I SOLITI IDIOTI

Valutazione
Futile, volgare
Tematica
Il comico
Genere
Farsesco
Regia
Enrico Lando
Durata
100'
Anno di uscita
2011
Nazionalità
Italia
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
Fabrizoo Biggio, Francesco Mandelli, Martino Ferro, Gaetano Cappa, Dino Lenny
Montaggio
Giovanni Gritti, Pietro Morena

Orig.: Italia (2011) - Sogg. e scenegg.: Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Martino Ferro - Fotogr.(Panoramica/a colori): Massimo Schiavon - Mus.: Fabrizoo Biggio, Francesco Mandelli, Martino Ferro, Gaetano Cappa, Dino Lenny - Montagg.: Giovanni Gritti, Pietro Morena - Dur.: 100' - Produz.: Pietro Valsecchi per TaoDue in collaborazione con Medusa, Sky Cinema, Mediaset Premium, MTV.

Interpreti e ruoli

Francesco Mandelli (Ruggero De Ceglie/ Sebastiano Credici/Fabio Rizzato/Marialuce Bianchi), Fabrizio Biggio (Gianluca De Ceglie/Gisella Franchi/Fabio Rizzi/Giampietro Bianchi), Madalina Ghinea (Irina), Gianmarco Tognazzi (avv. De Peverelli), Valeria Bilello (ragazza nel bordello), Giordano De Plano (automobilista), Miriam Leone (giornalista tv), Marco Foschi (Remo)

Soggetto

Proprio nel giorno in cui a Milano deve sposarsi, il 30enne Gianluca viene costretto dal padre Ruggero, autoritario e spaccone, ad accompagnarlo a Roma per sistemare alcuni affari. Lungo il percorso i due vivono incontri imprevedibili. Intanto una coppia gay è convinta di poter avere un figlio in modo naturale; una coppia borghese cerca di comportarsi senza pregiudizi; il postino Sebastiano deve difendersi dalla onnipresente Gabriella.

Valutazione Pastorale

Tre serie andate in onda con grande successo su MTV, canale ad alta audience giovanile, hanno fatto capire che era il momento buono per passare sul grande schermo. La televisione si conferma così il naturale traino per il cinema, il luogo di partenza per offrire spazio e visibilità a personaggi e situazioni già ben conosciuti. Il fenomeno si ripete ormai da tempi lontanissimi (già Carlo Verdone nel 1979 portò nel film d'esordio caratteri di provenienza televisiva), e sembra superfluo tornarci sopra per ribadire che per il pubblico conta anche il non aver niente da scoprire, la certezza di non dover rischiare niente rispetto alla possibilità di confrontarsi con qualcosa di nuovo. Televisione su grande schermo, dunque, per ripetere il già detto. Il duo Mandelli/Biggio dimostra grande scioltezza trasformistica (come Franchi/Ingrassia 40-50 anni fa?) e oggi può dare libero sfogo ad una volgarità verbale e comportamentale reiterata fino alla noia. Il contrasto tra il bieco Ruggero e il timido figlio Gianluca regge per un quarto d'ora, poi scade nel ripetitivo e nel banale. L'accumulo di sconcezze non va forse demonizzato ma l'affermazione secondo la quale più ce ne sono meno valore hanno, non evita il rischio di sembrare accomodante e utilitaristica. E il contorno gestuale e mimico, facilmente prevedibile, non è da meno. Il copione procede sgangherato, a ruota libera, con passaggi francamente sgradevoli. Ogni epoca ha il proprio trash, ma qui di cinema ne rimane poco e il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come futile e nell'insieme volgare.

Utilizzazione

In programmazione ordinaria, l'utilizzazione è da proporre con molta cautela, ben tenendo presente quanto detto sopra e raccomandando attenzione soprattutto per la presenza di adolescenti e piccoli.

Le altre valutazioni

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