I MAGI RANDAGI **

Valutazione
Accettabile-riserve, complesso
Tematica
Tematiche religiose
Genere
Apologo
Regia
Sergio Citti
Durata
106'
Anno di uscita
1996
Nazionalità
Francia, Italia
Distribuzione
Istituto Luce
Soggetto e Sceneggiatura
Sergio Citti, David Grieco, Michele Salimbeni Sergio Citti
Musiche
Ennio Morricone
Montaggio
Ugo De Rossi

Orig.: Italia/Francia (1996) - Sogg.: Sergio Citti - Scenegg.: Sergio Citti, David Grieco, Michele Salimbeni - Fotogr.:(Panoramica/a colori) Franco Di Giacomo - Mus.: Ennio Morricone - Montagg.: Ugo De Rossi - Dur.: 106' - Produz.: I.P.S. Roma - Journal Film, Berlin - Films Sans Frontières, Paris.

Interpreti e ruoli

Silvio Orlando (Melchiorre), Patrick Bauchau (Baldassarre), Rolf Zacher (Gaspare), Nanni Tamma (Padreterno), Laura Betti (Don Gregorio), Franco Cit-ti, Ninetto Davoli, Gastone Moschin, Franco Valente, Franco Di Turi, Rocco Peluso, Paola Tanziani

Soggetto

Tre saltimbanchi presentano nei paesi un singolare spettacolo, un circo in cui invece delle belve si agitano esseri umani vestiti da nazisti e mafiosi, come esempi di belve peggiori delle bestie. Lo spettacolo non è compreso, i tre fuggono e si ritrovano in un paesello, dove si sta allestendo il presepe. Il parroco li ingaggia per impersonare i Re Magi, e i tre riescono così bene nel loro compito da convincere gli abitanti a mettere di nuovo al mondo quei figli che nessuno voleva più. Nella notte una stella cometa appa-re nel cielo, i tre fingono di non vederla, ma poi ciascuno si incamina per conto proprio, e quando si ritrovano si accorgono di avere un compito comu-ne: cercare il nuovo Bambin Gesù. Comincia allora una lunga peregrinazione tra campagne, periferie di città, luoghi di baraccati, dove i tre fanno incontri imprevisti e dove pensano in certe occasioni di aver raggiunto il traguardo. Ma una volta il bambino è in realtà una femmina, un'altra si tratta di due gemelli. E il cammino riprende, tra mille difficoltà. Fin quando i tre credono di intuire la verità: in ogni nuova vita che nasce c'è il Messia.

Valutazione Pastorale

Se è vero che l'attualizzazione del Messaggio è una delle grandi scommesse della Chiesa del Duemila, e che questa operazione non potrà fare a meno di passare attraverso il linguaggio contemporaneo per eccellenza, quello delle immagini in movimento, se tutto questo è vero, allora il film di Sergio Citti va accolto come un contributo fervido, stimolante, estrema-mente ricco. E' evidente che il "laico" Citti ha una religiosità semplice e popolare che taglia via radicalmente la Chiesa istituzione e la Chiesa della Parola scritta. Ed è conseguenza di questo, il tradurre la propria ansia spirituale in un racconto naïf che non cerca sotterfugi e secondi fini. Nella sua personale ricerca di Dio, Citti tratta con bonarietà ma con sostanziale rispetto le figure del parroco e della cerimonia religiosa, mette insieme i molti problemi della società contemporanea (la televisione, i bambini abbandonati, i baraccati, gli extracomunitari, la creatività...) e giunge ad un apologo, la cui verità finale arriva in maniera tanto lineare quanto stupita e quasi inchinata di fronte al mistero della vita, di ogni vita che nasce. Film positivo, dunque, dal punto di vista pastorale, con qualche riserva per momenti ed episodi un po' meno sorvegliati di altri. UTILIZZAZIONE: La novità e l'originalità del film rispetto alla corrente produzione cinematografica ne consigliano l'utilizzo anche in programmazione ordinaria, certo per un pubblico adulto in grado di cogliere la provocazione offerta dal regista. Più in generale, il film è molto adatto ad essere proposto in cineforum, dibattiti e simili contesti, quando si voglia riflettere sulla figura del Cristo oggi, sul rapporto tra religione e spiritualità popolare, sul senso delle parabole, della ritualità delle tradizioni, su come tradurre in termini concreti e "vivi" il senso della Parola scritta.

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