I 600 GIORNI DI SALÒ

Valutazione
Accettabile, Realistico
Tematica
Genere
Documentario
Regia
Emanuele Valerio Marino, Nicola Caracciolo
Durata
81'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
I 600 GIORNI DI SALÒ
Distribuzione
Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico
Soggetto e Sceneggiatura
Nicola Caracciolo, Emanuele Valerio Marino
Musiche
Benedetto Ghiglia
Montaggio
Angela Monfortese

Sogg. e Scenegg.: Nicola Caracciolo, Emanuele Valerio Marino - Fotogr.: (normale/b.n.) Operatori Vari -Mus.: Benedetto Ghiglia - Montagg.: Angela Monfortese - Dur.: 81' - Produz.: Istituto Luce, Raitre

Soggetto

dall'ingresso al Brennero delle truppe naziste nell'ottobre 1943 ai corpi esanimi dei fascisti impiccati a Milano a piazzale Loreto nel maggio 1945, rivivono i seicento giorni della Repubblica Sociale Italiana, l'ultimo sussulto del Fascismo ormai allo stremo, forse voluto più da un'Hitler legato a Mussolini da legami di amicizia e di stima e deciso a difenderlo anche contro il parere contrario dei suoi consiglieri, che dal dittatore italiano ormai convinto della precarietà del suo ruolo.

Valutazione Pastorale

l'itinerario di immagini, già note in parte ma sovente inedite (ed è questo forse il pregio maggiore dei lavoro), si snoda alternando visioni del quotidiano, ora propagandistiche ora pregne di una desolata amarezza che ancor oggi induce alla riflessione, con cospicui innesti di "ufficialità". L'itinerario segue con rigore lo scorrere di quei mesi in cui atrocità che oggi la memoria vorrebbe cancellare vennero commesse dall'una e dall'altra parte, come ogni guerra civile tristemente ripropone. Opera tutto sommato meritoria sul piano storico, anche se non eccelsa nel montaggio e della scelta dei commenti sonori, ha il pregio di miantenere, volutamente, un tono di pacata denuncia di una tragedia che non può ancora essere rimossa dalla coscienza collettiva italiana. soprattutto in un clima di revisione di tanti aspetti della Guerra fredda che giorno per giorno vengono alla luce all'Ovest come all'Est. Gli stessi autori sono i primi a riconoscere la difficoltà di mantenere un'equidistanza ideologica e critica trattando un materiale documentario ancora troppo recente, e va reso loro atto di aver comunque tracciato un itinerario che, pur forzosamente incompleto, e talvolta inspiegabilmente lacunoso, come nel caso, ad esempio, del discorso di Mussolini al Teatro Lirico di Milano, può servire da materiale di riflessione per chi quei terribili giorni ha vissuto, per chi sembra considerarli tout court "acqua passata" ed anche per chi, per non averli vissuti, si ritiene immune dal loro retaggio socio-culturale, che invece ha continuato ad avvelenare e subdolamente ancor oggi, camuffato in molti modi ma sempre vivo e vegeto, corrode l'atmosfera politica e sociale del quarantennio repubblicano. Opera tutto sommato di conciliazione, quindi, e speriamo di contributo al superamento di uno schema di contrapposizioni politiche che, nell'Europa che s'affaccia al Duemila, non hanno più motivo di sussistere.

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