IL PADRINO – PARTE III

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Mafia
Genere
Drammatico
Regia
Francis Ford Coppola
Durata
162'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
THE GODFATHER - PART III
Distribuzione
U.I.P.
Soggetto e Sceneggiatura
Mario Puzo, Francis Ford Coppola Mario Puzo
Musiche
Carmine Coppola
Montaggio
Barry Malkin, Lisa Fruchtman, Walter Murch

Sogg.: Mario Puzo - Scenegg.: Mario Puzo, Francis Ford Coppola - Fotogr.: (panoramica/a colori) Gordon Willis - Mus.: Carmine Coppola - Montagg.: Barry Malkin, Lisa Fruchtman, Walter Murch - Dur.: 162' - Produz.: Francis Ford Coppola

Interpreti e ruoli

Al Pacino (Michael Corleone), Diane Keaton (Kay Corleone), Talia Shire (Connie Corleone), Andy Garcia (Vincent Mancini), Eli Wallach (Don Altobello), Joe Mantegna (Joey Zasa), Sofia Coppola (Mary Corleone), Franc D'Ambrosio, Bridget Fonda, George Hamilton, Donald Donnelly, Richard Bright, Helmut Berger, Don Novello, Franco Citti

Soggetto

nel 1979, a New York, Michael Corleone, ormai sessantenne, ammalato di diabete, tormentato dai rimorsi e stanco di violenza, ha raggiunto finalmente la rispettabilità: venduti i casinò di Las Vegas e investito il ricavato, utilizzando i servizi della Banca vaticana, è diventato celebre per le sue opere di beneficienza, cosicché, con l'aiuto di un arcivescovo americano, molto ben introdotto a Roma, ottiene un'onorificenza della Santa Sede. Alla festa, che segue in famiglia, mentre Mary, la figlia di Michael, si innamora a prima vista del cugino Vincent Mancini che la ricambia, Kay (l'ex moglie, sempre amata) chiede a Corleone di permettere al loro figlio Tony (che aborre gli affari del padre) di fare il cantante lirico. Pur essendo contrario, Michael cede e poi, per consiglio della devota sorella Connie, accoglie alle proprie dipendenze il nipote Vincent, figlio illegittimo del defunto Sonny, che lo mette in guardia contro il mafioso Joey Zasa. Presto Vincent si dimostra impulsivo e violento, com'era suo padre, cosicché lo zio è scontento, anche perché decisamente contrario all'appassionato amore nato fra lui e Mary, che sono primi cugini. Intanto Michael è entrato in una grossa operazione finanziaria, l'Internazionale Immobiliare, vincendo, sempre con l'aiuto del solito arcivescovo, l'ostilità di alcuni azionisti. Ma i capi delle famiglie mafiose amiche vorrebbero partecipare all'affare, cosa che Michael rifiuta, perché l'operazione è assolutamente pulita. I boss ne parlano in una riunione plenaria ad Atlantic City, nella quale Corleone, dopo essere stato minacciato da Zasa, che poi si allontana, assiste ad una terribile strage dei presenti, compiuta con l'aiuto di un elicottero, e dalla quale lo salva Vincent. Questi in seguito ucciderà Zasa, responsabile della carneficina, però Michael scopre che l'ordine era venuto dal potente boss Lucchesi, al quale obbedisce oramai anche l'anziano capo Don Altobello, che i Corleone credevano loro fidato amico. Superato a stento un grave attacco di diabete, Michael parte per assistere al debutto di Tony al teatro Massimo di Palermo, nella "Cavalleria rusticana", poi, giunto in Sicilia, si confessa al Cardinale Lamberto, di cui conosce la bontà e l'onestà. I suoi peccati sono enormi, ma riceve l'assoluzione, poco dopo, essendo morto Paolo VI, Lamberto viene eletto papa, col nome di Giovanni Paolo I. Al debutto di Tony assistono parenti ed amici, ma Lucchesi e Altobello hanno inviato un sicario per uccidere in teatro Corleone, che Vincent e i suoi cercano di proteggere. Al termine dello spettacolo, nel quale Tony trionfa, Altobello muore nel suo palco, avvelenato da Connie, mentre, in una sparatoria, Michael è solo ferito, ma viene uccisa incidentalmente Mary, la quale stava supplicando il padre di non ostacolare il suo amore. Contemporaneamente, Lucchesi sarà assassinato in casa, mentre a Roma l'arcivescovo americano viene ammazzato, dopo che il papa deciso a non tollerare affari disonesti è stato trovato morto avvelenato. Michael elegge Vincent capo della famiglia Corleone, poi, stanco e avvilito, si ritira in un paesino della Sicilia, dove muore triste e solo.

Valutazione Pastorale

film colorito e denso, ennesima testimonianza offerta da Coppola per il colossale, magnificente in certe scene (le cerimonie in Chiesa, i sontuosi ambienti romani), il folclore siculo corroborato dalla viscerale passionalità di "Cavalleria rusticana". Il film è incentrato su tre argomenti: la famiglia di Michael, la sua tenace difesa dei vincoli di sangue e degli interessi, la tenerezza per la graziosa moglie separata, ma sempre amata, l'amore per la figlia Mary e il recupero del figlio bastardo del fratello assassinato (l'unico vero rimorso di Michael); il dramma veristico mascagnano, avvolgendovi nelle spire la mafia e trasformando in grotteschi i toni tragici della realtà che, fra intrighi e feroci vendette, danno forza alla nemesi collettiva: il provvidenziale, oblioso, indulgentissimo lavacro che si opera, cancellando infamie con autorevoli onorificenze, a riciclare i dollari in gigantesche speculazioni immobiliari. A parte ogni altra considerazione, qui l'operazione è plateale e provocatoria. Ai fini di puro spettacolo, il regista mette alla ribalta un pontefice romano, Giovanni Paolo I, con estrema disinvoltura, allusioni e riferimenti precisi, avvalorando la tesi di un oscuro omicidio in connessione con traffici e complicità. Questa è fanta-cronaca e le negative conseguenze di soggetto e regia si vedono chiaramente. Quanto a Michael Corleone, si può capire che i rimorsi lo attanaglino, ma non è il tipo del pentito (e lo dice pure in confessione, anche se fra i lacrimoni, durante la quale quel Cardinale che ascenderà al Soglio di Pietro, molto sbrigativamente lo assolve, senza neppure esigere una promessa di ravvedimento reale e deciso). D'altra parte, come quasi sempre accade nei melodrammi e nelle tragedie collettive, gli innocenti muoiono e il più sinistro e inafferrabile dei Poteri passa nelle mani di gente ancor più dura e spietata. La vicenda è fosca e sporca ma anche folclorica e grottesca (vedi certi riti paesani e tipicamente mafiosi): nella parte finale giocata, con il controcanto musicale e grande spreco di veleni e pugnali, fra il boccascena e i palchetti del Teatro Massimo. Essa rimane comunque censurabile, per la rozza e tendenziosa proposizione di testi e personaggi. A questo film commerciale e vistoso rimane il contributo di interpreti più che validi tutti di eccellente resa, oltre che la sicura mano di Coppola nel condurli all'obiettivo sul piano della nequizia e della credibilità.

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