I CAVALIERI CHE FECERO L’IMPRESA

Valutazione
Accettabile, realistico
Tematica
Letteratura, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Pupi Avati
Durata
147'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
20th Century Fox Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Pupi Avati tratto dal romanzo omonimo di Pupi Avati
Musiche
Riz Ortolani
Montaggio
Amedeo Salfa

Orig.: Italia/Francia (2001) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Pupi Avati - Scenegg.: Pupi Avati - Fotogr.(Scope/a colori): Pasquale Rachini - Mus.: Riz Ortolani - Montagg.: Amedeo Salfa - Dur.: 147' - Produz.: Antonio Avati, Tarak Ben Ammar e Mark Lombardo.

Interpreti e ruoli

Edward Furlong (Simon di Clarendon), Raoul Bova (Giacomo di Altogiovanni), Marco Leonardi (Ranieri di Panico), Thomas Kretschmann (Vanni delle Rondini), Stanislas Merhar (Jean De Cent Acres), Edmund Purdom (Ugo di Clarendon), Carlo Delle Piane (Giovanni da Cantalupo), F. Murray Abraham (Delfinello da Coverzano), Yorgo Voyagis (Isacco Sathas), Sarah Maestri . (Odilia la novizia)

Soggetto

Nell'inverno del 1217 le spoglie di Luigi IX, il re santo, vengono trasportate lungo la penisola italiana dal suo esercito in ritirata. La settima Crociata, che aveva come scopo la conversione e la resa di Tunisi, è drammaticamente fallita. Nel clima mesto che accompagna il ritorno, quattro cavalieri (Simon di Clarendon, Ranieri di Panico, Vanni delle Rondini, Ugo di Clarendon)entrano in contatto tra loro e si accorgono di avere uno stesso ambizioso progetto: la volontà di scoprire il luogo nel quale alcuni membri traditori della corte di Francia tengono nascosta la Santa Sindone. Decidono allora di partire per un viaggio pieno di incognite e di rischi. Con loro é anche Giacomo di Altogiovanni, che è nelle condizioni di servo ma in seguito verrà alzato al rango di cavaliere e sarà loro pari. Dall'Appennino toscoemiliano, i cinque arrivano a Otranto, per poi traversare il mare e raggiungere Tebe, in Grecia dove é occultata la Santa Reliquia. Dopo aver superato molte avversità e pericoli, l'impresa riesce: il gruppo si impadronisce del lenzuolo nel quale Cristo fu avvolto dopo la crocifissione. Insieme intraprendono il viaggio a ritroso. Tornano in Francia e si apprestano a consegnare la reliquia al signore di Cherny. alto dignitario della famiglia reale. Al momento della consegna, viene dato ai soldati l'ordine di attaccare. I 5 si difendono strenuamente ma restano tutti uccisi. Nella cattedrale, vicino alle tombe dei Re, Giovanni da Cantalupo, che ha raccontato la vicenda in flash-back, sente ancora le loro voci.

Valutazione Pastorale

Dice Pupi Avati: " (...)Scopri così che la tua vita segue una linea curva che rende ogni previsione impossibile ma che in questa ellisse che percorri c'é, negli anni della maturità, un richiamo al ritorno, un'evocazione, una seduzione crescente verso gli archetipi della tua infanzia. E' verso quelli che mi sento sospinto da segni inconfutabili e che motivano forse anche questa mia ampliata passione per quel mondo medievale che mi fu dentro, recondito, quando ero fanciullo. Ecco forse spiegata...la necessità forte di narrare una vicenda che mi riconducesse a quel mondo, all'avventura cavalleresca appunto. Dove la ricerca svolta sulle innumerevoli cronache fornisse una solida base ma fosse altresì concesso al narratore di immaginare per quei cinque ragazzi un'impresa da compiere che fosse la più venerabile e la più Santa dell'universo mondo". Pupi Avati é autore molto prolifico, dedito in prevalenza a dare spazio a ricordi autobiografici legati alla natia terra emiliana. Era giusto quindi sentire direttamente da lui i motivi che lo hanno indotto ad andare a ritroso, e tornare a quel medioevo che peraltro aveva già visitato con "Magnificat". L'impresa dei cinque cavalieri è certo da vedere come una sorta di viaggio iniziatico, di sfida all'impossibile destinata a chiudersi tragicamente. Avati é preciso e puntiglioso nella ricostruzione storica (anche a costo di lasciarsi andare a truculenze varie nelle battaglie e a redigere reperti di cure mediche tra scienza e superstizione), segue con calore l'entusiasmo e l'incoscienza dei ragazzi, li osserva mentre si compie il loro folle destino. Ne esce ancora una volta il senso della Storia e della vita come fatica, come cammino attraverso il continuo succedersi di bene e male. Un controcanto accorato, quello di Avati, cui manca però lo slancio di passione necessario per uscire dalle secche della cronaca. C'é dolore ma non c'é pietà, avverti la partecipazione ma non il senso del sacrificio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, per le positive motivazioni che lo sorreggono, e realistico, per inquadrare nel giusto contesto storico le crudezze visive che punteggiano la storia. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, anche se la lunghezza (147') ne frena una larga fruizione. Da recuperare come affresco di fatti storici poco noti, facendo attenzione ad un pubblico di bambini e minori.

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