (incapacità di dare logica ai percorsi sentimentali); il contrasto tra New York e Los Angeles, ovviamente a favore della prima; l'essere intellettuale come unica difesa dalla banalità del mondo; il solco (anzi l'oceano) che divide la fredda America dalla calda Europa (dalla caldissima Parigi). In questo ampio, reiterato eppure mai esaurito quadro si inserisce in questo caso il tema della cecità, del vedere/non vedere, del guardare senza avere lo sguardo. Un Woody Allen più sereno, divertente e divertito, meno rancoroso e più aperto verso gli altri e verso se stesso, disponibile al recupero di affetti importanti, il figlio, la moglie. Inciampi, ostacoli, palpitare dell'anima, le mille facce dell'arte, della creatività: uno spartito armonioso e vivace. Il film, dal punto di vista pastorale, é da valutare come positivo, e nell'insieme brillante. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare nell'ambito dei tanti temi possibili, (l'immagine, lo sguardo, il vero e il falso...) a partire da quello del cinema nel cinema.

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